La fine di Serrentino l’ultimo prefetto

Si prodigò per soccorrere gli zaratini nella città semidistrutta da 54 bombardamenti alleati. Catturato dai partigiani titini, fu imprigionato e fucilato il 15 maggio 1947

Vincenzo Serrentino era zaratino solo di adozione. In realtà era siciliano, nato a Rosolini in provincia di Siracusa, il 19 settembre 1897. Entrato all’Accademia Militare di Modena nel 1915, ne uscì con il grado di sottotenente di fanteria e fu immediatamente spedito al fronte con la II Armata, quella destinata al Grappa. Nel 1919 venne inviato prima a Sebenico, poi a Zara con le truppe italiane, come stabilito dal trattato di pace di Londra del 1918.
Arrivato nella città dalmata a 22 anni, Serrentino fu subito accolto nella comunità italiana, nonostante la differenza di lingua e di cultura. Sposò una ragazza di Zara, ebbe tre figli, divenne segretario generale del sindacato di agricoltura e commercio e in tale veste si adoperò per la restituzione delle terre agli agricoltori italiani, confiscate durante la dominazione asburgica. A Zara lo chiamavano in dialetto «Vize».
Poi arrivò il secondo conflitto mondiale. Per le sue precedenti esperienze belliche a Serrentino venne affidato il comando della difesa territoriale antiaerea con il grado di tenente colonnello. Poi arrivò l’8 settembre 1943. Il giorno 10 un contingente di truppe tedesche entrò in Zara, benevolmente accolto dalla popolazione italiana che temeva soprattutto i partigiani titini e guardava con eguale preoccupazione alle pressioni degli ustascia del nazionalista Ante Pavelic affinché la città venisse annessa ad uno Stato indipendente croato. Una delegazione di zaratini, inviata a Trieste per incontrare il prefetto Bruno Coceani, ottenne un interessamento del ministero dell’Interno della Rsi per la città. Fu così che Vincenzo Serrentino fu nominato prefetto di Zara italiana il 2 novembre 1943. La sera stessa un violento bombardamento angloamericano fece 160 morti, il 28 una seconda incursione ne provocò 200. Tremendi anche gli attacchi del 16 e del 30 dicembre 1943.
Gran parte degli abitanti e delle autorità finirono per abbandonare Zara. Tra le macerie rimasero il prefetto Serrentino e il vice prefetto Giacomo Vuxani, un coraggioso italo-albanese proveniente dalla comunità arberesh di Borgo Erizzo. Serrentino e Vuxani si prodigarono oltre ogni limite per prestare assistenza ai feriti e organizzare un minimo di approvvigionamento alla città distrutta e affamata, distribuendo anche i pochi aiuti che arrivavano fortunosamente via mare da Trieste.
Ma l’epilogo era ormai vicino. Il 30 ottobre 1944 i tedeschi lasciavano definitivamente Zara. Il 1° novembre vi entravano le bande titine. Vuxani venne arrestato (con Pietro Luxardo) il 1° novembre, «Vize» riuscì a fuggire e a rifugiarsi a Trieste finché anche il capoluogo giuliano non cadde in mano agli slavi. Nei terribili quaranta giorni dell’occupazione titina, anche Serrentino venne catturato e imprigionato. Dopo due anni di peregrinazione da un carcere all’altro della Jugoslavia, l’ultimo prefetto di Zara italiana venne fucilato a Sebenico il 15 maggio 1947.
Troviamo il suo nome in due elenchi del 24 gennaio e del 14 ottobre 1946. Con essi la Jugoslavia si rivolgeva alla Commissione alleata per ottenere dall’Italia la consegna dei suoi «criminali di guerra». Fra essi, il generale Mario Roatta, ex capo di stato maggiore dell’esercito, il generale Mario Robotti, comandante dell’11° Corpo d’Armata, Giuseppe Bastianini e Francesco Giunta, ex governatori della Dalmazia italiana. Anche Vincenzo Serrentino era da considerarsi un «criminale di guerra» e le autorità jugoslave ne chiedevano la consegna nonostante l’ex prefetto languisse già da un anno nelle loro carceri.
In una lettera d’addio al consuocero Riccardo Cecconi, scritta il 14 maggio, giorno precedente la fucilazione, Serrentino aveva espresso la speranza di essere «seppellito nel cimitero di Zara fra i militari italiani». Non fu esaudito, naturalmente. Il luogo della probabile sepoltura è stato individuato lo scorso anno in un vecchio cimitero abbandonato fuori Sebenico dove un tempo venivano sepolti gli stranieri. Ma le autorità di Zagabria non hanno autorizzato ulteriori ricerche. Anche a Serrentino è stato dedicato un libro (Vincenzo Serrentino. Una vita per la patria), scritto da Mario de’ Vidovich, fondatore dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.