Fini: Berlusconi scatena il conflitto istituzionale Terzo polo si compatta: verso coordinatore unico

Controffensiva di Fini. Per sviare l'attenzione dal fallimento del Fli, il presidente della Camera attacca il Cav in un'intervista all'<em>Espresso</em>: &quot;Alza il conflitto per far dimenticare i suoi fallimenti&quot;. Poi cavalca i pm: &quot;Si faccia processare&quot;. Ronchi vede Fini: &quot;Resto solo per destra alternativa&quot;

Roma - Una controffensiva mediatica. Un messaggio rassicurante diretto a Futuro e libertà dopo le scosse delle ultime settimane, anche in vista delle prossime complesse ore che chiameranno il partito a decidere il capogruppo alla Camera. Gianfranco Fini sceglie la "via mediatica" e sposta l'attenzione attaccando duramente il presidente del Conglio Silvio Berlusconi. Oltre il conflitto di interessi, è il ragionamento del leader del Fli affidato all'Espresso, ora il premier ha "l’oggettivo interesse al conflitto", ad un clima di tensione che faccia "dimenticare i suoi fallimenti", anche a rischio di scatenare un conflitto istituzionale permanente. Intanto si fa strada la costituzione del Terzo Polo. "Ci sarà un coordinatore unico o portavoce - spiega l'Udc Pier Ferdinando casini - l’organigramma lo decideremo in seguito. Si tratta di un tragitto da fare insieme, politico e parlamentare".

L'assalto mediatico di Fini Mentre Futuro e Libertà è al collasso, Fini mette in campo un assalto mediatico per sviare l'attenzione dal proprio fallimento politico. Un'intervista a tutto campo, una comparsata (questa sera) da Michele Santoro ad Annozero e, nei prossimi giorni, una puntatina anche dall'Annunziata e da Floris. Nell’intervista all’Espresso, il presidente della Camera spiega che da parte di Berlusconi "c’è un interesse al conflitto permanente per creare uno stato di tensione, una perenne ordalia in cui si fa vivere agli italiani sempre l’ultima ora della campagna elettorale decisiva". "Berlusconi alza muri per far dimenticare i suoi fallimenti, scava fossati contro i nemici: i comunisti, i giornalisti, i magistrati, gli alleati infedeli, Santoro e Fini - incalza il numero uno del Fli - va ben oltre il conflitto politico: come ha sottolineato il capo dello Stato, il pericolo è scatenare un conflitto istituzionale". E questo perchè, accusa l'ex An, "Berlusconi ha delle istituzioni la stessa idea che ha del Pdl: una concezione proprietaria che lo porta ad attaccare i giudici, la Consulta, la Camera, fino a lambire il Quirinale".

Fini non ammette la sconfitta Mentre si moltiplicano gli addii a Futuro e Libertà, Fini non ammette la propria sconfitta politica. Si limita a riconoscere che il suo è "un progetto ambizioso" e il cui esito "non è affatto scontato". Il presidente della Camera si sente "in battaglia, fermamente intenzionato a combattere per un’altra idea di centrodestra. Saranno gli elettori a dire alla fine se questa idea ha cittadinanza. O se l’unico centrodestra possibile in Italia è quello di Berlusconi e di Bossi". Fini ripercorre il suo anno più burrascoso, dalla nascita di Fli fino ad oggi. Le considerazioni su chi se ne va sono gelide: "Un delirio: frutto di allucinazione collettiva, o di malafede". E la consapevolezza che la strada è ancora molto lunga: "Una traversata nel deserto a piedi, l’esito è tutt’altro che scontato. In gioco c’è molto di più di un gruppo parlamentare: c’è un progetto politico ambizioso e, banalità, il futuro della persona che anima il progetto. Comunque Fli non vuole partecipare allo scontro quotidiano tra berlusconiani e anti-berlusconiani: sono due facce della stessa medaglia". Un progetto che per Fini viene da lontano: "Non c’è nessuna improvvisazione, come qualcuno pensa: prima di essere brutalmente estromesso dal Pdl, con la fondazione Farefuturo avevo cercato di proporre un centrodestra sensibile ai diritti civili, rispettoso delle istituzioni, innovativo sull’integrazione degli stranieri". "A Milano - osserva, poi, Fini - ero soddisfatto, avevo tolto dal campo l’equivoco di un’alleanza con la sinistra, senza ambiguità. E Bocchino, Urso e Viespoli avevano usato le stesse parole. Ora andremo avanti più spediti di prima. Voltiamo pagina, guardiamo al futuro e non al passato. Cosa sarà del Pdl dipenderà dall’epilogo della stagione di Berlusconi. E l’epilogo saranno le prossime elezioni, tra due mesi o due anni, è lì che vedremo se abbiamo vinto o perso. Ne valeva la pena?, mi sono chiesto spesso. Ma di fronte a quello che vedevo mi sono detto: non è per questo che ho deciso di fare politica da giovane. A quasi sessant’anni non è più una questione politica. È qualcosa di più profondo: una questione di dignità".

