Finanziaria, sinistra in rivolta contro i tagli

Da Fioroni a Parisi a Di Pietro, tutti indisponibili alle riduzioni di budget chieste da Padoa-Schioppa. E Ferrero va oltre: più soldi per le politiche sociali. Così rischiano di saltare i conti della Finanziaria

Roma - Squillano le trombe della tregua fiscale. Una parola dal sapore dolce e facilmente condivisibile da tutti. Se non fosse che «tregua», almeno per questa volta, fa rima con tagli, intesi come robuste sforbiciate ai budget dei vari ministeri. E allora, di fronte alle prime ipotesi di ridimensionamento della capacità di spesa dei singoli membri del governo, i protagonisti alzano la voce e cercano di dirottare altrove la scure di Tommaso Padoa-Schioppa.

È una sorta di grande manovra preventiva quella che tutti iniziano a mettere in campo. Entro il 10 settembre, infatti, dovranno arrivare al dicastero dell’Economia le indicazioni dei tagli alle spese da realizzare da parte di ciascun ministero. Un compito a cui tutti, nel governo Prodi, sembrano volersi sottrarre, passando la patata bollente a un altro collega.

«Io i tagli li ho già avuti, quello degli ormeggi della barca. È l’unico taglio che posso accettare» dice Clemente Mastella rispondendo ai cronisti a Telese. Se il ministro della Giustizia sceglie di affidarsi a una battuta per pronunciare il suo «non possumus», Giuseppe Fioroni stoppa le aspirazioni di Padoa-Schioppa con veemenza. «Il ministero della Pubblica istruzione ha già fatto la sua parte nel taglio agli sprechi e ha fatto il massimo che era possibile fare». «Noi abbiamo già individuato nella legge finanziaria precedente quanto era possibile fare rispetto a ciò che non era utile o speso in maniera irrazionale all’interno della Pubblica istruzione. Su quello procederemo andando avanti e avendo tutti insieme la consapevolezza che è il massimo che era possibile fare».

Un altro che si dimostra allergico a una possibile diminuzione della sua dotazione è Arturo Parisi. «È inutile - mette le mani avanti il ministro - andare ai tavoli internazionali e sottoscrivere in sede Nato impegni per destinare alla Difesa il 2% del Pil, mentre oggi siamo di poco sopra l’1%». Un ragionamento che risuona anche nelle parole del ministro alle Infrastrutture Antonio Di Pietro, secondo il quale «gli investimenti in infrastrutture non devono essere percepiti unicamente come una spesa ma come un impiego produttivo che può dar vita - spiega il leader dell’Italia dei Valori - a un volano di risorse e creare migliori condizioni per lo sviluppo economico del Paese».

Il segnale che il grande gioco del «tutti contro tutti» è iniziato arriva anche dalle reazioni che le parole dei vari ministri suscitano. In particolare Fausto Bertinotti decide di replicare a Parisi e lo fa con toni perentori. «Malgrado il rispetto che ho per la cultura della difesa, se dovessi scegliere tra una spesa per la ricerca e quella per un vettore militare, sceglierei la prima». Battute, stoccate e rimproveri a distanza che diventano la dimensione verbale in cui decide di dimorare e di agire anche un altro esponente di Rifondazione: Paolo Ferrero. Il ministro della Solidarietà sociale è, forse, il più deciso nel tentare di respingere l’offensiva di Padoa-Schioppa. «C’è bisogno di un aumento della spesa sociale e il punto che io ho posto è che non tutto può essere compensato da tagli» dice al termine del Consiglio di ministri. «Il problema che io ho sollevato - aggiunge - è che non tutti gli aumenti di spesa, che ci devono essere sul versante sociale, dovranno essere compensati da tagli». Sul punto, quindi, «ci sarà bisogno di una discussione politica sul come mettere nuove risorse sul versante sociale». Il ministro sottolinea anche la necessità di incrementare risorse per l’immigrazione e per gli anziani «che bisognerà reperire fuori dai tagli».

Ferrero, insomma, non lascia ma anzi raddoppia. E lo fa anticipando la volontà di fare una nota aggiuntiva, da indirizzare al ministro dell’Economia, in modo da indicare «oltre ai tagli quali sono le risorse in più che chiedo». Il ministro si concede anche una sortita ironica contro l’austerity invocata da Padoa-Schioppa prendendosela, in particolare, contro la promessa di quest’ultimo di tagliare carne e pesce dal menu della sua foresteria. «Peccato che al ministero della Solidarietà sociale non si possa tagliare la carne o il pesce dal menù, perché non c’è una mensa e si va avanti a panini. Anche da questo episodio - conclude Ferrero - si evidenzia come la discussione sulla riduzione della spesa pubblica non possa essere generica, ma debba essere specifica e concreta e soprattutto debba partire dagli sprechi».