Fini: "Cara Forza Italia..."

Con una lettera al <em>Giornale</em> il leader di An risponde &quot;all’ultima
chiamata&quot; degli azzurri. &quot;Difendo il bipolarismo, è il
capolavoro di Berlusconi.<strong> </strong><a href="/a.pic1?ID=228325" target="_blank"><strong>Replica di Fi: &quot;Così i governi non funzionano&quot;</strong></a>

Il leader di An Gianfranco Fini affida al Giornale la sua risposta alla lettera dei vertici di Forza Italia, che lo invitavano per l’ultima volta ad aderire al Pdl e a fermare la contrapposizione. Ecco l’intervento.

Qualche osservazione alla lunga nota degli onorevoli Bondi e Cicchitto. Per amore di chiarezza e con intento costruttivo. Spero.

1. Scrivono i dirigenti di Forza Italia «il progetto del partito unitario inizialmente sottoscritto nel novembre 2005 da tutti i componenti della Cdl, si è arenato su alcuni nodi politici... Mosse politiche (di Fini e di An) controproducenti, dall'astensione nella fiducia al governo Dini, al rifiuto di formare il governo Maccanico fino all'iniziativa del cosiddetto elefantino... dalla richiesta di dimissioni di Giulio Tremonti, alla cabina di regia, alle ripetute richieste di verifica, alla contestazione della riduzione dell'Irpef, fino alla dissennata scelta di andare alle elezioni con le cosiddette tre punte e divisi sui candidati all'estero». Sono tutti avvenimenti politici antecedenti il progetto unitario sottoscritto nel novembre 2005. È troppo chiedere come sia possibile sottoscrivere un progetto e poi archiviarlo non per quello che è successo dopo bensì per quello che era successo... molti anni prima?

2. Sempre secondo Bondi e Cicchitto «il doveroso tentativo del presidente Berlusconi di far cadere Prodi in Parlamento è stato considerato (da An) con un misto di ironia e sufficienza ». Le ragioni del severo giudizio mi risultano misteriose, mentre è noto a tutti che in Parlamento An ha sempre votato insieme a Forza Italia per far cadere Prodi e, a differenza degli azzurri, ha organizzato una manifestazione popolare con almeno cinquecentomila persone scese in piazza contro il governo.

3. Bondi e Cicchitto sembrano non capire che per noi il problema non è certo il confronto sulla legge elettorale tra Berlusconi e Veltroni che, come gli stessi ricordano correttamente, avevamo auspicato. Il problema è l'ipotesi di accordo che si profila tra Pd e Forza Italia, è il merito della cosiddetta bozza Bianco. Perché senza l'obbligo per i partiti di dichiarare prima del voto alleanze, programma di governo e candidato premier si tornerebbe davvero alla Prima Repubblica, alle mani libere e alla logica dei due forni. Altro che «infondata propaganda»! È questo l’aspetto della proposta Bianco che contestiamo duramente, non la soglia di sbarramento. E Bondi e Cicchitto hanno ragione quando dicono che la proposta non penalizza An come partito. Difatti la contestiamo perché crediamo nelle coalizioni fatte prima del voto, non perché vogliamo disfarcene!

4. Il referendum non è la panacea, ma rafforza il bipolarismo (che rappresenta il vero capolavoro politico di Berlusconi e che funziona ottimamente per Comuni, Province e Regioni) perché porta i partiti a fare una lista unitaria, basata su un programma comune, prima del voto. Comprendiamo che la bozza Bianco piaccia a Veltroni che prima del voto potrebbe dire «mai il Pd alleato con la Cosa rossa» e poi, se necessario, con Bertinotti potrebbe allearsi dopo il voto. Ma non capiamo perché piaccia a Berlusconi. Se vuole tanto bene agli alleati e li aspetta a braccia aperte, perché non si vuole impegnare a governare con loro prima del voto e sulla base di un programma concordato? Che cosa teme dal referendum?

5. Se la nuova legge elettorale lascerà i partiti liberi di scegliere in Parlamento (e non davanti agli elettori) con chi governare, è prevedibile che si possano formare intese anomale, opposte a quelle naturali. Ma insinuare, come fanno Bondi e Cicchitto, che possa farlo An con il Pd, assomiglia tanto al bue che dice cornuto all'asino!

6. Infine sul nuovo Pdl. I due dirigenti di Forza Italia affermano che «tutto della nuova forza politica va definito con il concorso di tutti. Dalla carta dei valori al programma, alle regole, allo statuto, sempre nell' ambito di una consonanza con il Partito popolare europeo e dell'esperienza di governo della Casa delle libertà ». Bene. Ma di grazia si può sapere dove dovrebbe avvenire tutto ciò? Certo non nei gazebo. E se, come penso, la risposta è nell' assemblea costituente del nuovo soggetto, è mistificatorio sapere chi ne dovrebbe far parte, con quali regole dovrebbe decidere, sulla base di quale documento politico discutere e su quali meccanismi democratici di funzionamento e di selezione della classe dirigente dovrebbe articolarsi il nuovo partito?

Gianfranco Fini
*presidente di Alleanza Nazionale