Finanziaria, ecco la stangata Più tasse e meno insegnanti

Irpef fino al 45% sopra i 70mila euro. La maggioranza si spacca sui tagli all’istruzione: Cgil, Cisl e Uil verso lo sciopero. Confindustria perplessa

Antonio Signorini

da Roma

Una stangata forse peggiore rispetto alle previsioni. Al termine di una giornata fitta di incontri politici e caratterizzata dalle pressioni dell’ultrasinistra sul premier Romano Prodi, il governo ancora ondeggia tra un’aliquota massima dell’ex Irpef al 43 per cento e una al 45 per cento, entrambe per i redditi sopra i 70mila euro. «Stiamo trattando come bestie», assicurano fonti di Rifondazione comunista. Il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero continua a chiedere un ulteriore giro di vite fiscale, ma nel governo c’è chi frena, come il ministro allo Sport Giovanna Melandri che teme la protesta dei ceti medi. Le grane per Prodi non finiscono qui. A tre giorni dal varo della Finanziaria e a due dall’incontro con le parti sociali, il governo si trova a dover fronteggiare l’ira dei sindacati della scuola che minacciano uno sciopero generale se passerà la riduzione del numero di insegnanti prevista in una delle bozze della manovra. E anche Confindustria è perplessa: «C’è una serie di punti ancora da chiarire e da approfondire», dice Luca di Montezemolo che ieri ha incontrato Prodi e il ministro Tommaso Padoa-Schioppa.
Stangata oltre 70.000 euro. La nuova curva delle aliquote, a quarantott’ore dal varo della Finanziaria, per i redditi medi potrebbe rivelarsi ancora peggiore di quanto si temesse. Si profila infatti un incremento dell’aliquota più elevata, che passerebbe dal 43 al 45%. Non solo: lo scaglione di reddito su cui applicare la nuova maxi-aliquota parte, secondo le indiscrezioni, da 70mila euro. Mentre la cosiddetta aliquota di solidarietà prevista dalla riforma Tremonti (il 43%) scatta finora dai 100mila euro di reddito in su. Su questo nuovo super-prelievo c’è ancora discussione in corso: Rifondazione, i comunisti, i Verdi e l’intera ala sinistra della maggioranza spingono per il 45%, con la Margherita che frena. Se passerà, la nuova aliquota elevata servirà per finanziare la reintroduzione delle detrazioni da carichi di famiglia, che potrebbero arrivare fino a 4.400 euro l’anno per un nucleo familiare con tre figli a carico e reddito di 12.500 euro l’anno. L’aliquota iniziale dovrebbe restare al 23%: era stata promessa una riduzione al 20%, ma il costo sarebbe eccessivo: si agirà dunque con le detrazioni. Calcoli ancora in corso, invece, per le aliquote intermedie, attualmente al 33 e 39%: potrebbero esere ridotte, rispettivamente, al 27 e al 38%; né viene esclusa l’ipotesi di un’aliquota intermedia fra il 38 e il 45%. Molto dipenderà poi dai livelli ai quali saranno fissati i tetti degli scaglioni. Per manifestare contro la politica fiscale del governo, stamattina, tutti i deputati di An, insieme con rappresentanti di Forza Italia e della Lega, si riuniranno in via XX Settembre, davanti al ministero dell’Economia. Anche la Confcommercio paventa aggravi, ad esempio quelli sui contributi previdenziali degli autonomi, e invita il governo ad agire sul fronte delle spese.
Scuola, sindacati in trincea. Ieri doveva essere il giorno del chiarimento tra il governo e i sindacati della scuola. Ma l’incontro di ieri mattina a Palazzo Chigi è stato un fallimento. I rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil non hanno avuto da Prodi una risposta alle loro richieste sul rinnovo del contratto e sul reintegro dei precari. Padoa-Schioppa «ci ha gelati», ha raccontato Enrico Panini, segretario generale di Cgil Scuola, riferendosi all’innalzamento del rapporto alunni-docenti che dal 2007 dovrebbe essere incrementato nella misura dello 0,25 fino a raggiungere il rapporto di 11,5 alunni per ogni docente nel 2012. Contro questa ipotesi i sindacati hanno annunciato «una grande stagione di lotta con scioperi, manifestazioni, presìdi ed altro ancora». Poco dopo il presidente del Consiglio ha corretto il tiro: «Vedremo cosa si può fare per riarmonizzare anche questo capitolo». Rassicurazioni che, per il momento, non sono bastate ai sindacati, che puntano a ottenere un’altra vittoria senza compromessi.