Alla fine Marini passa al Senato e ringrazia i colleghi «stranieri»

Il nuovo presidente di Palazzo Madama la spunta al terzo scrutinio con 165 voti: «Grazie a Tremaglia e agli eletti all’estero». Ipotesi Rifondazione dietro le schede bianche

Gianni Pennacchi

da Roma

L’applauso del centrosinistra è scattato alle 14,38 appena contata la 162ma scheda, stavolta buona, per Franco Marini. Nella rossa bomboniera il pio Oscar ha proseguito lo spoglio sino a completarlo, poi i senatori segretari hanno avviato la riconta e mezz’ora dopo s’è avuto l’annuncio ufficiale: 165 voti per Marini, 156 per Giulio Andreotti e una scheda bianca. Ma alle 14,39 in punto nel Salone Garibaldi è comparso Romano Prodi a mettere il cappello sulla sofferta elezione del lupo marsicano alla presidenza del Senato. «Abbiamo vinto due a zero» vantava il premier in pectore, «in quattro ore tutto è andato a posto» spiegava giulivo mentre Rosy Bindi cercava di sottrarlo ai giornalisti per portarselo addirittura in aula. I commessi ovviamente lo han bloccato, e Prodi s’è dovuto accomodare nella tribuna dei deputati, per ricevere il saluto dal basso di Marini. Ma non solo Prodi è venuto a festeggiare. Son comparsi anche Francesco Rutelli, svelando che «ora abbiamo vinto davvero le elezioni», poi Piero Fassino spiegando che la maggioranza è «forte e coesa» ed ha dimostrato di possedere «i numeri per governare l’intera legislatura». Da Forza Italia replicano che trattasi di «vittoria di Pirro», da An Domenico Nania avverte che «l’Unione ha nascosto la polvere sotto il tappeto». Tant’è che ieri, dopo un giorno ed una notte di sofferenza (e lo strascico mattutino di processo alla gestione dell’ex presidente Scalfaro), Marini è stato eletto. Senza «pizzini» né franchi tiratori finalmente, anzi guadagnando tre o quattro voti in più.
Vedi che la notte porta consiglio? Prodi assicura che non son state pagate «contropartite politiche» per spianar la strada di Marini. In verità non s’avverte un travaso di voti, quel paio di «ascari» van ricercati tra i senatori border line, a vita ed eletti all’estero, ma la domanda cruciale è un’altra e tocca le viscere dell’Unione: che cosa ha provocato la «conversione» di quei tre «franceschi tiratori» e tre o quattro schede bianche che garrotavano il candidato nei primi tre scrutini? La versione più accreditata attribuisce le schede bianche a senatori rifondaroli, che han mollato la corda solo dopo aver visto che alla Camera Fausto Bertinotti ce l’aveva fatta. Per le altre, forse è illuminante la battuta di Clemente Mastella, che finalmente sereno e sorridente ha ritirato ogni riserva ed ora esclama: «Se Prodi chiama, scatto come un soldato».
Sì, come un soldato, possibilmente di picchetto in Via XX Settembre. Non c’è una cartucciella stavolta, ma l’accordo è stato completato nella notte, con una stretta di mano solenne davanti a testimoni: l’Udeur avrà appunto il ministero della Difesa per il suo leader, più un viceministro, più tre o quattro sottosegretari, e pure una presidenza di commissione parlamentare. Ci si può stare, no? Talché Mastella può ora assicurare che Marini svolgerà il suo ruolo «non bene, benissimo»; e ovviamente è soltanto «qualche imbecille» a sospettare i tre dell’Udeur per quelle schede malandrine, poiché «noi abbiamo sempre fatto le battaglie con grande lealtà».
Anche Andreotti s’è complimentato col vincitore ed ha trovato «ottimo» il discorso che il neo presidente ha poi tenuto. In verità, la scelta di Marini non è che vada per traverso al centrodestra, anzi: non è un mistero che se il centrosinistra avesso proposto una scelta condivisa al Senato, Marini spiccava tra i favoriti. Così la Cdl lo ha applaudito anch’essa più volte, quando nel discorso di investitura ha dato «il saluto del novizio» promettendo che sarà «il presidente di tutto il Senato, in un dialogo fermo e mai abbandonato, con grande attenzione e rispetto per le prerogative della maggioranza e per quelle dell’opposizione». Saluti ed omaggi di rito a Ciampi, ai caduti di Nassiryia, al 25 aprile e al 1° maggio. Più o meno come l’altro ex sindacalista incoronato a Montecitorio. Però Marini è parso sincero quando s’è rivolto al suo predecessore Marcello Pera promettendo: «Non mancherò di bussare alla sua porta per il consiglio che può dare». Ed anche nel ringraziare Mirko Tremaglia per la battaglia in favore del voto agli emigrati. La maggioranza ha applaudito con calore questo passaggio, provocando nel centrodestra battute salaci e Marini s’è irritato: «Non mi pare adeguata questa ironia, perché il ringraziamento è sincero. Infatti, abbiamo realizzato un obiettivo storico importante per il nostro Paese».
Dunque ha vinto Marini, al Senato. Ma ha vinto davvero anche l’Unione? L’appuntamento è per l’elezione dei presidenti di commissione.