Finanziaria, i sindacati «licenziano» le pensioni

Salta la riforma previdenziale, assegni d’oro tassati al 3%. Visco: sarà da 30 miliardi, non basterà la lotta all’evasione

Antonio Signorini

da Roma

I sindacati incassano lo stralcio della «riforma della riforma» previdenziale dalla Finanziaria 2007 e avvertono che la prossima manovra dovrà essere compatibile con lo spirito della nuova politica dei redditi inaugurata ieri con il primo incontro tra governo e parti sociali. Niente sacrifici per il pubblico impiego, quindi, e una politica fiscale favorevole ai redditi bassi e al lavoro. Quello che non deve essere messo in discussione, secondo il ministero dell’Economia, è l’entità della manovra. Dopo gli attacchi di Rifondazione comunista, il viceministro Vincenzo Visco ieri ha ribadito che dovrà essere di 30 miliardi di euro per centrare l’obiettivo del 2,8 per cento del rapporto deficit-Pil nel 2007. E che non basterà il recupero dell’evasione fiscale a far quadrare i conti.
Al termine dell’incontro governo-parti sociali sulla nuova politica dei redditi il leader della Cgil Guglielmo Epifani si è fatto scappare un «non credo che la Finanziaria si occuperà di pensioni» che è più o meno quello che tutti pensano. Lo stesso ministero dell’Economia accredita l’ipotesi che la parte principale del capitolo previdenziale, a partire dall’abolizione dello «scalone» della Maroni, sarà rinviata e affidata al confronto con le parti.
Ma la riforma previdenziale non è stato un argomento affrontato al tavolo di ieri, tutto dedicato al varo di una nuova politica dei redditi. Un nuovo patto simile a quello del ’93, che anche il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa ha detto di volere. L’unica condizione posta dal governo è che il confronto sul come fare questo nuovo patto parta dopo l’approvazione della Finanziaria. L’impressione di alcuni sindacalisti è che sia stato proposto uno scambio alle parti sociali: il via libera alla Finanziaria da 30 miliardi di euro contro un ruolo nella nuova politica dei redditi che punterà alla crescita e della competitività.
I sindacati hanno posto le loro condizioni. «Il giudizio che si darà sulla Finanziaria - ha avvertito Epifani - sarà un elemento di fondo per valutare la possibilità di sederci intorno a un tavolo». La manovra dovrà sostenere «i redditi da lavoro e le pensioni». Dello stesso parere Renata Polverini, segretario generale dell’Ugl che vorrebbe «una politica di sostegno alla famiglia». Il leader della Cisl Raffaele Bonanni ha chiesto che nella Finanziaria ci sia già qualcosa sul controllo di prezzi e tariffe. E poi, visto che si parla di difesa dei redditi - ha aggiunto il segretario della Uil Luigi Angeletti, niente scherzi sul rinnovo del contratto del pubblico impiego. In realtà nella Finanziaria, così come viene vista in queste ore dal ministero dell’Economia, ci sarà un qualche taglio alla spesa per gli Statali e lo strumento dovrebbe essere la famosa «moratoria» sugli aumenti. E anche il capitolo previdenza dovrebbe essere toccato con il blocco delle finestre dell’anzianità e il contributo del 3% sulle pensioni d’oro.
Tra i capitoli affrontati, anche quello spinosissimo della riforma dei contratti di lavoro. Bonanni ha proposto di utilizzare il taglio del cuneo fiscale come un incentivo per rendere conveniente la contrattazione di secondo livello, quella territoriale e aziendale. Ma la Cgil, e ieri Epifani lo ha ribadito, continua a sostenere la centralità del contratto nazionale. Che l’argomento sia caldo lo dimostra l’assist che il segretario di Rifondazione comunista Franco Giordano ha fatto alla Cgil invitando Padoa-Schioppa a «non confondere la struttura contrattuale con la Finanziaria». Ma una certa disponibilità a usare la leva fiscale per sbloccare la riforma dei contratti è stata dimostrata anche dal ministro Ds del Lavoro Cesare Damiano. Di questo capitolo, comunque, non ci sarà traccia nel documento finale che i sindacati presenteranno al governo lunedì.