Fini: "Berlusconi spieghi meglio le sue idee sulla legge elettorale". E Casini critica Fini

Dopo la "bacchettata" di Berlusconi agli alleati sulla legge elettorale, Fini replica al Cavaliere mentre il leader dell'Udc Casini polemizza con il presidente di An: sei un bipolarista per convenienza

Milano - «O semplifichiamo il sistema o faremo la fine della Repubblica di Weimar. Penso che Berlusconi, in tema di riforme elettorali, dovrebbe spiegare e motivare meglio le sue opinioni e, in quanto al sostegno che egli dà alle tesi della Lega, che è un partito di tutto rispetto e ben radicato sul territorio, aggiungo solo che io sono un tipo che non soffre mai di gelosia. Attenti, però, perchè l’eccessiva frammentazione del nostro sistema politico può far fare a questo Paese la fine della Repubblica di Weimar». È quanto sostiene, in un’intervista al «Giornale della Libertà», in edicola domani con il quotidiano «Il Giornale», il leader di An, Gianfranco Fini. «Credo che la riforma che andrebbe fatta - aggiunge Fini - dovrebbe essere la più semplice di tutte, e cioè prevedere l’elezione diretta, senza l’intermediazione dei partiti, di chi deve governare il Paese, esattamente come si fa oggi per l’elezione dei sindaci. Il che significa avere un sistema che, come in Francia, porti all’elezione di un presidente che abbia reali poteri. Non basta una democrazia rappresentativa, ci vuole anche una democrazia governante, e penso che le due cose debbano essere assolutamente coniugate insieme. Del resto questo referendum sul quale anche il mio partito si sta impegnando con tutte le sue forze, mira proprio ad una netta semplificazione del sistema politico».

"Casini non salterà il fosso" «Io ho stima di Casini - dice ancora Fini - e sono convinto che mai e poi mai egli salterà il fosso come ha fatto Follini, tradendo il mandato che aveva ricevuto dagli elettori». Fini, tuttavia, non capisce come un »politico avveduto come lui si sia messo in un’avventura che rischia di non portarlo da nessuna parte. Perchè è lo schieramento che conta assai più della leadership, che poi però è indispensabile per dare il massimo di compattezza alla coalizione, e Berlusconi è oggi l’uomo che più di ogni altro la garantisce».

Casini: Fini bipolarista per convenienza «Difende le sue convenienze, è legittimo che lo faccia ma non vorrei che dimenticasse che ha sostenuto il proporzionale nella legge elettorale». Così il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, a margine della presentazione del rapporto Censis sull’avvocatura, risponde ai giornalisti sulla presa di posizione di Gianfranco Fini sul bipolarismo. L’ex presidente della Camera ritiene che l’attuale forma di bipolarismo blocchi il Paese rendendolo ingovernabile. «C’è una linea divisoria - osserva Casini - di questo finto bipolarismo che è difeso solo da chi avendo paura del futuro lo ritiene un’assicurazione sulla vita». «Chi difende l’attuale bipolarismo - ribadisce Casini - ritiene di avere pochi numeri e cerca di godere di una rendita di posizione». In particolare sul sistema elettorale, riguardo alla possibilità di una convergenza sul modello tedesco, Casini dice che «se son rose fioriranno».

Matteoli replica: critiche ingenerose Trovo ingenerosa la critica di Casini a Fini sul bipolarismo, che è una grande conquista, realizzata grazie anche a lui, per voltare pagina in Italia rispetto ai guasti del consociativismo e di un proporzionale che lasciava mani libere ai partiti sulle alleanze di governo». Così il presidente dei senatori di An, Altero Matteoli, commenta le dichiarazioni di Pier Ferdinando Casini. «Noi non abbiamo - sottolinea Matteoli - paura del futuro, nè rendite di posizione da conservare tanto meno presunte convenienze da difendere, semplicemente non vogliamo che l’Italia torni indietro. Siamo favorevoli ad uno sforzo serio per migliorare la legge elettorale, ma finora al Senato sono prevalsi la melina, il non fare, la confusione. La governabilità e la coesione delle forze che governano, come non sfuggirà a Casini, non dipendono nè dalla legge elettorale e, a mio avviso, neppure dalle riforme costituzionali». «Esse - aggiunge Matteoli aiutano ma il problema è culturale, politico, storico e dobbiamo affrontarlo con serenità e ritrovato spirito coalizionale. E non credo sia difficile recuperarlo tra le forze politiche del centrodestra o modernizzatrici, come preferisce chiamarle il leader dell’Udc». «Guarda caso un termine che noi di destra tanti anni fa - conclude Matteoli - utilizzavamo contro i partiti della Prima Repubblica, autentiche forze conservatrici».