Fine del Ramadan, in preghiera a piazza Vittorio

I giardini di piazza Vittorio si sono trasformati in una moschea all’aperto. Alle 8.30 di ieri, infatti, le comunità islamiche della capitale si sono riunite in preghiera nel verde dell’Esquilino per festeggiare la fine del mese di Ramadan. L’iniziativa, arrivata quest’anno alla sua seconda edizione, è stata organizzata dall’associazione bengalese in Italia e dal centro islamico Masjeed E-Rome di Torpignattara.
Quattro turni di preghiera, guidati da altrettanti imam di nazionalità diverse, che si sono alternati nel corso della mattinata per guidare i fedeli musulmani nella cerimonia. I quattro momenti sono stati celebrati da due imam bengalesi, uno egiziano e, infine, da uno studioso del Corano senegalese. Tutto ciò per consentire ai tanti fedeli islamici che vivono a Roma di poter scegliere uno dei diversi momenti di preghiera a cui partecipare per la fine del Ramadan in concomitanza con la preghiera della grande moschea. Secondo gli organizzatori, hanno partecipato in totale ai turni di preghiera circa 6mila persone.
Già da domenica gli organizzatori dell’iniziativa avevano preparato l’evento ripulendo l’area dei giardini di piazza Vittorio e facendo una raccolta di cartoni da sistemare sulla parte asfaltata del parco: ieri, infatti, fogli di giornali e cartoni sono stati messi a terra e ricoperti dai tappeti sui quali si sono inginocchiati i fedeli. E agli angoli del giardino sono state lasciate le scarpe. Un’area della piazza è stata riservata alle donne musulmane che hanno partecipato alla cerimonia.
Per consentire la partecipazione alla preghiera, sono stati fatti quattro turni, nel corso dei quali i musulmani di Roma si sono dati il cambio lasciando il posto agli altri anche per differenze di origini e lingua. Le preghiere sono state infatti dette in più lingue, con gli imam che da un banchetto centrale guidavano i presenti.
Tra le comunità di stranieri presenti, quelle del Sud-Est asiatico, del Nord Africa e senegalesi. «Oggi siamo qui riuniti tutti come fratelli e sorelle - ha dichiarato un cittadino bengalese di 55 anni -. È un evento molto importante perché riunisce nello stesso luogo tutti i vari gruppi di musulmani stranieri della città».
La festa proseguirà anche nelle prossime ore nel privato delle case e nei luoghi di incontro delle varie comunità con banchetti etnici, tipici di ogni nazione, e con i propri rituali conviviali.