Fini "Cdl, la federazione va fatta prima delle amministrative"

La sfida di Fini dopo l'incontro con Berlusconi: "Dobbiamo farla subito e poi presentarla all’Udc.
Decisioni con maggioranza qualificata per evitare la paralisi"

Roma - Gianfranco Fini rientra a Via della Scrofa dopo due ore di colloquio con Silvio Berlusconi sorridente e rilassato. Un incontro, quello con il presidente azzurro, fissato per fare il punto sul progetto della federazione del centrodestra. Ma anche per disinnescare la mina del referendum e procedere a riscrivere la legge elettorale. Una rinuncia, quella alla via referendaria, accolta da Fini senza troppi rimpianti.
Presidente Fini, è soddisfatto del faccia a faccia con Berlusconi?
«L’incontro è stato più che positivo. L’obiettivo primario è far cadere il governo: un dovere verso i nostri elettori ma anche un primario interesse nazionale. Per questo abbiamo stabilito di fare una dura, seria e intransigente opposizione».
C’è, però, il nodo dell’Afghanistan.
«L’opposizione deve essere anche intelligente. Ovvero su questioni che riguardano direttamente il prestigio internazionale dell’Italia, ha il dovere di votare per il rifinanziamento, a meno che Prodi non metta la fiducia. Naturalmente se i nostri voti fossero indispensabili Prodi dovrebbe trarne le conseguenze perchè una maggioranza che non è tale sulla politica estera ha il dovere di andare a casa».
Con Berlusconi avete parlato delle amministrative?
«Abbiamo stabilito che dovranno essere individuati i candidati più credibili, anche con personalità della società civile, senza egoismi».
Sulla legge elettorale avete trovato una posizione comune?
«Innanzitutto Chiti dovrebbe farci sapere qual è la piattaforma da cui partire e se parla a titolo personale o a nome della sua coalizione».
Ma è vero che lei punta a trasferire a livello nazionale il sistema delle Regionali?
«L’importante è che il presidente del Consiglio venga legittimato dal voto come accade oggi per il governatore che esce dalle urne, non dal Consiglio regionale. Io vorrei che il premier fosse eletto ma questo implica una modifica della Costituzione. E poi serve una logica di coalizione che si può tradurre nel listino e nel dovere di dichiarare prima le alleanze come antidoto al trasformismo; un premio di maggioranza e una soglia di sbarramento».
Le dispiace che sia stata sostanzialmente accantonata l’ipotesi del referendum?
«Il referendum non è né una sciagura né la panacea di tutti i mali, perché i referendum intervengono con l’accetta. Se determina nel Parlamento una reale volontà di migliorare la legge elettorale e indurre un comportamento virtuoso questo è solo un bene».
Passiamo alla federazione. Chi crede che entrerà alla fine in questa nuova casa?
«Federazione viene da foedus, patto. Quindi tutto coloro che si riconoscono in principi comuni. Ciò che ci unisce è molto più di ciò che ci divide. Bisognerà stabilire le quote di sovranità e le materie che appartengono ai partiti e quelle che appartengono alla federazione. Non mi sfugge che l’Udc ha detto: “Fatela, a noi non interessa”. Ma proprio perché ha detto fatela abbiamo il dovere di farla e poi presentarla alla loro attenzione. E poi io credo dovrà esserci la presenza di liste civiche territoriali».
Ci sarà un «contratto»?
«Contratto appartiene più alla terminologia commerciale, preferisco un patto. Dobbiamo definire il progetto comune».
La Lega chiede, prima della Fed, di chiarirvi sulla legge elettorale.
«Su questo io ho offerto la mia piena disponibilità».
Quando si farà la federazione? E ci sarà il meccanismo decisionale della maggioranza dei due terzi?
«Io credo anzi auspico che si possa realizzare prima delle amministrative. Il meccanismo dei due terzi mi sembra il modo più democratico e trasparente per evitare la paralisi. Non so se saranno i due terzi ma serve una maggioranza qualificata».
Come sono i rapporti con l’Udc in vista delle amministrative?
«Casini dice che ci sono due opposizioni. Io aggiungo che collaborano al meglio per vincere».
Con Berlusconi avete discusso dei circoli?
«Sì, ne abbiamo parlato. I circoli sono una buona iniziativa ma la nascita del processo federativo non può essere discussa dai circoli che possono però affiancarla».
Ci sono più probabilità di vedere prima la federazione del centrodestra o il Partito Democratico?
«Mi sembra che più cercano di andare avanti con il partito Democratico, più vanno indietro».
Facciamo chiarezza sui Pacs. Lei è stato descritto a volte come Zapatero, a volte come Ruini. Qual è la verità?
«La famiglia è una e una sola: un’unione tra uomo e donna fondata sul matrimonio. Per il resto è impossibile dare un giudizio: è ancora tutto in alto mare».
È vero che lei avrebbe preferito che An non avesse presentato una mozione?
«Condivido la mozione ma avrei preferito attendere il disegno di legge».
È il giorno del decreto Bersani bis. Come lo giudica?
«Non produce liberalizzazioni ma deregolamentazioni. E poi mi sembra che continui sulla falsariga del primo: colpisce i deboli e non i monopoli in ambito municipale. E poi, guarda caso, tutto va a vantaggio della grande distribuzione».
A Brescia An convocherà i rappresentanti dell’industria e delle categorie. C’è un pentimento da parte loro sul governo Prodi?
«Sì, perché percepiscono che il governo rischia di bloccare la ripresa. L’attenzione verso il centrodestra è altissima».