«È la fine della Formula 1 in Usa»

nostro inviato a Indianapolis
Il giorno dopo la Caporetto americana della F1 è il giorno della rabbia a stelle e strisce. Lo dicono i network e lo sguardo duro di Joie Chitwood III, presidente del circuito di Indianapolis. «Se sono arrabbiato per il rifiuto di correre di sette team su dieci? Sono furibondo, e valuteremo cosa fare nei prossimi giorni per rimborsare il pubblico. Azioni legali contro la F1 e rinnovo del contratto? È tutto in discussione».
Quando ha saputo del problema alle gomme Michelin?
«Solo sabato sera alle 10, ma con l’assicurazione che sarebbe stato risolto. Invece è successo che noi, i più grandi organizzatori di eventi motoristici d’America, non potevamo fare nulla perché decidevano loro: Fia, Fom (Ecclestone) e Michelin».
È il giorno più brutto per Indy?
«Nessuno è fiero dell’accaduto».
È la fine della F1 in America?
«Ha fatto un passo indietro. Non so se crescerà dopo quanto successo».
Vuol dire che si è puntata la pistola contro e ha premuto il grilletto?
«Certo non si è fatta del bene. Abbiamo lavorato tanto per farla entrare negli Usa: ora è tutto cancellato».
Chi sono i colpevoli?
«Noi e il pubblico siamo vittime. Chi poteva agire non l’ha fatto: Fia, F1 Management, Michelin».
Ha parlato con Ecclestone?
«Ritengo sia a conoscenza della nostra delusione. E che la condivida».
Voi cosa avreste fatto?
«Avremmo garantito lo show per rispetto del pubblico».
Qualcuno, per la rabbia, ha gettato oggetti in pista.
«Mai successo nella nostra storia, però mi sento vittima come loro».
I team ritirati si sentivano insicuri.
«Da sempre facciamo il massimo per garantire corse sicure. Questo è un evento di portata mondiale e Indy non può accettare gente incapace di garantire sicurezza».
Come giudica la Ferrari?
«Ha fatto quel che doveva. La questione è tra noi, Fia, Ecclestone e Michelin».

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