Fincantieri e Malacalza, una nuova Genova

Caro Massimiliano Lussana, volevo sposare la vostra battaglia su Fincantieri e invitarvi a insistere. Come testimonia l’opposizione alle novità, troppo spesso a Genova il sindacato - e in particolare i metalmeccanici della Cgil, la Fiom - sono fermi su vecchie concezioni, che garantiscono loro rendite di posizione. I partiti di sinistra li assecondano e molti genovesi votano per abitudine: si lamentano, mugugnano, ma poi il richiamo della foresta li porta sempre dalla stessa parte. I risultati in determinati quartieri lo dimostrano: che vantaggi ha avuto Biasotti dalle sue battaglie per Cornigliano? Dove sono le «donne di Cornigliano» al momento di votare?
Insomma, serve una svolta. E le strategie del numero uno di Fincantieri Giuseppe Bono sembrano andare proprio in questa direzione.
Per quanto riguarda Confindustria Genova, sulla candidatura di Vittorio Malacalza, che potrebbe essere la persona giusta al posto giusto, concordo con lei e ribadisco quanto scrissi proprio sul Giornale un anno fa. Ma gli avversari di Malzalza stanno all’interno dei “suoi“ di Confindustria come gli untori. Sono personaggi impregnati di genovesitas e vedono solo uno di loro, un genovese al vertice, perchè un foresto potrebbe avere idee nuove e questo, per principio, non va bene. E lo stesso penso per le dichiarazioni del dottor Stefano Zara, roba da Genova, o da Genova Vip...
Proprio per questo lunga vita ai Bono di Fincantieri e ai Malacalza!