«La Finanziaria non ci piace ma scioperare non serve»

Tra le ipotesi un prelievo che colpisca Enel distribuzione, Eni-Italgas e municipalizzate

da Roma

«La Finanziaria non ci piace, ma lo sciopero generale non è il toccasana dei problemi». Si avvicina la data delle segreterie unitarie di Cgil-Cisl-Uil sulla Finanziaria, e Savino Pezzotta frena l’ansia scioperaiola del sindacato. «Lunedì ne discuteremo - dice il segretario cislino - e ci sarà certamente una serie di iniziative del sindacato, e fra queste c’è anche l’opportunità dello sciopero. Decidere il come e il quando dipende dalle condizioni: lunedì presenteremo al governo le nostre richieste - conclude Pezzotta - e poi decideremo». Il sindacato metalmeccanici della Cgil ha già chiesto la proclamazione di uno sciopero generale contro la Finanziaria.
La prossima settimana l’intera manovra 2006 - Finanziaria più decreto fiscale - incomincia il cammino al Senato. Il decreto, che contiene fra l’altro le norme sulla lotta all’evasione, sarà esaminato dalla commissione Finanze a partire da martedì. La Finanziaria andrà invece alla commissione Bilancio. Si prevedono emendamenti a valanga, sia da parte della maggioranza che dall’opposizione. Il «doppio binario» nelle due commissioni servirà anche a recuperare in un provvedimento misure eventualmente eliminate dall’altro.
Uno dei nodi da affrontare, e su cui ci sarà battaglia, è rappresentato dalle misure a favore della famiglia. Il miliardo e 140 milioni di stanziamento per il solo 2006 deve essere distribuito. Ma come? Per Renato Brunetta, consigliere economico di Palazzo Chigi, l’orientamento di Forza Italia è di prorogare l’assegno per il secondo figlio ed attribuire una somma una tantum ai pensionati al minimo. «Per il secondo figlio - spiega Brunetta - pensiamo a una Maroni-bis; per i pensionati si tratterebbe di una sorta di quattordicesima mensilità, una cifra una tantum di circa 530 euro da erogare in gennaio». In ogni caso, osserva, la discussione è aperta.
Brunetta contesta inoltre le lamentele di Regioni ed Enti locali sui tagli previsti nella manovra. Negli ultimi anni, ricorda, la spesa delle Regioni è passata dai 121 miliardi del 2002 ai 136 miliardi del 2004, ed i trasferimenti dal centro alle Regioni sono aumentati del 7,8% nel 2003 e del 4,8% nel 2004. Stesso discorso vale per i Comuni. Ma governatori e sindaci sono ugualmente in rivolta. «A Bologna - lamenta Sergio Cofferati - i tagli potrebbero raggiungere i 15-20 milioni di euro». Mentre il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, se la prende coi tagli alle buste paga dei politici. «Ridurre del 10% gli emolumenti per i presidenti delle 103 province italiane - dice - comporta un risparmio valutabile fra i 400mila e i 500mila euro. Perciò - aggiunge - rilancio la proposta di una tassa straordinaria su tutti i patrimoni plurimiliardari, per garantire che i sacrifici li facciano tutti, a partire dai più ricchi come Berlusconi». L’esclusione dei Comuni sotto i 3mila abitanti dal patto di stabilità interno fa inoltre irritare l’Anci, che accusa l’associazione dei piccoli comuni di sabotare il «fronte unitario» degli enti locali contro la Finanziaria.
Nella polemica politica interviene anche Romano Prodi, sostenendo che «nella manovra ci sono i presupposti per un aggravarsi del disagio sociale». Di avviso diverso il presidente di Confindustria, Luca di Montezemolo: «La Finanziaria fa di necessità virtù, vista la scarsità di risorse, ma contiene un segnale importante: la riduzione dell’1% del costo del lavoro», ricorda il leader degli imprenditori.
Secondo le tabelle presentate al Senato dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, la manovra 2006 dovrebbe essere pari a 19,090 miliardi di euro (più i 3 miliardi da dismissioni da utilizzarsi per la strategia di Lisbona). La parte del leone la fanno gli 11,5 miliardi necessari per la correzione del deficit 2006. La tendenza dei conti pubblici è negativa. Nei primi sei mesi di quest’anno, secondo i dati resi noti ieri dall’Istat, il disavanzo pubblico ha raggiunto il 5,1% del Pil. Nel solo secondo trimestre il deficit è giunto al 3,3% del Pil. Il peggioramento rispetto ai primi sei mesi del 2004 è netto, e dunque emerge una criticità nei conti 2005 che il governo dovrà affrontare, probabilmente a fine anno.