Finanziaria, Prodi incassa uno sciopero

Il 26 ottobre gli statali incrociano le braccia contro la manovra del governo&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=210592">Gli industriali intanto scoprono di essere stati beffati</a></strong>. Dopo le promesse di un taglio delle tasse la verità: la pressione fiscale aumenterà

Roma - La Finanziaria 2008 incassa il primo sciopero generale. E la cattiva notizia per il governo arriva ancora una volta dalla categoria la cui busta paga dipende direttamente dalla manovra, cioè il pubblico impiego. Le sigle di Cgil, Cisl e Uil ieri hanno proclamato per il 26 ottobre un’astensione dal lavoro per l’intera giornata e anche una manifestazione nazionale che si terrà nella capitale, con i segretari generali Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Non sono bastate le rassicurazioni arrivate ieri sera dalministro alla Funzione pubblica Luigi Nicolais (il governo «si impegnerà a compiere i passi necessari per assicurare le disponibilità finanziarie»), né quelle del ministro del Lavoro Cesare Damiano, che ha assicurato una soluzione da trovare nell’ambito della triennalizzazione del contratto.

Carlo Podda, segretario della Cgil Funzione pubblica spiega che a questo punto più che convocazioni e rassicurazioni, servono rilevanti modifiche alle tabelle della Finanziaria. Cioè agli stanziamenti, che nel testo licenziato da Palazzo Chigi sono insufficienti. Perché 1,8 miliardi riguardano il biennio 2006-2007 mentre gli altri 741 stanziati per quello successivo servono per la vacanza contrattuale. Podda è sicuro che di fronte alla prospettiva della piazza il governo cederà. Eil segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni sottolinea il valore dello sciopero: «Sarà la prima importante mobilitazione di massa dei lavoratori contro questo governo, perché il sindacato non fa sconti»

La vicenda degli statali si intreccia con quella del Protocollo sul welfare. L’orientamento del governo a modificare l’accordo raggiunto con le parti sociali su pensioni, ammortizzatori e lavoro si va delineando sempre più. Le modifiche, frutto di accordi con la sinistra radicale, saranno introdotte dal Parlamento. Mentre il Consiglio dei ministri del 12 si limiterà a registrare i contenuti dell’intesa. Ieri il ministro Damiano - che in giornata si è incontrato con il premier Prodi e il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa - ha ammesso che verranno resi più rigidi i contratti a termine e verrà abolito lo staff leasing, forma di assunzione prevista dalla legge Biagi. Conferme anche dal segretario Ds Piero Fassino, che ha polemizzato con il leader Cisl Bonanni contrario a modifiche «anche piccole» che rischiano di «far saltare tutto». Queste sono «esibizioni di muscoli fuori misura», lo ha rimbrottato il leader Ds. Segnali che vanno letti anche alla luce delle movimentate assemblee e del referendum tra i lavoratori che si terrà la prossima settimana. I partiti della sinistra moderata temono una forte affermazione dei no.

E i sindacati, Cgil compresa, a questo punto pensano la sinistra radicale punti a qualcosa di più rispetto alla modifica del capitolo lavoro. «Bisogna evitare che il Parlamento peggiori l’accordo», ha detto il segretario della Cgil Epifani. Sullo sfondo rimane l’altra battaglia dei sindacati, quella per abbattere il peso del fisco sul lavoro. La proposta di Cisl e Uil ha incassato qualche apertura da parte di Epifani. E un appoggio ancora meno scontato, quello di Forza Italia. «L’unico modo di ridare valore al lavoro consiste in una tassazione secca e definitiva degli straordinari e premi aziendali », ha commentato Maurizio Sacconi, ex sottosegretario al Welfare che in luglio ha presentato un disegno di legge in questo senso.