"Finge di rispettare la Carta, ma la tradisce"

Il deputato Pdl Maurizio Bianconi: "Napolitano si contraddice: la nuova prassi costituzionale avallata da lui". E sulla terza carica dello Stato: "Il presidente della Camera non va difeso ma richiamato"

Roma - Onorevole Maurizio Bianconi, non sia noioso però, le questioni tecniche non le legge nessuno.
«Eh, lo so, ma queste cose bisogna dirle, Giorgio Napolitano sta tradendo la Costituzione».

Olé, iniziamo bene.
«La Costituzione la puoi tradire non rispettandola, oppure fingendo di rispettarla».

Di bene in meglio.
«Partiamo dall’inizio: formazione del governo Berlusconi».

Fin qui.
«Napolitano conferisce l’incarico al premier, nel giro di tre ore il governo è fatto».

Le consultazioni furono rapidissime rispetto alle lungaggini della prima Repubblica.
«E Napolitano spiegò il perché. Disse che in questo sistema bipolare, col premier indicato sulla scheda, è il risultato elettorale a determinare l’assegnazione degli incarichi».

Quindi?
«Napolitano smentisce se stesso, con un atto di incoerenza gravissima, dicendo no al voto anticipato e sì alla ricerca di un governo tecnico».

Lui parla di governo politico.
«Un falso problema. Se è per quello ci sono stati governi balneari, ponte, di transizione, monocolore d’attesa...»

Si fermi!
«Come lo chiami lo chiami, la politicità non sfugge. Il punto è che non è il governo uscito dalle urne».

Napolitano cita la Costituzione, però.
«Ma si rimangia una Costituzione da lui stesso costituita sotto il profilo materiale».

Che detta un po’ meno cripticamente...
«Lui stesso formando il governo ha accreditato una prassi che ora non può smentire. Un altro presidente della Repubblica potrebbe farlo, lui ormai non può più tornare indietro, perché si è autovincolato. Se tu stesso hai garantito una Costituzione materiale basata sul risultato elettorale, cercando un governo diverso in parlamento non stai rispettando la Costituzione, ma solo contraddicendo te stesso».

Napolitano chiede anche la fine del clima da resa dei conti, parla di «pressione delegittimante» su Fini.
«L’estate scorsa, quando Berlusconi finì sotto attacco sul piano personale, Napolitano si guardò bene dall’intervenire».

Vabbè, ora farà la difesa del capo pure lei...
«Il contrario. Napolitano fece bene a restarne fuori. Perché il premier è anche un leader politico, e chi va per questi pelaghi è normale che trovi tempesta».

Diversa la situazione della terza carica dello Stato.
«Napolitano avrebbe fatto meglio a scegliere il silenzio anche su Fini. Ma se è davvero attento alla presidenza della Camera, avrebbe dovuto dire a Fini: datti una calmata».

Datti una calmata.
«Eh sì! Perché vede, Berlusconi, in quanto premier, è un pesce nell’acquario. I presidenti invece, da Fini a Napolitano, dovrebbero essere gli osservatori e i garanti dell’acquario».

Fini s’è tuffato?
«Se il presidente della Camera fa politica in prima persona, diventa capofazione, ispira e anima gruppi parlamentari e addirittura un partito parallelo con tanto di coordinatori sul territorio come Generazione Italia e determina la sua connotazione pubblica come il capopopolo contro il premier, ecco, allora è lui stesso a esporsi agli attacchi».

Insomma è stato lui il primo a incominciare.
«Sfogli gli ultimi mesi: non troverà una sola occasione in cui non abbia indicato un percorso politico invece che istituzionale. Ma il vulnus si è creato in due episodi specifici».

Sarebbero?
«Intanto quella volta del portavoce».

Quale volta?
«Eh, già, perché voi giornalisti siete distratti. Prima della votazione sulla fiducia a Giacomo Caliendo, fu il portavoce della presidenza della Camera Fabrizio Alfano a spiegare che i finiani avrebbero ricevuto indicazione su come votare da Fini, un minuto prima di entrare in Aula».

Davvero?
«Eh, davvero sì. Non si usa il portavoce istituzionale per fare comunicazioni da capofazione!».

E il secondo episodio?
«È precedente. Settembre 2009, al ritorno in aula dopo le ferie c’era Italo Bocchino che girava fra i banchi a caccia di firme in solidarietà a Fini contro gli attacchi di Vittorio Feltri sul Giornale».

La famosa lettera dei 54?
«Sì. Bocchino disse: “La chiede Fini”, e Fini presiedeva la seduta. Un episodio gravissimo, anche perché la solidarietà era un pretesto, la verità è che quella fu la prima conta dei finiani».

Napolitano dice che ha reagito a chi chiede il voto anticipato senza averne la competenza.
«Ne ha il diritto, la prerogativa è sua. Però vede, chiedere il voto si può, un uomo politico può dire quello che vuole. Un uomo delle istituzioni invece deve dire ciò che le istituzioni dicono».