Finanziaria, l’Udc gioca fuori Casa

Qualcuno dice che a Roma se non altro c’è da divertirsi: una maggioranza lacerata, la Finanziaria che zoppica, la differenza numerica davvero esigua tra maggioranza e opposizione in Senato. Ma, al di là dello scherzo, la situazione vista da dentro è paradossale: otto richieste di fiducia poste dal Governo in pochi mesi, la componente moderata dell’Unione ostaggio della sinistra massimalista: «Per la prima volta in Italia c’è davvero la sinistra al governo». Parola dei senatori Luigi Grillo di Forza Italia e Michelino Davico della Lega Nord, e del deputato e coordinatore regionale di An Eugenio Minasso, che hanno partecipato ieri, all’hotel Manuelina di Recco, a un dibattito moderato dal caporedattore genovese del Giornale Massimiliano Lussana e incentrato sulla «storia infinita» della Finanziaria 2007.
Un incontro che nasce dal clima fraterno che regna tra quasi tutti i partiti del centrodestra, quasi perché l’incontro di ieri porta le firme di tutta la casa, tranne che dell’Udc. «Il centrosinistra ha cercato di liquidarci dichiarando che noi abbiamo diminuito le tasse di pochissimo. Ebbene - sono parole di Minasso - significa che di sicuro non le abbiamo aumentate, cosa che invece sta facendo il Governo Prodi». Una manovra, secondo il coordinatore regionale di An, «che incide sulle fasce meno abbienti. Chi non può permettersi un Euro 4, per dire, cosa può fare? Pagare più tasse, pagare il ticket di ingresso nelle città. Pagare e basta». E in tutto questo, il Parlamento «viene svuotato di ogni potere: pensate alla richiesta di fiducia posta dal Governo, che ha reso inutile un settimana di votazioni». «E se abolissimo le Finanziarie? - è la provocazione di Grillo - Sono leggi che devono per forza passare entro fine anno, e per questo possono comprendere provvedimenti-ricatto». Oltretutto, secondo il senatore, «la manovra di quest’anno è sproporzionata rispetto alla necessità dell’Italia di allinearsi ai parametri europei. I calcoli dell’Istat non sono affatto catastrofici come quelli della commissione nominata dal Governo Prodi». Sarebbe bastata una manovra da 11 miliardi, mentre «la stangata di Padoa Schioppa ammonta a quattro volte tanto».