Finanziaria, il Polo non partecipa al voto: «Il bilancio è falso»

Berlusconi: «Inchiodati alle loro responsabilità»

da Roma

«Noi non partecipiamo alla votazione di un falso contabile». La bagarre al Senato è scoppiata quando l’Aula aveva già votato il maxiemendamento. E quindi quando il governo aveva ottenuto la fiducia ed era fuori pericolo. Gli esponenti della Casa delle libertà, che poco prima avevano dovuto mandare giù una sconfitta di misura con il peso determinante dei senatori a vita, si sono impuntati su una questione solo apparentemente tecnica: quella delle maggiori entrate fiscali che si stanno registrando negli ultimi mesi dell’anno e che non sono state contabilizzate nella manovra.
«Abbiamo avuto la conferma che in questa finanziaria - ha protestato il presidente dei senatori di Forza Italia Renato Schifani - si è omesso di tenere conto delle maggiori entrate fiscali per un artifizio contabile, che vogliamo disconoscere e delle cui ragioni preferiamo rimanere all’oscuro». Anche An ha aderito alla protesta. «I colleghi della commissione Bilancio del gruppo - ha detto il presidente dei senatori Altero Matteoli - hanno fatto notare che nonostante il falso della nota è stato espresso parere favorevole».
La questione era stata spiegata in termini tecnici dall’azzurro Giuseppe Vegas e da Mario Baldassarri di An. La risposta del ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa è arrivata dopo qualche battibecco e nonostante alcuni ministri, tra i quali - hanno raccontato senatori della Cdl - Clemente Mastella, abbiano cercato di convincerlo a non parlare. Quando ha preso la parola, il ministro ha letto un foglietto passato dal sottosegretario Nicola Sartor e ha negato l’esistenza di 25 miliardi di entrate in più nel mese di dicembre, come aveva sostenuto Baldassarri.
Le variazioni al bilancio sono comunque passate, così come il maxiemendamento nel quale è stata concentrata una Finanziaria che il leader di An Gianfranco Fini ha definito «pessima». Il fatto che sia passata al Senato - ha osservato - «non significa che sia gradita agli italiani. Credo che anche a sinistra in molti se ne siano accorti».
Duro anche il giudizio del leader della Lega Nord Umberto Bossi: Padoa-Schioppa «ha seguito una logica etico-comunista». E «Prodi si è fatto influenzare dalla parte estrema della coalizione. Per i riformisti a questo punto ci sarà una vita cattiva nel governo».
Oltre al merito, le polemiche della Cdl si sono concentrate sul ruolo dei senatori a vita. «Se non avessero votato a favore si sarebbe raggiunta la parità e il governo Prodi sarebbe caduto. L’ultima fiducia chiesta dal governo Prodi a Palazzo Madama - ha osservato Schifani - registrò 10 voti di scarto tra maggioranza e opposizione, ora quello scarto si è dimezzato a 5». Segno che «la crisi è in atto» e che la fase due del governo sarà molto più difficile del previsto. Anche, rivendica l’esponente azzurro, per merito della Cdl che ieri è stato «massicciamente presente e ha fatto il suo dovere».
Valutazione confermata da Silvio Berlusconi che ha chiamato Schifani complimentandosi per il lavoro fatto e ha commentato: li abbiamo inchiodati alle loro responsabilità. Durissimo l’intervento del leghista Paolo Franco secondo il quale «la democrazia è stata seppellita». Che i senatori a vita e di diritto siano stati al centro dell’attenzione lo dimostra anche l’incidente segnalato dal Senatore di An Nino Strano strattonato da colleghi del centrosinistra che lo avevano visto avvicinare all’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga.
Il fatto che per il via libera della prima Finanziaria del governo siano stati determinanti per la Cdl è comunque un segno di debolezza. E nel centrodestra c’è chi comincia a fare i conti con un eventuale dopo-Prodi. «Quando Fassino, D’Alema e Rutelli staccheranno la spina a Prodi, spero prestissimo, l’opposizione sarà responsabile», ha assicurato il presidente dei senatori di An Altero Matteoli. L’alternativa al voto immediato sarà però solo «un governo di largo consenso parlamentare, transitorio, che approvi in poco tempo pochi provvedimenti concordati per consentire al futuro governo eletto dai cittadini di far funzionare al meglio possibile la democrazia». Anche secondo il senatore Sergio De Gregorio, ex esponente dipietrista che non ha votato la manovra, la maggioranza risicata creerà problemi. E non solo alla coalizione di centrosinistra: «Questa è una vera e propria emergenza istituzionale».