Fini: alleanza possibile, stessi valori e obiettivi

da Roma
Sono diversi i passaggi che Pier Ferdinando Casini dedica nel suo lungo discorso finale «all’amico» Gianfranco Fini, possibile competitore di un ipotetico delfinato alla guida del centrodestra. Molti si aspettavano un discorso più duro di quello del segretario Cesa nei confronti degli alleati, e una risposta al duro attacco che Fini gli aveva rivolto dopo il voto sull’Afghanistan in Senato. Invece, forse per sottolineare che ieri era il momento della «costruzione», forse per allontanare da sé qualunque sospetto di attrazione a sinistra, è stato tutto un salutarsi calorosamente più volte a uso e consumo delle telecamere, e durante il discorso conclusivo, più di una volta si è rivolto verso la prima fila alla sua sinistra dove Fini stava seduto vicino ad Andrea Ronchi e Fabrizio Cicchitto, poco distante da Gianni Letta e Gerardo Bianco. «Caro Gianfranco, sulla droga siamo d’accordo con te», primo scambio di gentilezze, e poi sull’identità cristiana dell’Europa e sui temi ambientali, sulla cittadinanza agli immigrati e sulla sicurezza, sull’università e sulla famiglia.
Ad ognuno di questi passaggi Fini applaude, assentisce con la testa, scambia un segno di intesa con Ronchi. Abbronzato, giubbotto scamosciato, jeans, il presidente di An si distrae solo per leggere gli sms sul telefonino, probabilmente sono notizie sulla visita di Berlusconi a San Pietroburgo. Per il resto segue con attenzione, in attesa di qualche passaggio della relazione che possa rompere il rinnovato idillio. Ma anche sul referendum Casini rifiuta la contrapposizione: «Caro Gianfranco, invece di una legge pasticciata andiamo al referendum, non è un problema. Vorrà dire che tu spingerai al voto per il sì e noi per l’astensione». La frizione emerge quando Casini parla di riforma elettorale tedesca: Fini scuote la testa in dissenso, e rimane perplesso quando il leader dell’Udc sottolinea che non è da una legge che può nascere un partito. «La forza politica nasce dai propri valori» ribadisce, ricordando come lo stesso Fini era contrario all’uninominale: «Tu mi dicesti con questa legge posso dire addio al Parlamento e invece la tua forza politica ti ha fatto vincere». «Ottimo discorso - commenta alla fine il leader di An -, soprattutto perché ha espresso in modo chiaro la volontà di essere alternativi alla sinistra. Casini ha indicato valori, obiettivi e principi che sono della Cdl». Resta la distanza sulla legge elettorale, annota Fini, «ma questo si sapeva». A indicare un clima disteso il siparietto subito prima dell’inizio dei lavori: Fini che, battendo sulla spalla di Casini, gli dice «in bocca al lupo», lui che risponde con il tradizionale «crepi!» e si congeda con una battuta: «Fammi andare ora, devo concentrarmi, altrimenti poi dico che entro in An». Commovente la replica di Fini: «Non avrei problemi... Parla con il cuore». Per Bianco della Margherita il discorso di Casini è «condivisibile per il 98%, ma il 2% quello con il quale ribadisce di voler rimanere nel centrodestra, proprio non capisco come possa fare. Stiamo passando dalla cultura bipolare a quella dell’alternanza».