Fini chiude il caso Ciarrapico: ha smentito, guardo al futuro

Arriva il chiarimento dell’editore romano sulle frasi contro il leader di An. Scambio di accuse fra Berlusconi e De Benedetti

da Roma

È un intervento scacciapolemiche, quello con cui Silvio Berlusconi appone il sigillo di chiusura sul caso Ciarrapico. Una dichiarazione, dettata a margine del suo comizione a piazza del Popolo, con cui il candidato premier del centrodestra soffia via il fumo da campagna elettorale che ha circondato la vicenda in questi ultimi tre giorni.
«Ciarrapico è un indipendente che non conterà niente nella politica del Ppe, che è anticomunista, antifascista e antitotalitario. Lui è solo uno dei mille candidati del Popolo della libertà» dice il leader azzurro, rispondendo alle domande sulla candidatura dell’editore. A Giuseppe Ciarrapico entrato poco prima dell’arrivo del Cavaliere nello storico Caffè Rosati di piazza del Popolo (un tempo di proprietà dell’ex presidente della Roma), Berlusconi augura «buon aperitivo, data l’ora». E ai giornalisti che gli fanno notare come il discusso candidato del Pdl porti in dote giornali importanti e non ostili, il leader del centrodestra risponde secco: «Dobbiamo riprendere a parlare dei comunisti nelle liste del Pd e dei loro misfatti? Ciarrapico vi ha fatto comodo quando portava via i giornali da Berlusconi e li consegnava a De Benedetti e Caracciolo. Vi ricordate che è fascista solo quando vi fa comodo». Un’affermazione che fa scattare la reazione dell’editore di Repubblica, che diffonde una nota nella quale si legge che sul caso Mondadori «la verità è proprio all’opposto».
In precedenza la polemica era tornata a fare capolino sui giornali con una dichiarazione riportata da Repubblica. «Quando il fascismo ha fatto le leggi razziali, io avevo 4 anni: che responsabilità posso avere? Mi hanno trattato come se fossi il comandante del campo di Auschwitz. Una follia. Ma io ne frego! Anzi, me ne fotto!». Il tutto corredato da una postilla sul leader di An. «Fini? Ormai lo trattano come uno sguattero. In pubblico mi dà del fascista, poi in privato mi invita a pranzo. Anche Gianni Alemanno e Altero Matteoli mi hanno invitato a pranzo». Una definizione, quella di «sguattero» smentita dall’editore. «Pur dissentendo da alcune posizioni politiche di Gianfranco Fini - spiega Ciarrapico in una nota - lo rispetto come uomo e come politico e non dimentico che arrivò al Secolo d’Italia quando ne ero editore e che iniziò la sua carriera politica con Giorgio Almirante». Anche Berlusconi saluta con favore l’intervento di Ciarrapico. «Prendo atto con sollievo della smentita di Giuseppe Ciarrapico - spiega in una nota -. Certo, se veramente avesse detto quelle cose la sua presenza in lista, per tanti aspetti già problematica e discussa, sarebbe diventata impossibile». E ancora: «Rinnovo la solidarietà già espressa a Gianfranco Fini con tutta la mia stima e la mia amicizia».
A chiudere il cerchio ci pensa lo stesso Fini che prende la parola sull’argomento in occasione di una intervista pubblica per la presentazione della rivista Con edita da Italo Bocchino. «Quella del Pd su Ciarrapico è un’indignazione a intermittenza» dice il leader di An. «Un anno fa Ciarrapico partecipò a un convegno del Pd, lì elogiò Bettini, professò la sua fede fascista, salvo smentite successive. La vicenda Ciarrapico fa parte della propaganda, ma io guardo al futuro e non credo che rimarrà al centro del dibattito nelle prossime ore».
Sullo sfondo del chiarimento effettuato tra i leader del Pdl, sul nome dell’ex presidente della Roma Calcio resta comunque qualche strascico. Maurizio Gasparri chiede che «Ciarrapico resti sulla linea delle smentite che ha fatto e quindi dei valori del Popolo della libertà». Roberto Calderoli paventa il rischio che la sua candidatura possa rivelarsi «un danno». Fabrizio Cicchitto, invece, fa notare che «Veltroni e l’intero Pd si preoccupano solo di Ciarrapico. E questo dà la cifra di quanto siano davvero poco interessati ai reali problemi del Paese». La chiosa finale, però, è firmata Francesco Cossiga, secondo il quale l’Italia è un Paese «beato e felice» perché è alle prese con un solo anche se grave problema «quello della candidatura al Parlamento dell’amico Ciarrapico».