Finazzer: "In 6 mesi farò dimenticare Sgarbi"

Il neoassessore alla Cultura promette un pacchetto di novità.
La Moratti cede la delega: &quot;Ma continuerò a occuparmene&quot;<br />

Il primo impegno è far diventare Milano capitale del Futurismo. Il dopo Sgarbi è cominciato. Perdoni il nuovo assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory, ma il fantasma aleggia e aleggerà. Ieri la presentazione del sindaco Letizia Moratti che, però, assicura che continuerà «a occuparsi di cultura in prima persona». Un assessore già commissariato? Decidete voi. «Se Milano vuole essere città d’arte - le parole del sindaco - la dimensione della cultura deve essere pervasiva ed entrare in ogni elemento di attività della città». A seguire le motivazione di una scelta ponderata per sei mesi, dopo il «licenziamento» di Sgarbi lo scorso 8 maggio per aver «assunto in diverse occasioni anche pubbliche un atteggiamento non consono (...) e contrario alla lealtà nei confronti del sindaco».

Ora la pagina è girata. Finazzer Flory è l’uomo giusto, assicura la Moratti, per far riscoprire Milano come città d’arte. «Magari anche di letteratura o teatro che troppo spesso e ingiustamente vengono considerate arti minori». Due le linee indicate dal sindaco per i trenta mesi di lavoro che aspettano il nuovo assessore, «l’identità della città e i collegamenti internazionali. Vorrei - aggiunge la Moratti - un lavoro che si diffonda sul territorio, ma con un’analisi molto accurata del rapporto tra cultura e città». Detto fatto. Finazzer Flory, che le siede accanto, ha già pronta una lunghissima lista di citazioni. Dal milanesissimo Giovanni Testori a Giorgio Manganelli («la letteratura è un movimento esotico, una fabbrica di sogni»), passando per Pascal. «La città - assicura il neo assessore - non è solo un ente locale. La cultura è organizzazione, è mettere in rete. Troppi milanesi non sono mai entrati nei musei o al Planetario».

La nuova ricetta? Già pronta e il profumo è di Futurismo. «Gli intellettuali non sono fuori dal mondo, perché l’idea è già azione». In concreto? «Servono più formazione e più comunicazione. Dobbiamo riuscire a trattenere i milanesi che scappano ogni fine settimana offrendo eventi di qualità». In sei mesi, promette, sarà pronto un pacchetto di proposte con cui riformare la cultura. «Da Milano voglio un autoritratto». Già da oggi comincia la «fase d’ascolto». Ieri le prime presenze in giunta e in consiglio, la prossima settimana l’incontro con i responsabili della cultura dei partiti «per raccogliere i loro desiderata». Dal sindaco Moratti è già arrivato l’impegno a non tagliare i fondi. Il primo impegno c’è già, ed è su Milano e il Futurismo di cui l’anno prossimo scoccano i cent’anni. «Entro fine mese - promette - presenterò il calendario. Su questo ci giochiamo una grande fetta di credibilità».

Poi? «Lavorerò per sanare quel disallineamento tra la città economica e la città culturale. Ho accettato con travaglio, con sofferenza, perché per me significa rinunciare a parte della mia libertà artistica, a cui tengo». Nessun divieto, l’accordo, alla sua attività di regista e attore teatrale fuori Milano. Disponibilità, invece, a collaborare («gratuitamente e senza il titolo di assessore») in città. Ultima recita, per un impegno già preso, Borges con musiche di Astor Piazzolla domani alla Bocconi.