«La Finanziaria ostacola lo sviluppo delle imprese»

Per i commercialisti la manovra colpisce anche le famiglie e quindi i consumi

Professionisti economici e Finanziaria: un confronto sicuramente significativo. Facciamo il punto con William Santorelli, presidente del Consiglio nazionale dei ragionieri.
Qual è il vostro giudizio sulla manovra?
«Va innanzitutto sottolineata l’esistenza di un errore metodologico di partenza: la Finanziaria è stata cioè costruita su emendamenti, anziché procedere per l’ordinaria via parlamentare, e per l’approvazione si è scelta la strada del voto di fiducia. Questo altera profondamente la logica dei processi decisionali, perché manca un’approfondita discussione sui vari argomenti. Il risultato inevitabile è che la manovra si traduce in un insieme di misure non ponderate e frettolose, in alcuni casi sconosciute anche a coloro che le hanno votate, e che a maggior ragione mettono in difficoltà gli operatori, come noi, che devono mediare tra il cittadino e le leggi».
Veniamo ora al merito: come giudicate le scelte del governo?
«Al di là delle buone intenzioni del legislatore, questa Finanziaria colpisce le famiglie. L’intento dichiarato del governo era quello di favorire soprattutto i redditi più bassi, ossia quelli al di sotto dei 40mila euro, diminuendo la tassazione a loro carico. Ma questo vantaggio viene di fatto annullato dalle misure, presenti nella stessa Finanziaria, che incidono su tutti i contribuenti: mi riferisco ad esempio all’aumento della tassazione sulle auto, del canone televisivo e delle imposte locali. Ne deriva una generalizzata riduzione della disponibilità finanziaria di tutti gli italiani, con le inevitabili e prevedibili conseguenze: riduzione dei consumi e frenata del prodotto interno lordo».
Un allarme lanciato anche da Confindustria, secondo cui la manovra frenerà la crescita del Paese.
«Certo: senza parlare delle ulteriori penalizzazioni per le imprese, che rischiano di annullare i benefici derivanti dal taglio del cuneo fiscale. Mi riferisco ad esempio all’aumento del costo del lavoro, conseguente al passaggio dal 18 al 23% dei contributi per i lavoratori a progetto, una tipologia che è sempre più presente nel sistema italiano. Ma soprattutto, ritengo grave la sottovalutazione dell’innovazione».
In che senso?
«La manovra non ha dato l’importanza che meritano agli investimenti per ricerca e sviluppo, un settore dove l’Italia si colloca purtroppo ai livelli più bassi d’Europa. E poco, anzi niente, è stato fatto per aumentare la produttività: anche qui, l’Italia è di gran lunga - circa il 20% - al di sotto della media europea».
Veniamo ora alle problematiche che riguardano più specificamente i professionisti.
«Questa Finanziaria lascia sostanzialmente irrisolto il problema degli studi di settore. Siamo convinti, e non da oggi, che questo strumento di accertamento - pure efficace in altri contesti - per i professionisti non funziona. L’abbiamo affermato con forza anche in occasione del recente congresso unitario di ragionieri e dottori commercialisti, alla presenza del viceministro Visco, che ha ritenuto fondate le nostre ragioni. Tuttavia, la modifica che è stata apportata in Finanziaria è ancora, a nostro avviso, insufficiente: attenua i difetti, ma non li elimina. Soprattutto giudichiamo pericoloso il cambiamento di natura di questo strumento».
Che cosa significa?
«Prima gli studi erano solo uno strumento indiziario, ora la Finanziaria ha attribuito loro la presunzione legale, per cui in caso di mancata congruità, sia pure al di sopra di una determinata soglia, scatta automaticamente l’accertamento. In altri termini, per il contribuente si passa dalla presunzione di innocenza a quella di colpevolezza».
E per quanto riguarda la lotta all’evasione, come giudicate l’azione del governo?
«Purtroppo ancora insufficiente. A nostro avviso, infatti, non conta solo la quantità quanto la qualità degli accertamenti: devono cioè essere svolti da persone competenti, altrimenti il rischio di annullamento, con relativi maggiori costi, è in agguato. Proprio per questo riteniamo che il ministero delle Finanze debba rafforzare non soltanto i propri apparati, ma anche la collaborazione con noi professionisti economici, che da sempre mediamo fra cittadini, legge e amministrazione fiscale svolgendo un ruolo di pubblico interesse. Un impegno che il viceministro Visco si è assunto attraverso l’istituzione della Consulta, di cui aspettiamo quanto prima l’attuazione»