Fini dà l’obbligo di presenza ai suoi: l’Unione è già a rischio cortocircuito

Il vicepremier: abbiamo il dovere morale di essere tutti in aula. Follini: il senatore a vita può aprire un varco

Gian Maria De Francesco

da Roma

«Se non viene eletto Marini presidente del Senato, saremo al primo corto circuito di una maggioranza non numerica, ma politica». Il presidente di An, Gianfranco Fini, nel corso della sua relazione politica alla direzione nazionale del partito, non ha usato mezzi termini per descrivere la situazione di impasse che il centrosinistra dovrebbe affrontare se il suo candidato alla presidenza di Palazzo Madama non dovesse prevalere.
Per questo motivo, ha aggiunto Fini, «i senatori hanno l’obbligo morale di stare in aula dalle 7 del lunedì mattina alle 24 del venerdì. E se necessario alle 13 del sabato perché il partito non tollererà alcun comportamento diverso». L’elezione del presidente del Senato, ha ribadito, «sarà la cartina al tornasole per vedere se l’Unione ha non solo i numeri, ma una maggioranza politica per governare». Il ministro degli Esteri ha poi precisato che la candidatura alla seconda carica dello Stato di Giulio Andreotti «non è riconducibile al centrodestra, anche perché il senatore a vita non ha votato la fiducia al governo Berlusconi». Ma Fini ha anche analizzato gli esiti del voto sottolineando che «la vittoria dell’Unione ha messo in evidenza un’ipoteca sulla coalizione della sinistra-centro che ha già pesato sugli equilibri istituzionali, pensiamo a Bertinotti alla Camera». Il presidente di An ha poi invitato la Cdl a «riavviare la riflessione sul cosiddetto partito unico del centrodestra».
Più prudente il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini. «Non sono il mago di Avellino. C’è il voto segreto», ha detto riferendosi alle votazioni che inizieranno domani. Allo stesso modo, anche da parte dell’ormai ex presidente della Camera, è stato ribadito che «la candidatura di Andreotti non è di centrodestra». L’esponente centrista ha infatti precisato che la Cdl avrebbe potuto candidare Marcello Pera o Giuseppe Pisanu, «ma non lo abbiamo fatto perché volevamo proporre una personalità su cui ci fosse la condivisione più ampia: è un nome prestigioso e autorevole».
Su un punto Casini si è sbilanciato: il fermo rifiuto di sciogliere anticipatamente la Camera alta se i disegni dell’Unione non si realizzassero. L’ipotesi di tornare al voto «è un manifesto segno di debolezza e di paura», ha affermato. Infine un suggerimento. «Se passa Andreotti - ha concluso - Prodi si vada a complimentare con lui e faccia il governo al più presto». Dello stesso avviso anche l’ex segretario dell’Udc, Marco Follini che, nel ribadire la propria preferenza per il senatore a vita, ha messo in evidenza il carattere bipartisan della candidatura. «Credo - ha dichiarato - che la natura della sua proposta non sia quella di organizzare gli schieramenti a testuggine, ma piuttosto quella di aprire un varco».
Non ha ancora sciolto ufficialmente le riserve la Lega Nord. «Domani (oggi, ndr) ci sarà una riunione per decidere come votare al Senato», ha detto l’ex ministro delle Riforme, Roberto Calderoli. «L’intenzione per ora è quella di votare un nostro candidato - ha aggiunto - ma oggi avremo questa riunione e lì decideremo il da farsi». Non escluso, quindi, che almeno nelle prime due votazioni il Carroccio punti proprio su Calderoli come candidato di bandiera.