Alla fine del 2007 il consumo complessivo di energia supererà per la prima volta la quota di 11 miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio. Necessario correre ai ripari Il mondo dichiara guerra agli sprechi Più efficienza consentirebbe di abbassare

Stando ai primi dati, alla fine di quest’anno il consumo mondiale d’energia sarà aumentato di un altro 2 per cento. Un balzo che ci porterà per la prima volta a superare la quota di 11 miliardi di tonnellate equivalenti petrolio (Tep). E se guardiamo indietro, ci accorgiamo che dal 2002 a oggi i consumi su scala planetaria sono cresciuti di ben 1,5 miliardi di Tep: come dire, più della domanda annuale della Cina. Adesso, invece, proiettiamoci nel prossimo futuro: secondo le stime degli esperti, entro il 2050 la popolazione terrestre sfonderà il tetto dei 9 miliardi di persone. Non ci vuole certo la sfera di cristallo per prevedere che a un simile, impetuoso trend demografico si accompagnerà un’esplosione della domanda di energia. Energia che oggi, è bene ricordarlo, viene ricavata per l’85% da fonti fossili, cioè da risorse esauribili e sempre più care, in termini non solo economici ma anche e soprattutto ambientali. Lo testimonia, se ancora ce ne fosse bisogno, l’aumento delle emissioni globali di anidride carbonica, cresciute fino a oltre 28 miliardi di tonnellate l’anno contro i 24 miliardi scarsi del 2002.
Se è questa è la situazione, appare evidente che gli attuali tassi di crescita della domanda di energia sono insostenibili nel lungo termine. Occorre quindi correre ai ripari, riducendo il consumo di combustibili fossili. Come? Attraverso un sempre maggiore ricorso alle fonti rinnovabili quali il solare o l’eolico, che però oggi non sono ancora in grado di «pesare» significativamente sul mercato complessivo dell’energia. Ma anche, semplicemente, riducendo gli sprechi e risparmiando. In altre parole, puntando forte sull’efficienza energetica per mettere fine all’uso dissennato delle risorse che negli ultimi decenni ha accompagnato il crescente benessere di larga parte della popolazione mondiale.
L’impatto di una simile scelta, alla quale sono chiamati i governi, le imprese, i centri di ricerca e i privati cittadini, potrebbe essere formidabile. Per rendersene conto basta qualche dato: in base alle valutazioni dell’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), il solo miglioramento dell’efficienza negli usi finali d’energia (automobili, impianti di condizionamento, illuminazione) comporterebbe una riduzione delle emissioni nocive di poco inferiore ai due terzi. E sempre secondo l’Aie, l’utilizzo di tecnologie più efficienti avrebbe come effetto «una riduzione di un terzo della domanda d’energia elettrica, con un risparmio di combustibile equivalente a oltre la metà dei consumi attuali di petrolio entro il 2050».
Insomma, il potenziale di riduzione dello spreco è immenso. Soprattutto in quei Paesi industrializzati, Stati Uniti in testa, che sono i più voraci consumatori mondiali di petrolio (ogni americano ne brucia 26 barili l’anno, contro i 12 del cittadino europeo e i due di quello cinese). Un esempio concreto? Oggi il parco automobilistico statunitense viaggia, in media, sette chilometri con un litro di carburante. Quello dei Paesi europei, sicuramente più avanti in tema di efficienza energetica, ne percorre circa 13. Dati alla mano, basterebbe convincere gli automobilisti americani ad acquistare vetture efficienti quanto quelle europee per risparmiare qualcosa come 4 milioni di barili di petrolio al giorno. Cioè l’intera produzione dell’Iran, il terzo esportatore mondiale di «oro nero».
Da questa parte dell’Atlantico, intanto, l’Ue ha lanciato in grande stile la sfida dell’efficienza, fissando al 20% l’obiettivo di riduzione dei consumi primari da raggiungere entro il 2020. Un target ambizioso, rispetto al quale però l’Italia parte in buona posizione: con un’intensità energetica di 0,13 Tep per mille dollari, infatti, ci posizioniamo oggi tra i migliori d’Europa, preceduti solo da Danimarca e Irlanda. E anche l’«uomo della strada» sembra intenzionato a fare la sua parte: un’indagine condotta da Ipsos Public Affairs, infatti, evidenzia che tre italiani su quattro sono attenti al risparmio energetico. Lamentando, però, una mancanza d’informazione sulle misure più efficaci per raggiungere l’obiettivo. La campagna nazionale «30PERCENTO» dell’Eni nasce anche per colmare questa lacuna.