Finanziaria, sì del Senato E in aula scoppia la bagarre Berlusconi: Unione implosa

Passa il primo scoglio il governo Prodi, con il sì dell'aula di Palazzo Madama: 161 sì e 157 no. <font color="#333333">Il Cavaliere: <a href="/a.pic1?ID=220828" target="_blank"><strong><font color="#ff6600">&quot;Le parole di Dini e Bordon dimostrano che la maggioranza non c'è più, bisogna andare al voto&quot;</font></strong></a>.</font>  <strong><font color="#ff6600"><a href="/a.pic1?ID=220825">Sì alla class action</a></font></strong>. Confindustria: <a href="/a.pic1?ID=220826" target="_blank"><strong><font color="#ff6600">&quot;Atto ostile&quot;</font></strong></a><font color="#333333">. Dal tetto agli stipendi dei manager pubblici a 50 milioni per il Belice:<strong> <a href="/a.pic1?ID=220827" target="_blank">i provvedimenti</a></strong></font>

Roma - Il governo Prodi supera di misura lo scoglio del Senato: la Finanziaria è stata approvata con 161 sì e 157 no. Oltre a quattro senatori a vita, hanno votato a favore Dini e suoi con Bordon e Manzione, mentre Cossiga ha votato contro la legge e contro il governo. Alla fine di questa convulsa, lunghissima giornata, che ha visto il governo in bilico fino all'ultimo, tutti i senatori del centrosinistra si alzano in piedi battendo le mani. Anche il presidente del Consiglio Romano Prodi, arrivato in serata e sicuro di farcela ("Mangeremo il panettone a Natale" ha detto, e poi dopo il sì ha aggiunto: "Credo che ora il cavalier Berlusconi debba dire: 'Mi sono sbagliato'") esulta e scambia un lungo abbraccio con il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa. Mentre i parlamentari della maggioranza gioiscono, dai banchi del Centrodestra partono grida di: "Vergogna! Vergogna!". E alcuni senatori di An lanciano in aria delle rassegne stampa. Una, raggiunge quasi il presidente del Consiglio mentre lascia l'emiciclo insieme ad alcuni ministri.

Rissa tra senatori del centrosinistra e della Cdl La finanziaria è stata approvata da pochi minuti quando nell'aula del Senato scoppia una rissa tra esponenti della maggioranza e del centrodestra. Un senatore di Forza Italia cerca di prendere a testate un parlamentare del centrosinistra che viene circondato dai colleghi e portato in salvo fuori dall'emiciclo dal presidente della commissione Giustizia Cesare Salvi. Dai banchi di Forza Italia parte anche un sonoro "vaffa...". Ma i cronisti non riescono ad individuare i protagonisti della rissa perché la tribuna stampa viene fatta sgombrare dai commessi.

Ma non sono mancati suspense e colpi di scena Lamberto Dini fa mancare più volte il suo voto, e una volta la maggioranza va sotto. Lo scontro più aspro si ha sulla class action, l'emendamento di Roberto Manzione che dà alle associazioni di consumatori la possibilità di fare azioni legali collettive.

L'errore e le lacrime di Antonione Questo emendamento è quello che crea più problemi alla maggioranza. La Cdl prima critica, poi si astiene. La norma passa per un voto perché Dini e Roberto Barbieri decidono di uscire, mentre Ferdinando Rossi, ex Pdci, si astiene. All'Unione mancano così tre voti. Ma gli viene in soccorso involontario il senatore di Forza Italia Roberto Antonione. Nella confusione dell'Aula sbaglia tasto e vota con la maggioranza. Subito dopo il voto, Manzione alza le braccia in segno di vittoria e riceve baci e abbracci dai colleghi (quello sulla class action è da sempre il suo cavallo di battaglia e la sua richiesta al governo per restare nella maggioranza). Antonione invece si dispera. Ammette pubblicamente il suo sbaglio e prima se la prende con Marini che non riesce a tenere l'ordine in Aula ("con tutta questa confusione mi sono sbagliato..."), poi si abbandona al pianto. Si accascia al suo posto e piange lacrime amare. I colleghi gli si stringono intorno e lo consolano. Anche Lidia Menapace (Prc) lo raggiunge per stringergli la mano.

