Fini attento alla diaspora se vuoi evitare la scissione

Angelo Mellone è uno dei più acuti partigiani del pensiero finiano e merita una risposta seria al suo editoriale dedicato ai cinque motivi per cui non ci sarà la scissione in Alleanza nazionale. Lui lo dice ragionando su un’ipotesi mediatica, io lo spero macerandomi tra testa e cuore.
Ma è la questione che è mal posta: una scissione è la conseguenza di uno stato di fatto e vorrei vedere Mellone cimentarsi sull’origine del problema.
In politica devono contare o no le idee? È lecito avere dubbi sulla volontà della destra di definirsi e soprattutto praticarsi come tale? Voglio essere sincero fino in fondo: non risponderò all’ultima della questioni poste, quella sulla presenza in Parlamento, perché è davvero l’ultimo dei problemi che ho. Se lo avessi, con il sistema elettorale che c’è, e anche con quello che An dice di volere con il referendum con il quale punta ad abrogare una legge elettorale che ha contribuito ad imporre a colpi di maggioranza parlamentare (!), basterebbe starmene buono buono e stai certo, caro Mellone, che farei il senatore a vita senza bisogno di scomodare il capo dello Stato.
Del resto, in An così fanno in tanti, ma non così fan tutti.
In Parlamento ci si rientra, nel caso, se le idee hanno consenso, altrimenti amen. Tornarci solo obbedendo a Lui non mi pare dignitoso, né democratico. Preferisco vivere, recitava un fortunato spot di Maurizio Costanzo (e comunque la nuova legge elettorale c’entra come i cavoli a merenda: ci sarà il premio di maggioranza e anche con uno sbarramento al 15% ci sarà bisogno per vincere di tutti quelli che hanno dal 14% in giù: ma di che stiamo parlando... Nello Musumeci docet).
Io voglio restare in Alleanza nazionale, come sanno gli elettori che in queste settimane ho incontrato nella Marche, in Toscana, in Friuli, in Veneto, in Liguria, nelle Puglie, in Emilia, in Sicilia e nelle prossime settimane nel resto d’Italia. Ma non voglio una politica che anteponga ad un’identità fondata su una gerarchia di valori che sono tutt’altro che roba da museo, il proprio tornaconto personale.
Il congresso serve a fare chiarezza. È un obbligo statutario e un dovere politico. Mellone non chiede a Fini perché non si inchina ad un rito democratico, si limita a dire ad un missino del Tuscolano - che non è una parolaccia, lì furono assassinati tre ragazzi a via Acca Larentia, ma oggi ce ne dobbiamo quasi vergognare... - il classico ma dove vai...
Volgare, molto volgare. Se a casa mia non si discute perché se si discute vieni cacciato, messo all’angolo, ignorato, molto semplicemente cambio casa... a che serve pagare l’affitto se non ti danno nemmeno la ricevuta?
In An non c’è (ancora) scissione, ma c’è diaspora. Se un giornale avesse voglia, c’è un lungo elenco di quadri di partito che se ne sono andati o sono stati cacciati. Sono voti che rischiano di mancare pure a Berlusconi. L’elenco è a disposizione.
Manca il ricambio: non vengono segnalati quadri nuovi da altri partiti che li abbiano rimpiazzati. C’è solo la corsa alle segreterie provinciali con operazioni di dubbia correttezza - stavo per scrivere legalità - come accaduto a Napoli, e senza uno straccio di discussione sulle idee.
So anch’io quanto è difficile ricucire la destra. Se la destra è An, se An resta a destra, non ce n’è bisogno. Ma se a destra di An si posiziona Pierfurby Casini (basta chiedergli che ne pensa sul Corano nelle scuole...) allora il problema si pone. E Mellone mi creda, in un disegno così grande si supereranno pure gli antagonismi che appaiono insormontabili. Anche Alessandra Mussolini si convincerà che non ha senso la guerra dei cent’anni nel momento in cui c’è bisogno di fare una cosa seria che affianchi chi vede nell’islamizzazione della società un pericolo da contrastare, nella sovversione del diritto naturale la cancellazione dell’identità culturale della nazione, nella liquidazione della storia nazionale la fuga più pericolosa da se stessi.
Se fosse necessario, sarebbe doveroso. Non voglio fare il capo di niente, ma solo servire le idee per le quali ho speso una vita e a cui non intendo rinunciare affatto. E - magari accettasse! - se ci fosse una donna coraggiosa e onesta, come Daniela Santanchè, avremmo una bandiera del tempo nuovo che sventolerebbe nel nome del diritto alla libertà di essere se stessi, di destra, appunto. Bandiere, non banderuole. Ecco, Mellone, quel di cui abbiamo bisogno.
Prima di chiederti se ci sarà o no la scissione in An, chiediti il perché di una diaspora che c’è e se la destra ci sarà. E già che ci sei, sali a via della Scrofa e domanda a Fini: «Ma che stai affà?» (come se fossi un missino del Tuscolano...).
* Senatore di Alleanza nazionale