Finanziaria, oggi la fiducia Dini: "Manovra dannosa"

Nel pomeriggio il voto a Palazzo Madama. L’ex premier: "Politica economica inadeguata alla crescita. Se il governo non avrà i voti non chiamateci traditori". Il decreto sicurezza: "Il provvedimento era sbagliato, dilettantismo"

Roma - Referendum? «Se la Corte Costituzionale non lo accogliesse, andrebbe contro la sua giurisprudenza». Decreto sicurezza? «Dilettantismo al governo». Generale Speciale e spoil system? «Questo governo è vorace di posti, vedrà in aprile». Legge finanziaria? «È dannosa per l’economia del Paese. I nostri avvertimenti sono finiti. Se succede qualcosa, nessuno ci può chiamare “traditori”».

L’analisi di Lamberto Dini sull’operato del governo è impietosa. «Il 14 novembre abbiamo votato la manovra per etica delle responsabilità. Abbiamo detto, pubblicamente ed in Parlamento, che la legge finanziaria non permette di superare il declino. Dopo il passaggio alla Camera, se possibile, l’impianto è stato peggiorato. Sempre più “tassa e spendi”...».

Infatti la manovra è salita di 6 miliardi, per non parlare della stabilizzazione dei precari e delle risorse destinate al pubblico impiego...
«Appunto. Ma nella maggioranza è possibile che siamo soltanto noi liberaldemocratici a dire queste cose? È ovvio che la sinistra antagonista sia soddisfatta. Con la manovra il governo ha sostituito spese incerte, come quelle per gli investimenti, in spese certe, come quelle correnti. Così non potrà mai essere alleggerita la pressione fiscale. Eppure tutti sembrano privilegiare la stabilità di governo. Ma se questo governo non dà risposte adeguate ai bisogni del Paese, non impedisce un’accelerazione del declino, la stabilità di questo governo è un danno per il Paese...».

...La Finanziaria è tornata al Senato e i liberaldemocratici hanno tre voti che potrebbero fare la differenza all’interno della maggioranza...
«...Se arriveranno voti negativi contro il governo, dopo tutti i nostri avvertimenti, nessuno ci potrà chiamare traditori. I veri traditori sono coloro che non si rendono conto della situazione del Paese, costretto a subire lo schiaffo del superamento per pil pro-capite dalla Spagna».

Perché solo voi, all’interno della maggioranza, siete così critici nei confronti di Prodi?
«Perché se venisse tolta la spina al governo e si andasse alle elezioni, questa coalizione subirebbe una sonora sconfitta da parte degli elettori. Ed i giochi di potere interni alla maggioranza consolidano l’oligarchia della sinistra».

Scusi la brutalità, ma sta dicendo che per difendere le poltrone, la sinistra tiene in vita un governo che accelera il declino dell’Italia?
«Senza nemmeno prenderne atto. Intendiamo bene. Il declino di un Paese accelera i mali; la crescita li annulla. È inevitabile che dopo un lungo periodo di bassa crescita economica si scatenino fenomeni come l’antipolitica e la sfiducia nelle istituzioni. Il cittadino dice: queste istituzioni non mi difendono; e scattano forme di antipolitica. La sinistra estrema è contenta. E dice di aver portato a casa molti risultati con la finanziaria. Ma quei risultati non spingono l’economia. Anzi: tassando e spendendo aumenta la curva verso il basso. Questo governo sta portando avanti una politica non adatta alla crescita. E non lo dico soltanto io. Le stesse cose le sostengono il Fondo monetario, l’Unione europea, la Banca centrale europea, l’Ocse. E vedrà cosa succede a marzo...».

Cosa succede a marzo?
«La Trimestrale di cassa dirà che il disavanzo sarà superiore al 2,2% previsto. E non può essere altrimenti: mi dicono che ogni 10 centesimi di peggioramento del cambio euro-dollaro, l’Italia perda mezzo punto di pil. Di questo passo, è probabile che la Commissione europea ci chieda misure correttive del deficit. Ecco, come ci lascia questo governo».

Cambiamo argomento. Il decreto sicurezza verrà lasciato decadere...
«È chiaro che se non lo avesse ritirato, noi liberaldemocratici al Senato avremmo votato contro. Chiti ci aveva assicurato: votate il provvedimento, poi lo modifichiamo alla Camera. E lo ha anche annunciato pubblicamente. Poi, si scopre che l’emendamento famigerato è sbagliato. Il capo dello Stato non avrebbe mai firmato quel provvedimento. Insomma, dilettantismo al governo».

Il comandante della Guardia di finanza, Speciale, si è dimesso, e così Palazzo Chigi ha potuto nominare il successore a sei mesi dalla prima nomina...
«Questo governo applica uno spoil system famelico. Sostituisce non solo il personale in scadenza ma anche quello che in scadenza non è».

Lei è proprio certo che la Corte Costituzionale possa ammettere il referendum? Circolano strane voci...
«Le sento anch’io. Ma se non lo facesse mi pare che andrebbe contro la sua stessa giurisprudenza».

A questo punto, quale percorso intravede per il governo?
«Il 10 gennaio ci sarà il vertice di maggioranza. Il 16 la Consulta si pronuncerà sul referendum. Una volta ammesso, diviene più probabile la crisi di governo: solo così si blocca il referendum, che per legge si può svolgere tra il 15 aprile ed il 15 giugno».

E voi che farete?
«Noi presenteremo un programma di governo. Se non verrà recepito sosterremo qualunque governo che lo farà proprio».