«La Finanziaria ridurrà il deficit solo con l’aumento delle tasse»

Missione del Fmi: «Il governo non ha trovato nessun buco». Bocciata l’operazione Tfr: «È soltanto un prestito»

Gian Battista Bozzo

da Roma

«La legge finanziaria contiene alcuni primi passi per contenere la spesa nel medio termine, ma la riduzione del deficit nel 2007 viene interamente da un aumento delle entrate fiscali». La prosa delle Conclusioni preliminari della missione Fmi in Italia non si presta ad equivoci: se attuata senza modifiche, la manovra dovrebbe centrare l’obiettivo di un deficit 2007 inferiore al 3%, ma solo grazie alle tasse. Né mancano perplessità sul Tfr - che «non rappresenta un intervento strutturale, ma solo un prestito» -, e sulle voci di modifica della legge Biagi. Ma soprattutto è necessario che di riforme strutturali della spesa il governo discuta immediatamente dopo il varo della Finanziaria. Del resto, si chiede il Fondo, «se non ora, quando»?
Conti buoni grazie al fisco. Gli obiettivi di bilancio chiesti dall’Europa potranno essere raggiunti grazie alle entrate fiscali. Già quest’anno, spiega il capo missione Alessandro Leipold, il deficit sta andando meglio del previsto, verso il 3,5% al netto della sentenza della Corte europea sui rimborsi Iva delle auto. Il Fmi certifica quindi che il governo non ha trovato nessun «buco», e dunque la partenza del campionato 2006-2007 - per stare alla metafora prodiana - era assolutamente regolare, e non a «meno 26». Per quanto riguarda il 2007, la correzione si basa quasi del tutto sull’aumento delle entrate «e questo ci preoccupa - osserva ancora Leipold - perché le spese tendono ad allinearsi alle entrate; c’è una certa intossicazione della spesa». Insomma, più si incassa, più si spende. Perplessità, inoltre, sulla norma che riguarda il Tfr: si tratta semplicemente di un «prestito», che nel medio termine incrementerà le pressioni di spesa pubblica. Nel breve termine forse ridurrà il deficit, «ma in senso contabile, non in senso economico».
Economia ok, ora le riforme. Il miglioramento dell’economia italiana - il pil dovrebbe crescere dell’1,75% quest’anno e dell’1,5% nel 2007, stima il Fmi - apre «una finestra di opportunità» per affrontare le riforme strutturali della spesa. «Casa Italia non può essere messa in ordine senza che le tendenze della spesa si invertano», scrive il Fmi. Dunque le riforme vanno fatte partire immediatamente dopo la Finanziaria, in modo da completarle prima della successiva sessione di bilancio. I campi di intervento sono quelli noti: pensioni, salari del pubblico impiego, spesa decentrata, sanità. E, scrive Leipold, «se non si coglie questo momento propizio per le riforme, quando si faranno»?
Lavoro, no a retromarce. Il Fondo ricorda che le buone performance italiane sull’occupazione derivano dalle riforme fatte, nel segno della flessibilità «che vanno salvaguardate, ed anzi sostenute da ulteriori misure». La disoccupazione italiana è scesa sotto la media europea. Piuttosto che fare passi indietro, Washington suggerisce di sviluppare una rete di ammortizzatori sociali per proteggere i lavoratori nei momenti di disoccupazione. Il Fmi accoglie inoltre con favore alcune delle liberalizzazioni del decreto Bersani, ma ricorda che il mercato italiano resta largamente protetto e questo ha conseguenze perverse: «Prezzi elevati per i consumatori, minore competitività per le imprese, un beneficio per pochi che danneggia molti».
Banche, sviluppi positivi. L’atteggiamento favorevole della Banca d’Italia nei confronti di aggregazioni e di istituti bancari «più forti ed efficienti». Il Fmi riconosce che gli indicatori di solidità del sistema finanziario sono migliorati, e che la crescita del credito è rimasta robusta. La Borsa, il mercato assicurativo e quello delle obbligazioni private rimangono tuttavia «sottodimensionati».
Tps, «d’accordo col Fmi». Il ministro dell’economia si è detto «in pieno accordo» con le conclusioni del Fondo sui conti e sull’economia. Quanto alla Finanziaria, «il dibattito parlamentare in corso non ne ha intaccato i muti maestri», osserva Padoa-Schioppa. Ma Gianni Alemanno (An) ricorda la «bocciatura» dell’operazione Tfr, e annuncia emendamenti per modificarla.