La scarpa di Sacconi che imita Krusciov Ieri Rocco Buttiglione ci aveva provato con un voluminoso block notes, ma oggi, a emulare la protesta di Nikita Krusciov all'Onu, ci prova Maurizio Sacconi (Fi). Durante la discussione sulla class action si leva la scarpa e comincia a sbatterla furiosamente sul banco. A differenza di Buttiglione ieri, lui oggi però non ottiene il silenzio. L'Aula è nel caos fino al voto.

Dini "latita", Bordon s'infuria Dini siede ai banchi del governo, ma spesso esce dall' Aula. Anche al momento del voto. Accade anche sull'emendamento della class action. E la norma passa per un voto. L'ira di Manzione è grande. Lui e Willer Bordon infatti, fondatori di 'Unione Democratica', dovrebbero dar vita a un gruppo parlamentare con i diniani. E quello dell'ex premier è uno 'sgarbo' che non passa inosservato.

Andreotti se ne va Ha resistito tutto il giorno. In silenzio e nel massimo della concentrazione, tanto che quando Antonione scoppia a piangere dietro di lui, non si volta neanche. Alle otto di sera però Giulio Andreotti raccoglie le sue cose e se ne va. Raggiunto telefonicamente dichiara serafico: "Sì, me ne sono andato, credo per oggi di aver fatto il mio dovere e anche di più. Ma stasera vado a cena fuori...". I senatori a vita in Aula diventano così tre: Rita Levi Montalcini, che non si muove mai dal suo posto, Oscar Luigi Scalfaro, anche oggi con sciarpa, ed Emilio Colombo. In serata è arrivato anche l'ex presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

La sciarpa di Mastella Il più malato di tutti sembra Mastella. Sciarpone viola al collo sorseggia thé caldo e tira su con il naso. Ma anche Gavino Angius, Scalfaro e Anna Finocchiaro girano intabarrati nei loro sciarponi. Tutta colpa del freddo polare dell' Aula. Invece del riscaldamento è ancora in azione l'aria condizionata.

Il pupazzo-amuleto del Pd Serve anche la scaramanzia... Così Salvatore Adduce (Pd), mentre l'aula è nel caos, tira fuori l"arma segretà: un pupazzetto-amuleto che viene fatto toccare a mò di santino anche ad Anna Finocchiaro che sorridendo si 'piega' al rito.

Accordo sui precari L’aula del Senato ha detto sì alla proposta dei diniani, firmata da Natale D’Amico, sulla quale era stato raggiunto l’accordo di maggioranza, emendamento che pone alcuni paletti alla regolarizzazione dei precari nella pubblica amministrazione. Vengono comunque previsti concorsi per l’accesso alla pubblica amministrazione esclusi i portaborse. Il voto favorevole alla proposta di Lamberto Dini serve probabilmente a mettere al riparo la maggioranza da sorprese durante il voto finale alla manovra previsto tra questa sera e domani mattina anche se il sottosegretario Giampaolo D’Andrea dice che la potremo fare per stasera. I tre voti dei liberaldemocratici diniani sono tra quelli considerati a maggiore rischio nella conta finale.

Dini: votiamo sì Lamberto Dini, ultimo a intervenire nelle dichiarazioni di voto, sciglie il riserbo e annuncia il sì alla finanziaria invocanto "l'etica di responsabilità" pur criticando parte dell'impostazione della finanziaria ritenuto, soprattutto sul fronte della riduzione del carico fiscale per cittadini e imprese, insufficiente ad avviare la ripresa economica".

