La Finanziaria gela i consumi mentre il resto d’Europa riparte

Analisi Censis per Confcommercio: «Un italiano su tre è pessimista sull’immediato futuro»

Gian Battista Bozzo

da Roma

Un italiano su tre guarda con pessimismo all’immediato futuro. Una percentuale molto elevata, quella rilevata dal Censis per la Confcommercio, soprattutto se confrontata ai dati degli altri principali Paesi europei. Il «tasso di pessimismo» è in Italia del 34,2 per cento, contro il 29,1 per cento della Spagna, il 19,6 della Francia, il 10,4 della Germania, il 5 per cento della Gran Bretagna. E inevitabili sono le ripercussioni sui consumi: in settembre, solo il 31 per cento delle famiglie italiane li ha incrementati contro il 45 per cento di famiglie francesi, spagnole, inglesi. E la previsione per il trimestre ottobre-dicembre non migliora, anzi scende al 30 per cento. Tutto questo rende incerto l’orizzonte della ripresa, afferma il Censis, mentre il resto d’Europa mostra vitalità e dinamismo.
Italia «sotto sforzo», dunque, in un clima tutt’altro che positivo. Il Censis attribuisce questa situazione «a un mix di fattori politici e di ordine economico che non consentono il diradarsi delle nubi all’orizzonte». Traduzione, a cura di Carlo Sangalli: «Qui non si tratta di pregiudizi di un Paese impazzito - dice, riferendosi all’ormai famosa uscita di Romano Prodi -: questa Finanziaria non indica un progetto; e senza un progetto chiaro, riconoscibile e condiviso, il Paese non riparte». Il presidente della Confcommercio non ha mai nascosto in questi mesi le perplessità del settore terziario sulla struttura della manovra 2007. Ora, al sentir evocare proposte di patti per la crescita da parte del governo, mette le cose in chiaro: «Se non sono i soliti segnali di fumo, siamo pronti a fare la nostra parte; ma gli obiettivi devono essere pochi, chiari e coerenti». Il Paese, aggiunge Sangalli, è sotto sforzo di fronte a una manovra da 35 miliardi di euro e attende per il 2007 una crescita del pil dell’1,4 per cento, in calo rispetto all’1,7 di quest’anno. «Manca il collegamento fra risanamento e riforme, e rinviare le soluzioni di questioni urgenti non dà fiducia e certezze ai consumatori, né alle imprese», dice il presidente della Confcommercio.
I dati del Censis appaiono eloquenti. Non solo per la percentuale dei pessimisti (il 34,2% dei cittadini), ma soprattutto per la differenza con il resto d’Europa. Solo il 30% degli italiani prevede di aumentare i propri consumi nei prossimi mesi, contro il 44,4 per cento degli inglesi, 55 degli spagnoli e il 53 per cento dei tedeschi. Inoltre, da noi pesa la percezione di una disponibilità limitata di reddito, che per il 14,5 per cento è addirittura a livelli «critici». Anche in questo caso, si tratta del dato peggiore fra i principali Paesi europei. L’Italia è invece nella media per quanto riguarda le famiglie che, all’opposto, giudicano di avere buone possibilità di spesa: intorno a un nucleo familiare su tre. Secondo l’analisi del Censis, «non siamo, con ciò, un Paese depresso o sottoposto a una inevitabile deriva di impoverimento». L’Italia transita verso una lentissima ripresa, e i segnali rassicuranti sono scarsi, sia quelli provenienti dal mondo politico che quelli del sistema economico: «Lo scenario dei prossimi mesi sarà dunque improntato alla cautela», conclude il Censis.
L’incertezza politico-economica frena i consumi. E in questo quadro generale, è solo apparente la contraddizione fra le rilevazioni del Censis e quelle dell’Isae, che parlano di una ripresa della fiducia delle famiglie in novembre. Infatti, migliora la percezione della situazione personale degli intervistati, ma peggiora l’opinione sul quadro economico generale: e questo accade per il secondo mese di fila. «C’è qualcosa che non va sul piano delle regole politiche e istituzionali - conclude Sangalli -. Se vogliamo costruire la ripresa bisogna cambiare il meccanismo di una Finanziaria che il Parlamento non riesce, di fatto, a discutere. E modificare i meccanismi politici che determinano poteri di veto nelle coalizioni».