Fine dei pm superstar Nelle procure è rivolta

Guida la protesta Caselli: "Così si azzerano le professionalità". Ma il Csm è inflessibile: la legge va applicata, niente deroghe

Il 2012 è l’anno che segna la fine dei pm «superspecializzati», che hanno costruito la loro carriera in un settore preciso, dall’antimafia all’antiterrorismo, dalla lotta alla corruzione a quella in difesa dell’ambiente. Spesso diventano delle star, ma a volte costruiscono blocchi di potere monolitici, con legami impropri e rapporti troppo stretti con l’ambiente in cui agiscono.

La riforma Mastella-Castelli ha deciso una svolta nel 2006, imponendo a tutti i magistrati che per 10 anni hanno lavorato nello stesso gruppo di lavoro di cambiare settore. Rimangono fuori temporaneamente solo i pm impegnati in procedimenti già aperti. Il Csm nel 2008 ha stabilito di lasciare 3 anni per completare l’operazione, invitando i capi delle Procure ad applicare gradualmente la rotazione dei sostituti, entro il 31 dicembre scorso.
Ora ci siamo arrivati. Ma qua e là rimangono grande allarme, forti resistenze, segnalazioni preoccupate del rischio di «gravi disfunzioni organizzative». Non è stato un processo facile e non è ancora finito: tanti pm considerati ormai i massimi esperti in un settore sono attaccati al loro ufficio e non vogliono cominciare da capo in uno nuovo; sfumano grandi poteri discrezionali e interessi di vario tipo; saltano incrostazioni che, a torto o a ragione, hanno generato sospetti.

In difesa delle Procure in fibrillazione, è sceso in campo il procuratore di Torino Gian Carlo Caselli, una vita sotto i riflettori dell’antiterrorismo e dell’antimafia. A luglio ha scritto al Csm per protestare contro il pericolo di perdere preziose professionalità e di «azzerare» interi gruppi: nel suo ufficio sono 13 i «colpiti» dal divieto di ultradecennalità. E l’alto magistrato, con parole di fuoco, ha chiesto correttivi alla norma.

Un altro illustre torinese, il giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo Vladimiro Zagrebelsky (fratello di Gustavo, ex presidente della Consulta e «vate» delle toghe di sinistra) ha aperto in questi giorni il dibattito, con un articolo in difesa della specializzazione su La Stampa: «L’idea del magistrato tuttofare - ha scritto- è sempre meno credibile».

Anche il leader della corrente moderata Magistratura Indipendente, Cosimo Ferri, ha chiesto all’Anm di intervenire per una revisione della norma, mobilitando il ministro della Giustizia e il Csm: «Non si può parlare di efficienza e di ragionevole durata del processo se non si investe in specializzazione e in professionalità».

A Palazzo de’ Marescialli le correnti si sono date da fare nelle Commissioni: si è discusso a lungo sulla possibilità di modificare la nuova regola e si sono misurati i rapporti di forza per smussare gli angoli e minimizzare l’impatto del divieto di ultradecennalità. Si è cercato di renderlo meno rigido, di ridurne l’applicazione, di introdurre un biennio di tolleranza.

Ma alla fine il plenum del Csm ha risposto ai preoccupati appelli di Caselli e degli altri confermando che non c’è spazio per ripensamenti, né deroghe: la legge va applicata e basta. Quello che i difensori della superspecializzazione hanno ottenuto è almeno una proroga di 6 mesi per completare l’avvicendamento nei gruppi di lavoro. 

D’altronde, un monitoraggio del Csm ha accertato che molti uffici, invece di protestare, si sono già messi in regola, applicando gradualmente la rotazione dei pm. In cima a quelli che ancora devo completare la rotazione c’è, a parte i 13 di Torino di cui si è già detto, anche la Procura di Milano: ha 17 sostituti interessati per i quali è già stato programmato l’avvicendamento, salvo 7 che hanno chiesto la proroga. I pm di Roma che hanno superato il tetto dei 10 anni sono invece 11; ce ne sono anche 9 a Padova; 6 a Pescara; 5 a Reggio Emilia; 4 a Genova e 3 a Napoli, come a Cagliari e a Varese.