Finanziaria, il Nord Est vuole cacciare il Professore

Gabriele Villa

Tre milioni e quattrocentomila persone. Almeno il sessanta per cento della popolazione residente in Veneto e in Friuli Venezia Giulia. Fino a qualche giorno fa erano soltanto schermaglie di rivolta, ma da ieri sono i numeri di una guerra. E se non è la grande guerra è qualcosa che le somiglia molto da vicino.
Uno sfacelo per il governo di centrosinistra che, da Belluno a Udine, da Venezia a Pordenone, tre elettori su cinque, li ha contati il Gazzettino, quotidiano del Nord Est, in un sondaggio commissionato all’istituto Demos, vorrebbero rimandare a casa.
«Mi rivolgo a tutti i cittadini della mia regione. Mi rivolgo anche a quelli che non stanno politicamente alla mia parte. La protesta contro la Finanziaria è questione che riguarda tutti, non deve essere di destra o di sinistra. È una Finanziaria iniqua, ingiusta, sbagliata. Il Veneto non ci sta: artigiani, commercianti, piccole imprese e professionisti saranno chiamati a pagare 3,2 miliardi di euro di tasse in più. C'è forse differenza tra destra e sinistra quando un cittadino si sente derubato?». È il grido di dolore, la chiamata alle armi di Giancarlo Galan, governatore di un Veneto che ribolle di aneliti autonomistici (è di queste ore il plebiscito referendario di Sovramonte, paesino del Bellunese che vuole andarsene con il Trentino-Alto Adige perché là troverà i vantaggi di una regione a statuto speciale), e che non è disposto a tollerare più nemmeno un’ombra di sopruso dal governo di centrosinistra.
Si può rimanere insensibili al grido di dolore di un governatore? No, non si può. E così ecco che, sul Giornale di Vicenza, prima pagina di ieri, compare la vignetta «Prodi, prendi i soldi e scappa» che fa il botto di un colpo di mortaio. E sorprende. Perché, curiosamente, esce su un quotidiano che gravita nell’orbita confindustriale, categoria che non ha mai smesso di flirtare con l’Unione e dintorni. Categoria, quella degli industriali, che proprio a Vicenza venne spronata da Berlusconi nello storico discorso preelettorale del 18 marzo, in cui il Cavaliere, pur acciaccato dalla lombosciatalgia, disse quel che pensava di Prodi e dei suoi patti scellerati con il sindacato e mise in guardia da certe derive sinistrorse alla Diego Della Valle. Ma ora, guarda i corsi e ricorsi della vita , la grande guerra, la rivolta del Nord Est, contro Prodi e la Finanziaria, scatenerà la sua offensiva proprio da Vicenza. Accadrà sabato 21 ottobre, quando Silvio Berlusconi in testa, il popolo del centrodestra e di tutti i fregati da Prodi, senza bandiere particolari si ritroveranno per dare una spallata a Roma e a Romano.
Quanto alle spinte secessionistiche modello Sovramonte, Galan ha intenzione di approfittarne a modo suo: «Ingaggeremo - annuncia - una guerriglia istituzionale. Sgretoleremo un apparato politico e burocratico che non ci dà nulla di ciò che è previsto dalla Costituzione. Il presidente Napolitano e il ministro Amato sono avvertiti». Nel frattempo, da qui al 21, prove tecniche di protesta un po’ in tutto il Nord Est. A Venezia con il sindaco ulivista Cacciari che chiede aiuto e supporto ai parlamentari eletti in regione e strepita: «Per Roma la Finanziaria stanzia centinaia di milioni, mentre per far fronte ai problemi della laguna soltanto cinque milioni. Si tengano questa elemosina. Con queste cifre non si fa neppure la normale manutenzione».
E ancora a Treviso e a Belluno dove, a proposito di imprenditori, il presidente di Assindustria, Valentino Vascellari promette ferro e fuoco contro il governo Prodi: «La Finanziaria è una stangata che punisce soltanto le piccole e medie imprese virtuose del Nord Est e che colpirà maggiormente chi le imposte già le paga. Un provvedimento che porterà, nell’incertezza generale, solo tanti svantaggi certi e congelerà la piccola ripresa che è in atto».
Mille focolai all’interno della medesima polveriera. Che non scarseggia certo di argomenti esplosivi. Come la proposta di legge per inserire il Veneto tra le regioni a statuto speciale che, da ieri e fino a venerdì, sarà all’esame del Consiglio regionale. Dal Polo è arrivato il via libera a votare il progetto di legge di Giorgio Panto, l’industriale trevigiano dei serramenti. Uomo storicamente di centrodestra, Panto ha dato un bel dispiacere alla Casa delle libertà «scippando» quei 94mila voti che ha raccolto correndo per conto proprio alle ultime politiche quando, per protesta proprio contro i ritardi nella concessione dell’autonomia al Veneto, ha dato corpo alla sua formazione Progetto Nord-Est. Ma ora, nel clima arroventato contro Prodi, il fronte di centrodestra del Nord-Est si ricompatta e Panto l’autonomista autonomo dai Poli, dovrebbe entrare, con tutta probabilità, nella Cdl.