Governo battuto su emendamento Forza Italia Nell’animata mattinata il governo è stato battuto, 156 sì, 153 no e un astenuto, su un emendamento di Forza Italia sempre sul tema della regolarizzazione dei precari sul quale governo e relatore di maggioranza avevano dato parere negativo. Il testo proposto dal senatore Cosimo Izzo è passato tra l’altro a causa della confusione regnante in aula che ha impedito a Dini, al suo compagno di gruppo Giuseppe Scalera e ad altri senatori dell’Ulivo di riuscire ad arrivare ad infilare la scheda di voto.

Sì al tetto per i manager pubblici Via libera del Senato all'emendamento del relatore alla finanziaria Legnini che cambia le nuove regole sul tetto degli stipendi ai manager pubblici. L'emendamento è passato con 160 sì e 156 no.

Cesa: "Dini trovi il coraggio di votare no" Il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, parlando con i giornalisti al Senato, esorta Dini ad avere coraggio votando contro la manovra. "Sarebbe utile se chi ha mostrato dissenso sulla Finanziaria si regolasse di conseguenza. Dini e gli altri moderati - dice Cesa - dovrebbero avere il coraggio di votare contro la manovra".

Cossiga: voto no alla legge e al governo "Voterò contro la finanziaria e intendo con ciò votare contro il governo e contro questa maggioranza". Francesco Cossiga ha annunciato la decisione nell'aula del Senato la sua decisione precisando che comunque con questa scelta non intende passare al centrodestra. "Sono contro i pasticci che stanno minacciando la trasparenza della vita politica e parlamentare e oggi anche l'ordine democratico. Lo faccio con grande rammarico anche per i personali rapporti che mi legano al presidente del Consiglio dei ministri Romano Prodi e a molti ministri del suo governo". Tra gli elementi portati da Cossiga a supporto della sua scelta c'é la sua netta opposizione alla costituzione di una commissione d'inchiesta sul G8.

Bordon: votiamo sì ma in campo progetto politico Il senatore di Unione Democratica Willer Bordon annuncia il sì suo e del senatore Roberto Manzione alla finanziaria ma ribadendo che "non esiste più una maggioranza politica" chiede di mettere "in campo un progetto politico che permetta a chiunque vinca non solo di prevalere ma di governare che è con ogni evidenza tutt'altra cosa". "Il nostro - afferma Bordon - sarà un voto favorevole ma nello stesso tempo vogliamo sottrarci ad una ridicola conta che oggi ha portato l'opinione pubblica a giudicare il risultato in quest'aula come una sorta di giudizio di Dio. Passa la finanziaria, come io credo, ma non cambia la nostra valutazione sulla fragilità del sistema politico, sull'assurdità di leggi elettorali che fanno male al paese e soprattutto sulla presa d'atto che non esiste più in senso proprio e da tempo, a nostro avviso, una maggioranza politica". Esiste, aggiunge il leader di Ud, una maggioranza "aritmetica" ma " con franchezza diciamo al presidente del Consiglio che non avrebbe più senso continuare se non si riesce ad affrontare e a colmare le distanze che in una coalizione come la nostra sono diventate sul alcuni terreni al momento apparentemente incolmabili".

Dini: con l'Ud decideremo il voto volta per volta "Qui al Senato siamo in 5, noi tre più Bordon e Manzione (i senatori dell'Unione Democratica, ndr) che hanno preso le distanze dalla maggioranza. Ora valuteremo i provvedimenti del governo ad uno ad uno e li voteremo se rispettano i principi liberaldemocratici". Così, dopo il via libera alla finanziaria, il leader di Ld Lamberto Dini disegna i nuovi equilibri al Senato. Ai giornalisti che gli chiedono se stasera faccia ancora parte della maggioranza, l'ex premier evidenzia che "sono due mesi che abbiamo preso le distanze dalla maggioranza dicendo che avevamo le mani libere". Quanto alle scelte future, Dini evidenzia che "se alla Camera la finanziaria sarà migliorata, la voteremo di nuovo quando tornerà al Senato ma se il protocollo sul welfare va oltre quanto concordato il nostro voto sarebbe negativo".