Finardi: «La nostalgia che prigione!»

«Trent’anni da Musica ribelle e continuo a divertirmi!» Questa frase campeggia sul «myspace» di Eugenio Finardi, eclettico artista che ha ancora voglia di sperimentare nuove strade musicali. Finardi sarà domani sera al The Place, per un concerto antologico in cui proporrà le più note canzoni del suo vasto repertorio.
Le piace suonare in un piccolo club, guardando negli occhi gli spettatori?
«Mi sono già esibito al The Place e ne ho un ottimo ricordo. Era il tour di Anima blues, ancora conservo gelosamente la registrazione di quella serata. Suonare in luoghi così raccolti permette di stabilire un rapporto diretto con il pubblico e dà la possibilità di interagire direttamente con ognuno degli ascoltatori».
Il concerto è legato a «Un uomo», il cofanetto quadruplo che raccoglie il meglio della sua discografia, con inediti e rarità.
«In realtà avrei avuto bisogno di almeno sei cd, ma me ne hanno concessi quattro. Il quarto è una sorta di bonus, con piccole perle che tenevo chiuse in un cassetto. Ci sono provini, registrazioni dal vivo e anche una canzone incisa quando avevo appena nove anni. Dal vivo darò grande spazio ai brani più noti del mio repertorio».
Il concerto sarà trasmesso in diretta su www.theplace.it: le piace questa soluzione tecnologica?
«Mi diverte molto, come mi divertono le opportunità che offre internet. Gestisco personalmente myspace.com/finardi e mi piace avere un rapporto diretto con gli altri utenti, che cercano un contatto con me attraverso il sito».
Recentemente ha dichiarato che non scriverà più nuovi brani nuovi in ambito cantautorale. Preferisce le esperienze su altri fronti musicali?
«Il contesto delle canzoni ormai è un po’ riduttivo. Ho scritto uno spettacolo teatrale, che presto partirà in tour, toccando anche Roma, e poi ho affrontato nuovi mondi musicali come il fado, il blues e la canzone sacra. Questi progetti mi danno la possibilità di uscire dalla prigionìa del personaggio Finardi. Cantare per essere confinati nel proprio ruolo, schiavi della propria immagine, è davvero terribile. Non posso legarmi per sempre a quelle 10 o 20 canzoni».
Quindi una ricerca di nuovi stimoli, per poter affiancare sperimentazione e repertorio classico.
«Se avessi solo le mie canzoni, mi sentirei agli arresti domiciliari. La gente ti vuole sempre uguale a te stesso e tanti colleghi accettano questa situazione, incapaci di lasciare la via vecchia per la nuova. Io non sono così, mi piace reinventarmi con tanti progetti, lanciando una sfida assoluta al mercato. Riesco a mantenermi sveglio, vivo e a convivere serenamente con il mio repertorio».