Fini accusa: "Da Prodi una colossale bugia"

Il leader di An: la verità negli atti del Parlamento. L’ex ministro
Martino: &quot;Parisi ha ragione, il presidente del Consiglio mente&quot;. Dopo le rivelazioni del <em>Giornale</em> il centrodestra attacca e apre il dibattito sul voto per l’Afghanistan. Berlusconi: scelte responsabili, ma nessun soccorso

Roma - Romano Prodi gioca allo scaricabarile e attacca il governo Berlusconi per «l’iter troppo riservato» tenuto sull’allargamento della base Usa di Vicenza. Il Giornale, però, lo smentisce, recuperando il question time in cui Arturo Parisi mostra di essere perfettamente a conoscenza della vicenda. Un infortunio che fa scattare la rabbia e il fuoco incrociato del centrodestra, per il quale si apre anche il dilemma sul comportamento da tenere in aula nel voto sul rifinanziamento della missione in Afghanistan.
Il primo a esprimere la sua indignazione contro il premier è Gianfranco Fini che usa toni insolitamente duri. «È grave la colossale bugia che Prodi ha detto quando ha affermato che il nostro governo non lo aveva informato sull’ampliamento della base di Vicenza» attacca il presidente di An. «Bastava che prendesse visione di quanto comunicato al Parlamento». L’ex ministro degli Esteri si dice comunque convinto che su questo tema «non si arriverà al redde rationem». A chi gli chiede una previsione sui pericoli che potrebbe correre la maggioranza quando si voterà il rifinanziamento della missione in Afghanistan, Fini si mostra ugualmente scettico. «Sono convinto che le minacce della sinistra radicale siano armi spuntate. Can che abbaia non sempre morde. L’opposizione è certamente favorevole al mantenimento del nostro impegno in Afghanistan ma non è compito nostro andare in soccorso della maggioranza».
Un j’accuse pesante sulle amnesie governative arriva anche da Antonio Martino. «Il mio successore ha detto il vero: nessun accordo era stato sottoscritto. A mentire non è stato Parisi ma è Prodi che, per sottrarsi alla responsabilità della scelta, afferma che il suo governo non può opporsi a decisioni prese dall’esecutivo Berlusconi» dice l’ex ministro. «Quanto poi all’ineffabile ministro D’Alema - scrive Martino - non ha il diritto di fingere di cadere dalle nuvole né tanto meno quello di accusare il governo Berlusconi di scarsa trasparenza». Un attacco che viene ripreso anche da Sandro Bondi. «Prodi ha cercato di nascondere dietro una penosa bugia le contraddizioni del suo esecutivo. Il premier o ha la memoria corta o il naso lungo, e in entrambi i casi la sua permanenza a Palazzo Chigi diventa imbarazzante».
Sullo sfondo, però, la Cdl si interroga sul voto sulla missione in Afghanistan. Silvio Berlusconi non parla pubblicamente. Ai suoi collaboratori fa sapere, però, che la questione va affrontata con la massima prudenza perché abbiamo «la necessità di rispettare l’impegno preso» con gli alleati nella lotta al terrorismo. La prudenza di Berlusconi non significa che l’ex premier intenda far passare liscia «l’ennesima spaccatura interna» all’Unione. «Se davvero la sinistra radicale porterà a compimento la sua minaccia e la missione dovesse essere rifinanziata grazie ai nostri voti il governo non potrà non fare una riflessione».
Chi di certo non farà mancare il suo voto favorevole al rifinanziamento della missione è l’Udc. «Se Berlusconi seguisse il consiglio di Fini, vi immaginate che telefonata con Bush?» ironizza Rocco Buttiglione. «Il Cavaliere gli direbbe: George, ti abbiamo tradito, abbiamo abbandonato l’Afghanistan e la lotta per la libertà, però sapessi che fregatura abbiamo dato a Prodi...». Il leader di An, però, gli risponde subito, chiarendo la sua posizione. «Non è la prima volta che Buttiglione fa finta di non capire. Un governo senza maggioranza su una questione così importante come l’Afghanistan non potrebbe rimanere in carica. Ciò non vuol dire che l’opposizione non mostrerebbe l’alto senso di responsabilità che l’ha sempre caratterizzata». Chi mostra di non avere dubbi, è, invece, la Lega che rifiuta qualsiasi forma di aiuto al governo. «Nessun soccorso da parte nostra per risolvere i gravi problemi della maggioranza divisa su tutto, problemi che rischiano di portare alla deflagrazione del governo».