La Finanziaria farà piangere anche Rutelli

Francesco Damato

Ad alzare di più, e per primi, la voce all’interno della coalizione di governo contro la resa di Prodi alla sinistra più demagogica e classista nel varo di una legge finanziaria che consegna i ceti medi ai denti affilatissimi di Dracula sono stati Mastella e Capezzone. I cui partiti, l’Udeur e la Rosa nel pugno, sono sulla soglia di un prefisso telefonico e rischiano adesso di perdere la linea con il loro elettorato. Ma a rischiare e a temere ancora di più, anche perché la posta elettorale è più consistente, è la Margherita di Rutelli, sulla quale la legge finanziaria cade come un diserbante.
Già in allarme per la sofferta gestazione del Partito democratico, come si chiamerà il prodotto della unificazione fra i post-democristiani e i post-comunisti, buona parte dell’elettorato della Margherita ha ottenuto dalla Finanziaria la prova dell’imbroglio politico che si sta consumando ai suoi danni. Quello in costruzione non è per niente il «timone riformista» della coalizione di governo. Il timone, per niente riformista, lo ha conquistato Bertinotti con la Finanziaria che ha cominciato proprio a Montecitorio il suo percorso, per cui da presidente della Camera egli potrà vigilarlo meglio.
Lo spettacolo che i bertinottiani si propongono di godersi è naturalmente quello promesso dal loro partito sui muri d’Italia con un manifesto che sullo sfondo di un panfilo di lusso in navigazione reclama le lacrime dei «ricchi». I quali non sono solo i proprietari di quella barca da 80 milioni di euro, ma anche - pensate un po’ - i percettori di un reddito di 75mila euro l’anno, pari a poco più di 3mila euro netti mensili, sottoposti dalla Finanziaria all’aliquota massima del 43 per cento, oggi applicabile solo ai redditi da 100mila euro in su. Debbono piangere da ricchi anche i percettori di redditi superiori ai 55 mila euro lordi annui, pari a poco di 2.500 euro mensili netti, sottoposti dalla Finanziaria ad una nuova aliquota del 41 per cento, contro quella del 39 in vigore. Ricchi in lacrime sono anche i pensionati - sì, proprio i pensionati - che per essersi guadagnato con i loro contributi un salario differito annuo di 60mila euro, pari a meno di 3.000 euro netti ogni mese, oltre alle aliquote del 41 o del 43 per cento debbono accollarsene una suppletiva del 3 per cento come contributo di solidarietà. Partecipano al pianto dei ricchi anche quei disgraziati che non potendo comperarsi un’automobile nuova, esente per due o tre anni dalla cosiddetta tassa di proprietà, e dovendo perciò tenersi quella vecchia, sono condannati a pagare un’imposta annua maggiorata. Lacrime da ricco spettano anche a chi, ereditando un appartamento superiore ai 250mila euro di rendita catastale, poco più di una monocamera in città, dovrà pagare un’imposta di successione camuffata con altri nomi.
Ce n’è abbastanza per definire quel manifesto del partito bertinottiano contro i ricchi «sciagurato», come ha riconosciuto Amato, o «una stupidaggine e un’indecenza», come ha detto D’Alema. Che tuttavia, con la disinvoltura di uno che del resto non ha fede, ha anche definito «miracolosa» la Finanziaria di Prodinotti.
A Rutelli, il cui partito - ripeto - è quello che nella maggioranza rischia di pagare di più lo scotto di questa Finanziaria, è stato attribuito il proposito di tentarne un alleggerimento con qualche modifica parlamentare da concordare con l’Udc di Casini. Che voglio sperare non sia sprovveduto, tanto da aiutare ad uscire dai guai quello che è il suo più diretto concorrente elettorale.