Finanziaria: il governo studia la fusione fra Inps e Inpdap

Giovedì vertice tra i ministri Damiano (Lavoro) e Nicolais (Riforme). L’esecutivo: «L’obiettivo è quello di ridurre le spese». Critici i sindacati

da Milano

È ufficiale: l’unificazione degli enti previdenziali è nell’agenda del governo. E i tempi sono stretti: giovedì 24 agosto il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, incontrerà il collega di Riforme e innovazione, Luigi Nicolais, in vista della definizione della Finanziaria, per discutere l’argomento, cominciando dalla madre di tutte le fusioni, quella fra il colosso Inps e la cassa dei dipendenti pubblici, l’Inpdap. L'obiettivo è duplice: «Da un lato razionalizzare e dare più efficienza al sistema previdenziale; dall'altro quello di ottenere dei significativi risparmi di gestione», ha spiegato Damiano.
Il ministro ha aggiunto che se l’ipotesi di fusione degli istituti, che interesserebbe anche altri enti come l'Ipost, dovesse realizzarsi, «tutto questo passerebbe attraverso un pieno e preventivo coinvolgimento delle parti sociali con la finalità di pervenire a obiettivi condivisi». Ma la Cisl già annuncia battaglia, bollando l'operazione come «propagandistica». «Sorprende - dice il segretario generale aggiunto, Pierpaolo Baretta - che il governo si attivi affrontando questi argomenti senza una preventiva discussione con le parti sociali» che su questi temi «non sono solo interlocutori, ma soggetti direttamente protagonisti. Gli istituti previdenziali si reggono per la maggior parte sui contributi dei datori di lavoro e dei lavoratori». Più favorevole la Cgil che critica, tuttavia, il metodo: «Sarebbe bene - afferma il segretario confederale Paolo Nerozzi - che questi temi fossero affrontati a un tavolo e non sui giornali» e pure la Uil si dice non contraria in linea di principio, anche se il segretario confederale Antonio Foccillo fa notare che l'operazione è complicata e «delicatissima». Sulla stessa linea anche l'esperto previdenziale Giuliano Cazzola, che è stato per anni nel collegio dei sindaci dell'Inpdap e ora è presidente di quello dell'Inps, secondo cui la fusione «può avere un appeal politico, ma finisce per costare per tempi, modi e procedure».
Il governo ritiene invece che l’unificazione tra Inps e Inpdap possa portare, oltre che a un miglioramento dell'efficienza, anche a risparmi significativi, intervenendo sulle strutture periferiche e gli organici del personale: tra le varie ipotesi, esodi incentivati per chi è vicino alla pensione e un blocco, o quanto meno un rallentamento, del turnover. Secondo alcune stime, dalla pubblica amministrazione si potrebbero ottenere risparmi superiori ai tre miliardi per il 2007.
Se l’operazione dovesse andare in porto, avrebbe comunque ripercussioni, anche simboliche, enormi: per la prima volta, in Italia, dipendenti pubblici e privati sarebbero tutelati da un unico, grande ente pensionistico. Anche se per pensionati e lavoratori, almeno a breve, poco dovrebbe cambiare: ogni categoria dovrebbe infatti conservare le sue regole previdenziali.