Fini chiude la porta al Cavaliere: "Non ci sciogliamo"

Il presidente di Alleanza nazionale esclude fusioni: "Entrare nel nuovo partito? Non se ne parla, è solo un interlocutore importante"

da Roma

Semaforo rosso. E porte serrate al nuovo progetto di Silvio Berlusconi, bollato come «una scorciatoia personalistica e plebiscitaria». Alleanza nazionale, dopo la disfida di Assisi e l’annuncio «sanbabilino» del Cavaliere, si risveglia più sola, ma anche stordita, sorpresa dalla svolta. E capisce, fin dal primo mattino, dalle parole pronunciate dal presidente di An, Gianfranco Fini, a «Panorama del giorno» condotto da Maurizio Belpietro, che al momento non esiste alcuno spazio di dialogo in merito a una possibile confluenza nella nuova creatura. «An non si scioglie, non esiste, non se ne parla proprio» dice il numero uno di Via della Scrofa. «Non ho capito se è un nuovo partito o un restyling di Forza Italia. Berlusconi ha sostanzialmente archiviato la Cdl. L’idea di un grande raggruppamento di centrodestra è un’idea che a noi stava a cuore e sta a cuore. Certo il modo con cui ha lanciato la proposta non ci interessa, assomiglia a una scorciatoia personalistica e plebiscitaria. Entrare nel nuovo partito del popolo? Non se ne parla proprio anche se siamo pronti a discutere», continua Fini. Le uniche luci, secondo il leader di An, vengono dall’apertura sulle riforme. «Il dialogo sulla legge elettorale può essere il Vietnam di Prodi» spiega Fini. «La cosa che mi preme sottolineare è che Berlusconi ha cambiato strategia sulla legge elettorale. Certo se poi diventasse un sostenitore del referendum sarebbe davvero il massimo».
L’affondo televisivo serve a dettare il tono di una giornata in cui si susseguono contatti diplomatici tra Paolo Bonaiuti e Maurizio Gasparri mentre Giulio Tremonti per due volte - la prima nella serata di domenica, la seconda ieri - si sente al telefono con Fini. Qualcuno spiega che la durezza di Fini è figlia di una necessità: evitare equivoci e inviare un messaggio chiaro all’elettorato di An, in modo da impedire l’affluenza del popolo della destra ai gazebo berlusconiani. Nel pomeriggio, poi, il numero uno di Via della Scrofa convoca l’ufficio politico. Una riunione durante la quale lo stato maggiore del partito osserva con attenzione la diretta della conferenza stampa di Berlusconi. E alla fine emette un «verdetto» ufficiale e collegiale. «An non si scioglie e non confluisce nel nuovo partito di Berlusconi, a cui fa gli auguri e con cui si confronterà in Parlamento e nel Paese per mandare a casa Prodi e costruire un’alternativa alle sinistre» si legge in una nota. «Anche in assenza di vincoli di coalizione, Alleanza nazionale lavorerà per definire un progetto che sui temi della legalità, dello sviluppo economico, della giustizia sociale, delle riforme, sia in sintonia con l’interesse nazionale e con le aspettative del popolo di centrodestra». Nessuna dichiarazione a margine, soltanto una battuta concessa ai giornalisti che lo intercettano mentre sta uscendo. «Presidente, Berlusconi dice che il bipolarismo è finito» chiedono. E Fini di rimando: «Dipenderà dalla legge elettorale».
Per il resto i commenti sono improntati alla circospezione e alla prudenza. Raccontano che Fini si sia detto convinto che la scelta del Cavaliere non sia frutto di una «improvvisata ma sia stata un’operazione lucidamente studiata a tavolino, era pronto pure il simbolo». Con una postilla: «Noi andiamo avanti per la nostra strada, chi vuole rompere il centrodestra non siamo noi, se ne assuma la responsabilità». Una presa d’atto a cui corrisponde la volontà di serrare le fila del partito e riunirsi di continuo per analizzare l’evolversi della situazione. Resta, però, un fondo visibile di sconcerto e perplessità. «Sono preoccupato per l’archiviazione del bipolarismo da parte di un leader che ha fondato la sua azione politica sulla sfida maggioritaria e bipolare» dice Maurizio Gasparri. «E sono perplesso per la scelta di non portare avanti il partito unitario. Evidentemente c’è un’insofferenza verso il sistema delle alleanze. Non vorrei che si facesse un regalo alla sinistra con un sistema elettorale che potrebbe ridare spazio di manovra a forze in declino, ai manovratori e ai trasformisti. D’altra parte la rimessa in discussione del bipolarismo altro non è che la tesi di Follini. Comunque in questo momento dobbiamo tutti tenere i nervi saldi».