Finanziaria, l’Unione si rifugia nella fiducia

È l’ottava volta in cinque mesi che la maggioranza cerca di blindarsi. An: «Trucco per mascherare le liti interne». Oggi il voto sul decreto fiscale

da Roma

Questa sera la Camera affronta il voto di fiducia sul decreto fiscale che anticipa (e copre in parte) la legge finanziaria. È l’ottava volta, in cinque mesi, che il governo Prodi ricorre allo strumento.
La scelta matura dopo una giornata «complicata» per la maggioranza. I sintomi di scricchiolii arrivano al voto di una serie di emendamenti al primo articolo del decreto, approvati con soli due voti di scarto; e con tre deputati della Casa di libertà che si sbagliano al momento del voto. Nei corridoi della Camera si rincorrono le voci dei mal di pancia della maggioranza nei confronti del provvedimento. Soprattutto relativi all’articolo sulle concessioni autostradali. Contrari a quella norma gli uomini dell’Udeur di Mastella, ma anche diversi parlamentari della Margherita. Contrario al voto di fiducia anche Daniele Capezzone, presidente della commissione Attività produttive di Montecitorio.
All’ora di pranzo arriva la sospensione dei lavori, per dar spazio alle riunioni dei capigruppo. L’aula viene aggiornata alle 15, poi alle 15.30, poi alle 16. I lavori riprendono quando mancano pochi minuti alle 17. Giusto il tempo necessario per far annunciare a Vannino Chiti, ministro per i Rapporti con il Parlamento, che il governo è intenzionato a porre la questione di fiducia, per superare l’ostruzionismo dell’opposizione; della Lega in modo particolare. Lo farà materialmente dopo l’elaborazione del maxiemendamento che assorbe gli articoli del decreto. Ma anche nell’elaborazione del maxiemendamento si manifestano «strappi» all’interno della maggioranza. I verdi chiedono e ottengono lo stralcio dell’articolo sui dragaggi nei porti. Finisce in soffitta anche l’articolo per trasferire alle Infrastrutture il Registro italiano delle dighe. Contro la scelta del governo, si scaglia la Casa delle libertà. Per Giulio Tremonti, vicepresidente di Forza Italia, l’atteggiamento dell’opposizione in aula «non è stato ostruzionismo, ma una normale discussione parlamentare». Ignazio La Russa, capogruppo di An, spiega che il voto di fiducia viene chiesto solo per mascherare «il conflitto fra Di Pietro e Mastella. Le difficoltà sono tutte interne alla maggioranza. Per questo la nostra opposizione sarà inflessibile». L’Udc, con Emerenzio Barbieri, sposa le tesi di Tremonti: insopportabile l’atteggiamento di Chiti dopo 4 ore di discussione parlamentare. Mentre la Lega, con Angelo Gibelli, condivide l’interpretazione di La Russa: la fiducia è stata messa per coprire le divisioni interne. A questo punto - osserva Luigi Casero di Forza Italia - «Prodi si deve dimettere». E Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi, ritiene per il presidente del Consiglio siano «iniziati gli ultimi giorni di Pompei».