Fincantieri/2 Su questo patto ci si gioca il futuro della città

Caro Massimiliano, ho letto con grande attenzione il tuo editoriale «Il coraggio dell’impopolarità» e nelle specifico le intense quanto opportune dichiarazioni del Senatore Luigi Grillo riguardanti il futuro della Fincantieri a Genova e non possono che trovarmi d’accordo sui concetti e sui contenuti espressi.
La decisione del governo Berlusconi di mettere a disposizione i 70 milioni di euro per il ribaltamento a mare dello stabilimento di Sestri Ponente va nella direzione giusta in un momento di crisi e di una concorrenza pazzesca nello specifico settore. La Sindaco Marta Vincenzi ancora una volta, non ultima ci ha provato anche con il derby calcistico, cerca di guadagnare il centro del palco (la ribalta!) con affermazioni/comportamenti di carattere politico elettorale più che di una serena quanto attenta analisi della situazione oggettiva delle cose. Su Fincantieri e sul discorso delle costruzioni e riparazioni navali passa il futuro economico e mi si consenta anche sociale, della città di Genova.
Spiace vedere che la Sindaco per mere questioni di natura politico/elettorale sacrifica l’interesse di una intera città e di un intero settore economico genovese. Sull’occupazione non si scherza, ma quel che è peggio non si scherza sull’analisi e sui comportamenti da tenere in particolari situazioni dove bisogna considerare i numeri che i mercati sono in grado di esprimere, piacciano o non piacciano. Il concetto di responsabilità da parte del management e dello Stato (in quanto azienda pubblica) trova la sua massima espressione proprio in casi come Fincantieri a Sestri Ponente.
Il fatto che la Sindaco si arroghi un posto di «consulenza/condivisione» fuori dal mercato delle costruzioni navali implica una invasione di campo assolutamente fuori luogo e mi si consenta anche fuori tempo massimo. Ormai il destinato della cantieristica in Italia (e nel mondo è segnato e lo è anche a Genova). Si tratta di cercare nell’ambito del comparto economico nuove opportunità e di disegnare nuovi scenari in grado di permetterci di competere sui mercati dove il made in Italy è in grado di creare del valore per le aziende e per le collettività ad esse collegate. Oggi non paga la concezione statica del lavoro, ma si crea occupazione e quindi benessere solo nel momento in cui si fanno delle scelte anche «forti» dove vengono premiate le professionalità e la forza di riuscire a creare un qualcosa che gli altri non sanno fare. La vicenda officine ex Berone di Grugliasco docet!
*Coordinatore Area Tematica Economia, Lavoro e Politiche Tributarie PDL Genova