Alla fine ho cantato: «Grazie Romaaa...»

Il pomeriggio ho goduto e ho iniziato a schiarirmi la voce negli ultimi dieci minuti di partita, quelli del torello. La sera ho cantato, che qualche ora di karaoke non fa male, soprattutto in certe occasioni.
E vai: «Dimmi cos'è, che ci fa sentire amici anche se non ci conosciamo. Dimmi cos'è, che ci fa sentire uniti anche se siamo lontani. Grazie Roma, che ci fai piangere e abbracciarci ancora. Grazie Roma, che ci fai vivere e sentire ancora una persona nuova».
E ancora: «Dimmi chi è, chi è che mi fa sentì importante anche se non conto niente, che mi fa re quando sento le campane la domenica mattina. Grazie Roma, che ci fai piangere e abbracciarci ancora. Grazie Roma, che ci fai vivere e sentire ancora una persona nuova».
E sì, perché a essere sinceri ci poteva resuscitare solo la Roma, ché erano tre partite che le prendevamo e non si vedeva traccia di gioco, le prendevamo da tutti e il derby poteva essere un’altra solenne mazzata. E invece «Grazie Roma», ché Lichsteiner non aveva ancora mai segnato e Kolarov s'è trasformato in un novello Maradona, s'è fatto tutto il campo con gli avversari che sembravano birilli e l'ha infilata.
Peccato per la corsa scudetto della Roma... No, scusate... la corsa Champions. Oddio, mi sa che è la corsa Uefa. Vabbè, peccato lo stesso.