"Fini? È al 2,9% C’è maggioranza anche senza Fli"

La sondaggista Alessandra Ghisleri contesta chi stima il movimento al 7%: "C’è differenza tra intenzioni vere e voto d’opinione"

Direttore Alessandra Ghisleri, quanto vale il Fli di Fini?
«Oggi il 2,9%. Il che vuol dire che può oscillare tra il 2 e il 4%».
Dati striminziti rispetto a quelli di Renato Mannheimer e Luigi Crespi che valutano i finiani rispettivamente al 7,9% e al 7,6%. Chi ha ragione?
«Non posso e non voglio fare una polemica con i miei colleghi ma posso spiegare da dove ricavo i miei risultati».
Ci spieghi.
«Valuto le risposte degli intervistati prendendo in considerazione diversi fattori. Dal luogo agli elementi storici».
Nessuna domanda secca del tipo “Se si vota domani lei chi sceglie”?
«Facciamo quella ma non solo. Altrimenti avremmo un dato sballato, magari dettato dallo sfogo di un momento».
E quindi cosa chiedete?
«Per esempio accertiamo a quale area politica appartiene l’intervistato. E anche il territorio ha il suo valore».
Lombardo o siciliano che differenza fa?
«Se l’intervistato vive da secoli nell’Umbria rossa, ha sempre votato e sempre votato a sinistra, e non ci sono ragioni locali per cui dovrebbe essere scontento del Pd e poi dichiara di voler votare Storace, beh...».
Ci credo poco.
«Appunto. Continuiamo a fare domande per capire quali elementi, oggi, lo spingono a fare quella scelta. Magari è solo un voto d’opinione».
Che differenza c’è tra il voto d’opinione e la reale intenzione di voto?
«Che il primo è soggetto a valutazioni momentanee di cui non possiamo non tener conto. Il voto d’opinione si gonfia e si sgonfia di continuo».
E valutate tutto questo?
«Certo. Anche l’aver raccolto le opinioni a ridosso del webmessaggio di Fini ha avuto un suo peso».
A suo favore o sfavore?
«A sfavore. Ai più è parso poco convincente».
Da dove “pesca” Fini?
«Un terzo dai pidiellini, un terzo da Pd e Idv, un terzo dall’area del non voto».
A cui lei non dà il medesimo peso, giusto?
«I risultati vanno filtrati: se uno dichiara di aver sempre votato Pd con convinzione e poi domani voterebbe Fini ha un peso diverso rispetto a un ex aennino, magari scettico del Pdl fin dalla nascita».
L’ex An è più attendibile?
«Tanti dicono che sceglierebbero Fini perché è il più anti-berlusconiano. Ma è difficile che uno storico elettore di sinistra poi voti a destra. E viceversa».
Cioè che un pidiellino voti Pd?
«Certo. Raro che un berlusconiano, seppur deluso, anche se dichiara di voler votare Pd, poi lo faccia veramente».
Quindi non lo tenete in considerazione?
«Certo. Ma i dati vanno analizzati oltre che raccolti. Le faccio un esempio».
Prego.
«Secondo lei conta di più un pidiellino scontento che dichiara di voler passare alla Lega perché a lui pare la forza più concreta o un pidiellino altrettanto deluso che dichiara di voler votare Di Pietro?».
Il primo è senza dubbio più credibile.
«Appunto. Altro esempio: in tanti dicono “Voto Fini anche se poteva accorgersi prima che Berlusconi era fatto così”. Ecco noi ne teniamo conto».
In una cosa siete tutti d’accordo: l’astensionismo sarà altissimo.
«Sì. La gente ora è stanca ma il dato è destinato a diminuire in campagna elettorale».
L’attuale maggioranza senza Fli avrebbe ancora la maggioranza?
«Ad oggi abbiamo un Pdl al 30,9; la Lega al 12,1; la Destra di Storace all’1,8. Totale: 44,8. Più altri... 45%. Sì, avrebbe la maggioranza».
Anche al Senato?
«Per il Senato bisogna considerare la legge elettorale col premio regionale. Un discorso complesso che va connesso al cosiddetto voto utile».
Spieghi.
«C’è chi dice: “Voterei Fini ma con l’attuale legge elettorale, se il Fli va da solo, butterei via il mio voto”».