Finanziaria, Pd: "Fiducia? Un cazzotto in faccia"

La manovra alla Camera. Epifani attacca sul Tfr, ma Vegas replica: <strong><a href="/interni/il_viceministro_delleconomia__giuseppe_vegas/10-12-2009/articolo-id=405727-page=0-comments=1" target="_blank">&quot;La Cgil stia tranquilla, nessun rischio&quot;</a></strong>. La proposta di Pd, Idv e Udc: &quot;Se la maggioranza non mette la fiducia siamo pronti a tagliare molti emendamenti&quot;

Roma - Prove di dialogo sulla finanziaria. Pd, Udc e Idv sono pronti a "ridurre drasticamente" i propri emendamenti alla manovra per evitare che il governo ponga la fiducia sulla manovra in aula alla Camera. Lo hanno annunciato, Pier Ferdinando Casini (Udc), Michele Ventura (Pd), Antonio Borghesi (Idv) intervenendo in aula. Le opposizione chiedono però un impegno preciso dall’esecutivo su "un esame in aula senza la mannaia della fiducia".

Tremonti stizzito In commissione Bilancio, durante l’esame della finanziaria, "non c’èstato alcun ostruzionismo ma una discussione anche intensa e prolungata". Lo ha affermato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti intervenendo alla Camera dopo che alcuni esponenti dell’opposizione erano intervenuti per chiedere, a fronte della riduzione degli emendamenti, di non porre la questione di fiducia. "Ho ascoltato con interesse gli interventi fatti in aula - ha detto il ministro - Casini è intervenuto ponendo una questione sul metodo e sul rapporto tra lavori della commissione e lavori d’aula. Sul lavoro di commissione va riconosciuto il fatto che non c’è stato ostruzionismo, ma una discussione anche intensa e prolungata. Questo è stato positivo". Poi la stoccata: "E ora siamo qui per discutere non sul metodo, ma per avviare la discussione d’aula".

Fiducia alla Camera? Se il governo porrà la fiducia lo farà su un testo che "rispetterà testualmente il lavoro della commissione Bilancio". Ad affermarlo, in conferenza dei capigruppo di Montecitorio, il ministro dei rapporti con il parlamento, Elio Vito. Vito ha ricordato che la fiducia è già stata autorizzata dal consiglio dei ministri e che il "governo si riserva di decidere se porla o meno a seconda del numero degli emendamenti che verranno presentati". Il voto finale è previsto entro il 18 dicembre.

Bersani e il cazzotto in faccia "Siamo in una condizione deprimente per il ruolo del parlamento. Ci aspettiamo che il presidente, oltre a spendere i propri buoni uffici, faccia valere sostanzialmente il ruolo del parlamento". Lo ha detto il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, commentando a Montecitorio l’iniziativa di Fini in favore del mantenimento dei finanziamenti alla editoria, rimessi in discussione dalla Finanziaria. "Non si era mai visto - ha detto Bersani - una fiducia messa in commissione. Formalmente - ha aggiunto - è tutto regolare, ma nella sostanza è un cazzotto in faccia alla discussione".

Epifani attacca la finanziaria "È una finanziaria di galleggiamento". È il giudizio secco di Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, sulla legge in discussione al parlamento. "Sono poche - aggiunge Epifani a margine di un’assemblea della Cgil a Milano - le risorse destinate alla crescita, agli investimenti e all’occupazione". Poi sulla misura più contestata non risparmia critiche: "Questo uso del Tfr presso l’Inps, questa idea di metterlo a spesa corrente è un’occasione persa. Quando fu fatto - spiega Epifani - le imprese chiesero che fosse destinato alle infrastrutture e allo sviluppo delle aziende: metterlo invece a spesa corrente significa perdere un’occasione". Secondo il segretario della Cgil "se si vuole destinare il Tfr presso l’Inps, bisogna usarlo per sostenere l’economia".

Anche le opposizioni Una "finanziaria ladrona fatta da ladroni politici che si fregano i soldi dal Tfr dei lavoratori per sistemare gli speculatori e gli intrallazzatori a cui va lo scudo fiscale". Così il leader dell’Idv Antonio Di Pietro, ha commentato la manovra economica per il 2010 attualmente in discussione al parlamento. Di Pietro ha sottolineato che il suo partito dirà "no al voto di fiducia". Ma soprattutto, ha aggiunto, "ci opporremo a che questo modo di fare diventi una norma".

Brunetta e le tasse "Per quest’anno e l’anno prossimo tagli alle tasse non ce ne saranno. Se l’anno prossimo la crescita sarà nell’ordine dell’1-1,5%, ci sarà spazio per manovre più consistenti e per il rispetto dell’impegno del governo di una riduzione consistente della pressione fiscale entro la fine della legislatura". Lo ha detto, intervenendo a Mattino Cinque, il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, spiegando che "in questo momento sarebbe stato paradossale tagliare le tasse mettendo nuove tasse". Il ministro ha quindi evidenziato che "se volessimo fare un bel taglio di tasse servirebbero 10-12 miliardi di euro, che dovrebbero essere coperti e ora non ci sono". Anche perché "la crisi è stata attraversata decentemente bene, meglio di altri Paesi, ma è venuta meno la crescita che è la condizione essenziale per tutto" anche per il taglio della pressione fiscale. Brunetta ha quindi dedicato spazio alle misure contenute in Finanziaria: "E' un taglia e metti che riguarda l’1% del bilancio dello Stato, pari a 900 miliardi. Complessivamente è quindi una correzione pari a circa 900 milioni di euro e che serve a coprire maggiori spese per 8-9 miliardi di euro".