La Finanziaria riavvicina Berlusconi e Casini

Fabrizio de Feo

da Roma

Sulla carta è il pranzo della riconciliazione, l'incontro che serve a far sedere allo stesso tavolo, dopo una lunga lontananza, Silvio Berlusconi e Pierferdinando Casini. Un incontro atteso su cui si concentrano gli sguardi della comunità politica del centrodestra, curiosa di capire quali saranno i termini della coabitazione, per molti aspetti forzata, dei due leader di partito all'interno della stessa coalizione. Negli ultimi due mesi, infatti, a parte una telefonata di cortesia che il numero uno dell'Udc ha indirizzato al fondatore di Forza Italia nel giorno del suo settantesimo compleanno, la comunicazione tra i due è stata praticamente inesistente. Con Gianni Letta investito dell’incarico di ufficiale di collegamento. Ora, però, con l’inizio della stagione della Finanziaria, un raccordo al massimo livello è quantomai indispensabile. E così la lunga estate calda di schermaglie e interviste affilate cede il passo al dovere della politica e alla necessità di concertare una strategia comune in vista della battaglia d’aula.
Il pranzo di lavoro fra Silvio Berlusconi e i leader dell'Udc, Pierferdinando Casini e Lorenzo Cesa va in scena nella residenza-ufficio del presidente di Forza Italia a Palazzo Grazioli. Il clima è cordiale, anche se l’ex presidente del Consiglio, in mattinata, salutando i coordinatori regionali di Forza Italia, prima si lascia sfuggire una battuta tra lo scherzoso e il velenoso: «Non vi preoccupate: vado all'incontro con Casini dotato di tutta la pazienza di cui un essere umano può essere capace». Poi detta una considerazione politica sui rapporti interni alla Casa delle libertà. «Casini non ha ancora capito che il sistema politico italiano è profondamente bipolare. E che c'è spazio solo per due leader: uno del centrodestra e uno del centrosinistra. Con gli alleati che ho non è facile procedere attraverso un percorso lineare. Si dissociano in tutti i modi. Non so davvero Casini cosa pensa di fare. Il punto è che sta perdendo i suoi elettori: a quanto mi risulta attualmente è al 5% mentre Forza Italia è al 28,5%».
Alla prova dei fatti Berlusconi e Casini si ritrovano a parlare di politica senza asperità dialettiche e con la cordialità umana che contraddistingue il loro rapporto. Naturalmente le divergenze sul futuro del centrodestra, a partire dalla leadership della Cdl (che per il numero dell'Udc «non esiste») fino alla costituzione del soggetto unitario dei moderati, restano tutte. Ma in vista di una manovra che l'opposizione considera negativa per lo sviluppo economico del Paese e punitiva per il ceto medio, il dialogo si concentra su una serie di emendamenti su cui far convergere tutto il centrodestra. Emendamenti che riguarderanno soprattutto gli interventi a tutela delle giovani generazioni sul fronte della previdenza con il cosiddetto «start-up familiare», ovvero gli incentivi per le giovani coppie e la reintroduzione del bonus bebè. Ma anche l'allargamento degli assegni familiari ai disoccupati e agli autonomi oltre all'eliminazione del trasferimento forzoso del Tfr all’Inps e il ripristino della normativa attualmente vigente sulle tasse di successione.
«Sulla Finanziaria non possiamo che procedere uniti, i nostri elettori non capirebbero» concordano i due leader. L'incontro, secondo fonti azzurre, è, in realtà, «molto interlocutorio» e le differenze, soprattutto di natura politica, restano intatte. Casini ribadisce all'ex premier tutte le sue perplessità sull’assetto del centrodestra, che nella fase attuale «è superato». Comune invece, la volontà di impegnarsi per cambiare, in primo luogo in Parlamento, l'impianto della Finanziaria del centrosinistra. Solo marginale invece, il riferimento al ricorso alla piazza come forma di protesta. In questo senso, comunque, non sarebbe stata presa nessuna decisione comune.
Sul versante dei rapporti tra gli alleati, Berlusconi resta fermo sull’idea che unire i moderati in un unico soggetto è la strada da percorrere. Una tesi ribadita in mattinata nell’incontro avuto da Berlusconi con lo stato maggiore di Forza Italia. Un summit in cui il leader azzurro ribadisce la necessità di procedere alla costituzione del partito unitario del centrodestra. «È un passaggio necessario» insiste Berlusconi. «Bisogna far partire i circoli della libertà perché sono i nostri stessi militanti a chiederlo. An è già pronta, la Lega potrebbe aderire seppure in forma federativa in un primo momento, mentre l'Udc non mi preoccupa, perché saranno gli elettori con le loro scelte a far capire che c'è bisogno di unità». La strada, insomma, è tracciata. E prima o dopo, spiega il Cavaliere, tutti saranno costretti a imboccarla.