Fincantieri, il binario morto di demagoghi e cattivi maestri

(...) nè Romani e nemmeno Bono. Chiedere genericamente «commesse» è come andare dal salumiere senza soldi e pretendere che quello ti affetti il prosciutto. Il borsellino qualcuno deve pur portarlo e aprirlo. Altrimenti, giustamente, l’affettatrice resta spenta.
Ma, fatta chiarezza sulle commesse, vale la pena di confermare che pure la rivendicazione sul finanziamento dei 50 milioni di euro per il ribaltamento a mare dello stabilimento di Sestri Ponente era assolutamente gratuita, visto che già la sera prima il ministero dello Sviluppo Economico aveva messo nero sul bianco che «si prevede la firma conclusiva, da parte del ministero dell’Economia, nelle prossime ore». Il problema è che, oggi come oggi, quel ribaltamento non serve più a nulla. Serviva quando il mercato tirava moltissimo e le istituzioni locali misero i bastoni fra le ruote. Non lo ripeterò mai abbastanza e sono pronto ad insistere fino allo sfinimento: senza commesse e senza navi da costruire, non c’è ribaltamento che tenga. E continuare a lottare per costruire navi senza avere le commesse, perchè c’è una crisi mondiale, non ligure o italiana, è demagogico e assurdo.
Così come sono demagogici i toni che arrivano da sinistra e da una certa destra. Ieri, le dichiarazioni responsabili si contavano sulle dita di una mano, anche meno. Fra gli altri, il coordinatore regionale del Pdl Michele Scandroglio e il sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio Francesco Belsito, che un bagno di ragionevolezza ha trasformato da incendiari irresponsabili in saggi pompieri.
Ma, nell’altro campo, abbiamo sentito di tutto. Da Marta Vincenzi che è entrata nel corteo di Sestri chiedendo la firma già scontata per il ribaltamento a mare e spiegando che «la tensione è alle stelle», al capogruppo del Pd in Provincia Gabriele Gronda che - cito il comunicato ufficiale dei precisissimi addetti stampa del consiglio provinciale di Genova - «ha evocato esiti drammatici e violenti, con accostamenti ai momenti più tragici della storia italiana del Novecento». Parole che hanno portato anche il capogruppo e segretario provinciale di Rifondazione comunista Paolo Scarabelli, non propriamente una mammoletta, a dire: «Ci vuole senso della misura perchè c’è una crisi mondiale della cantieristica, sulla quale molti sono stati in ritardo». Sarà pure «komunista!» Scarabelli, ma tanto di cappello alla serietà dell’analisi rispetto a quella dei Democratici.
Anche perchè la demagogia contagia tutti. Ad esempio, Claudio Burlando, che ha messo nero su bianco il fatto che «nel cantiere dev’esserci «continuità di lavoro, con navi anche minori, ma navi» senza «dimenticare la vocazione storica». E invece il punto è proprio lì: la priorità è salvare il lavoro a Sestri, anche se in quelle aree non dovessero più costruirsi navi. Insistere sulle navi senza commesse per le navi, significa andare contro il mercato. E contro la logica.
Sul binario morto della demagogia. L’unico treno che non fermano mai.