Fini attacca: "D'Alema irresponsabile su Hamas"

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Il leader di An: &quot;Prodi dica se il governo condivide
queste gravissime parole&quot;. Casini ironico: &quot;Non si è accorto che sono
terroristi?&quot;. Bertinotti concorda con il ministro: &quot;Ha ragione, si tratta con
chi c’è&quot;
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da Roma

«Parole gravissime ed irresponsabili. La pensa così anche il governo?». È Gianfranco Fini a suonare la carica dopo le sollecitazioni pro-Hamas avanzate da Massimo D’Alema a San Miniato. Tutto il centro-destra incalza il titolare della Farnesina che si dichiara favorevole al dialogo con l’ala dura dei palestinesi, senza distinguo. Ma a far capire che il problema non è secondario e che di fatto si è aperta un’altra falla nella maggioranza, al di là di una dura presa di posizione dell’ambasciata israeliana a Roma («Non vediamo ragioni di dialogo con terroristi») sono le voci - o meglio, i molti silenzi - che seguono l’ammiccamento dalemiano agli ultrà palestinesi.
Nel variegato universo dell’Ulivo, a prendere le difese del ministro degli Esteri, all’inizio, sono solo un pugno di deputati di Pdci, Sd e verdi, seguiti più tardi da Bertinotti («D’Alema ha ragione: si tratta con chi c’è») e Parisi il quale però osserva come «serve un riconoscimento reciproco». Fra i Ds regna il silenzio fino all’intervento, a tarda sera, di Fassino: «Occorre una strategia politica di condivisione per arrivare ad un governo di unità nazionale palestinese che tenga dentro anche Hamas». Già qualche giorno fa il segretario dei Ds aveva spezzato una lancia a favore di Hamas e ieri ha ribadito: «È impensabile un accordo di pace tra Abu Mazen e Israele senza Gaza e la Cisgiordania». E ha assicurato: «Lo dico come amico di Israele». Per il resto, silenzio. No comment dalla Margherita. Anche se, dietro i dinieghi alle repliche, si dice piovano in queste ore accuse al vetriolo sulle «velleità di protagonismo» di D’Alema e sul suo ricercare consensi nella sinistra massimalista che lo guardava torvo dai tempi del suo governo, con Rifondazione nell’angolo.
Sia vero o presunto il tentativo di riannodare il filo con Bertinotti, Diliberto e compagni, l’uscita dalemiana costituisce un problema. Non c’è solo Fini a ricordare come «Hamas praticava e pratica tuttora il terrorismo come strumento di lotta, rifiutando di riconoscere Israele per cui la Ue l’ha inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche» e a pretendere «chiarimenti» da Prodi. Anche l’ex-ministro degli Interni Pisanu pretende spiegazioni: «Il fatto che Hamas ed Hezbollah godano di consenso politico non attenua la loro natura di organizzazioni terroristiche e tantomeno le accredita come legittimi interlocutori internazionali. È auspicabile che D’Alema chiarisca al più presto il senso delle sue gravi dichiarazioni», dice. Pure Pier Ferdinando Casini si fa caustico: «O il nostro ministro degli Esteri era distratto o la Ue ha sbagliato ad inserire Hamas nelle organizzazioni terroristiche».
Chiedono spiegazioni e chiarimenti al governo anche La Malfa («Il radicamento popolare di Hamas? Anche Hitler e Mussolini l’avevano...»), l’azzurra Bertolini, il leghista Calderoli, il vice-coordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto e il responsabile esteri dello stesso gruppo Rivolta («Negoziare con Hamas non solo è inaccettabile, ma inutile»). Ma quello che stupisce è il silenzio di molti big ulivisti. Restano in silenzio Prodi, Veltroni e Rutelli, Mastella e Di Pietro, Bersani e Letta. Il verde Cento invece parla di «strumentalizzazioni» del centro-destra, mentre Venier e Sgobio (Pdci) si congratulano col ministro degli Esteri. Margherita Boniver - già sottosegretaria azzurra agli Esteri nel governo Berlusconi - si dice invece colpita non tanto dall’ammiccamento dalemiano verso Hamas, ma dai tempi scelti dal ministro degli Esteri. Oggi Tony Blair, che ieri ha visto a Bruxelles Solana e Barroso, giunge a Roma per abboccamenti col governo nella sua veste di inviato speciale del quartetto per il Medio Oriente. Vedrà D’Alema e Prodi. Non è da escludere che la Farnesina abbia voluto fornirgli anticipatamente il menù del colloquio. Riservandosi poi di sostenere il dialogo con Hamas lunedì prossimo in un incontro Ue tra ministri degli Esteri.