I processi del Cavaliere Dall'attacco politico Fini passa, quindi, a invitare Berlusconi a farsi processare. "Berlusconi si difenda nelle aule di tribunale dalle accuse del caso Ruby, ma in ogni caso va battuto nelle urne", tuona il leader del Fli alludendo all’inchiesta di Milano e ripetendo quello che dichiarò a vicenda appena scoppiata, quattro mesi fa. "Se quella telefonata c’è stata, ci sarebbe un uso privato di incarico pubblico. Nulla da aggiungere oggi, se non che sottoscrivo in pieno quanto ha detto il capo dello Stato: l’imputato ha diritto di difendersi nel processo, non dal processo". Detto questo, il presidente della Camera tiene a precisare: "Non è né saggio né giusto auspicare che Berlusconi possa essere costretto a rassegnare le dimissioni per via giudiziaria. Berlusconi va sconfitto politicamente, con le elezioni".

Il ricatto sulla giustizia Per Fini, poi, va bene reintrodurre l’immunità parlamentare. C'è un ma. "Per bloccare le iniziative dei giudici sui deputati la Camera dovrebbe deliberare a maggioranza qualificata dei due terzi, altrimenti si tratterebbe di impunità", lancia la sfida Fini al Pdl. "So già che anche questa elementare proposta sarà considerata una provocazione", continua il leader di Futuro e Libertà spiegando che "non ci sarebbe nulla di eretico a discutere dell’immunità parlamentare: i padri costituenti l’avevano prevista, in assemblee come il Parlamento europeo ci sono prerogative analoghe". "Ma oggi in Italia parlare di ritorno all’immunità significa garantire l’impunità. Non è così? - si chiede Fini - allora sfido il Pdl: prevediamo per l’autorizzazione a procedere una maggioranza qualificata, i due terzi dei votanti della Camera, in modo che siano bloccate solo quelle inchieste dove è evidente il fumus persecutionis e non ci sia invece il rischio di garantire l’impunità a colpi di maggioranza". Una proposta che Fini ritiene destinata ad essere respinta dalla maggioranza come una "provocazione" dal momento che "il Pdl è solo alla ricerca di una corazza per Berlusconi contro i giudici".

Il Terzo polo si ricompatta Dopo le continue perdite degli scorsi giorni, il Terzo polo cerca di ricompattarsi. Ma a fatica. "Il nuovo polo avrà un coordinatore unico o un portavoce, poi l’organigramma lo vedremo in seguito", ha spiegato il leader dell’Udc conversando oggi pomeriggio con i giornalisti a Montecitorio. L’ex presidente della Camera è, invece, più cauto sulla possibilità che nascano dei gruppi parlamentari unici. "Si tratta di un tragitto insieme - ha spiegato Casini - il problema non è tanto il gruppo in Parlamento ma è politico perché non ci sono le elezioni domani ma lavoriamo comunque in questa prospettiva". Nel frattempo, dopo un lungo colloquio con Fini, Andrea Ronchi fa sapere all'Ansa che vuole restare in Futuro e Libertà: "Non ho mai detto che sarei uscito. Io voglio restarci e lavorare per una causa politica: costruire la casa di quei moderati per i quali il Pdl ha fallito nel suo percorso, di quei 15 milioni di elettori che vogliono un un vero grande centrodestra alternativo, dalla più piccola delle periferie al centro, alla sinistra".

Pdl accusa Fini "A proposito delle continue esternazioni di Fini su come battere Berlusconi, bisogna che qualcuno gli ricordi, anche nella sua veste di capo partito, che non siamo in campagna elettorale", replica il coordinatore del Pdl, Sandro Bondi, commentando l’intervista del presidente della Camera. Anche il capogruppo alla Camera del Pdl replica a Fini: "Vediamo con rammarico che la prima persona che rischia di creare un conflitto istituzionale permanente è proprio l’onorevole Fini con queste e altre dichiarazioni, che non hanno nulla a che fare con il ruolo di terzietà che dovrebbe svolgere il Presidente della Camera".