Finazzer «libera» la cultura: «Non esiste solo la Scala»

Mettete insieme una trentina di intellettuali e pensatori delle più varie disciplina, come Salvatore Veca, Maria Rita Parsi, Quirino Principe, Livia Pomodoro, Guido Martinotti, Duccio Demetrio e Andrea Bosco, per fare dei nomi, seduti attorno a un tavolo a ferro di cavallo nello splendido scenario dell’Abbazia di Chiaravalle. Al centro, rinascimentale padrone di casa, l’assessore alla Cultura di palazzo Marino, Massimiliano Finazzer Flory. Voilà, il convivio è servito. Un incontro, il primo di una serie, per discutere di cultura a Milano, o meglio, della liberazione della cultura cittadina. Da cosa? «Bhè, per liberarla dall’oblio e dal conformismo - risponde l’assessore -. Ma soprattutto per liberarla da privilegi e da interessi corporativi. La cultura non è un bancomat: ogni giorno ricevo 20 progetti e 25 richieste di finanziamento, ma la maggior parte non ha niente a che fare con la cultura». La cultura è una cosa seria, punto primo: «Non si possono organizzare mostre o festival in tre giorni - chiosa Finazzer Flory - servono tempo e strategie». Serve dialogo, punto secondo. «In molti oggi mi hanno detto di sentirsi isolati - racconta - ci vorrebbe condivisione di pensiero e confronto. Per questo ho invitato oggi amici e amiche: per stare insieme e dialogare».
Esattamente così è andata ieri: Finazzer Flory ha fatto da padrone di casa, illustrando le linee programmatiche del suo governo. Poi ha dato il via a un «giro di tavolo»: ognuno dei suoi ospiti, di diversa estrazione e di schieramento politico, anche contrapposto, infatti ha avuto a disposizione un quarto d’ora per presentare proposte e progetti. Due gli argomenti sul piatto: come far sì che Milano possa diventare una città d’arte a tutti gli effetti, e mettere la cultura alla portata di tutti.
Il simposio, dalle 10 alle 17, con un’ora di pausa pranzo, come ogni convivio che si rispetti, ha già dato i primi frutti: per la Settimana della moda femminile, che prenderà il via il 25 febbraio, saranno organizzate una serie di iniziative, con la Camera della Moda, per animare Milano a vantaggio di tutti e non solo dello star system. «Bisogna recuperare il rapporto della città con la moda, rapporto che si dà per scontato all’estero ma non qui da noi», ha spiegato l’assessore.
Ma Milano appare «scollata» anche dal cinema, ambito in cui non ha primati. Motivo in più per raggiungerli: «Cercare di stringere il rapporto tra la città e la produzione cinematografica è quindi l’altro grande tema. Per questo ho invitato a entrare nel comitato anche Francesco Alberoni - racconta soddisfatto-. Milano deve diventare attraente e ospitale con chi arriva per fare cinema. La nostra ambizione è anche rivedere il rapporto con Roma».
Ma la cultura non è solo roba da saggi canuti: tutti concordi dunque nel coinvolgere anche i giovani, che siano studenti, associazioni, giovani intellettuali.
Tra le varie proposte che sono emerse l’idea di istituire un Osservatorio permanente «sulla Milano scritta»: raccogliere, cioè, tutto quello che viene scritto sulla nostra città. Obiettivo «costruire un dossier interno, utile alle strategie di chi governa». Ma si è parlato anche di musica. Bisogna capire che musica non fa rima con Scala, ma che ci sono molte altre istituzioni di rilievo. Grande spazio, quindi, verrà dato alla musica contemporanea, che avrà come centro propulsore il distretto per l’arte contemporanea, che vede attori Hangar Bicocca, diventato fondazione a partecipazione comunale, Arcimboldi e università.
Appuntamento per il 7 marzo, con un compito: elaborare proposte per il progetto «I quasi dimenticati» con manifestazioni e iniziative ad hoc per celebrare chi ha fatto grande Milano, e una domanda: quali invenzioni ci possiamo aspettare dalla cultura? Quali produzioni culturali, scientifiche, artistiche ci possiamo aspettare nei prossimi dieci anni?