Finardi: «Ora debutto come attore»

da Milano

Due anni fa - dopo quarant’anni di ricerca - ha annunciato di aver finalmente trovato il suo Santo Graal con Anima Blues, l’album dedicato alla musica del Diavolo. Ma Eugenio Finardi è personaggio curioso, e proprio da quel disco «nero» è partito per nuovi lidi. Così al Mantova Musica Festival ha eseguito celebri arie di Rossini; ora venerdì, sempre a Mantova al Festival della Letteratura, con Carlo Boccadoro e al Gruppo Sentieri Selvaggi, metterà in musica brani del poeta Vladimir Vissotski. Ma la grande sorpresa è il teatro! ché il cantautore sta scrivendo un’opera di cui sarà protagonista quest’inverno al Filodrammatici di Milano.
Caro Finardi, lei è sempre più eclettico, vola sempre più alto.
«Ogni artista porta con sé un panorama interiore di musiche diverse. Io sono cresciuto con l’opera lirica che cantava mia madre. Era americana e ha imparato l’italiano attraverso l’opera, tanto che si rivolgeva alla gente dicendo “de’ buonuomo”. La lirica è la mia musica dell’intelletto».
E poi?
«Poi ci sono quei suoni di pancia di cui ti innamori. Così è capitato a me a 13 anni, di pari passo con la mia crescita ormonale mi ha travolto la sensualità del blues e ora mi divido tra intelletto e impulsi primordiali».
I suoi ultimi progetti sono più intellettuali.
«Dopo Lucean le stelle di Puccini, torno a Mantova dove interpreto sei poesie di Vissotski dedicate alla giornalista Anna Politovskaya».
E il debutto teatrale?
«Sto scrivendo uno spettacolo che debutterà in dicembre: è un racconto autobiografico, tra realtà e fantasia, un monologo che interpreterò personalmente. Andrà in scena al Filodrammatici di Milano per una quindicina di giorni e sarà l’ultimo spettacolo della gloriosa compagnia di quel teatro».
Una bella sfida.
«Da giovane a Boston ho studiato recitazione, ora è il momento di provare».
Perché ora?
«Il mondo della musica oggi è frenetico. Quando partimmo io, Branduardi, Bennato non arrivammo subito al successo; ci hanno dato il tempo di crescere. Così le canzoni diventano dei classici, col passare del tempo. Oggi devi avere successo in pochi giorni. È una filosofia che non rende».
Invece...
«Invece io con Anima Blues son tornato al primo amore, a una musica che non è commerciale, ma il tempo mi ha dato ragione. Il cd è uscito più di due anni fa ma in tournée mi chiedono sempre quello spettacolo. Il blues mi ha fatto rivivere. Eppure cantarlo in italiano, rispettandone lo spirito ma cercando di attualizzarlo sembrava una follia».
Nei negozi c’è il il box Finardi: un uomo con rarità ed inediti.
«Ci sono brani mai ascoltati come Palloncino rosso fuoco che incisi a 9 anni. Un amico danese recentemente mi ha mandato i nastri in cui interpreto classici del blues come Sitting On Top of the World. Prima o poi li trasformerò in un disco».