Fini diserta la commemorazione di Almirante

Il presidente della Camera non va alla commemorazione del fondatore del Msi nella sala Petrassi dell’Auditorium di Roma. La stoccata di Donna Assunta: "Qualcuno ha dimenticato il proprio padre". I militanti ironizzano: "Bah, mi sa che è a Montecarlo, poverino"

«No che non c’è, e figurati se veniva...». Nelle parole dei vecchi militanti c’è un tocco di perfidia, che si accompagna all’ironia di Storace che si stringe nelle spalle, finge uno sguardo perplesso e spara: «Bah, mi sa che è a Montecarlo, poverino». Oggetto del sarcasmo è Gianfranco Fini: la sua assenza è vistosa più della sua presenza. Il concetto teorizzato in Ecce Bombo da Nanni Moretti probabilmente non ha nemmeno sfiorato il presidente della Camera, che quando ha deciso di disertare la prima del documentario Almirante l’Arcitaliano, curato da Massimo Magliaro, storico capufficio stampa del leader missino, voleva solo essere dimenticato, per una sera.

Ma ovviamente il suo fantasma è qui, nella sala Petrassi dell’Auditorium di Roma, tra le poltroncine rosse affollate dai suoi amici di un tempo. Loro ci sono tutti, in carne e ossa. Gianni Alemanno, seduto accanto a Donna Assunta, Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri, Francesco Storace, Domenico Gramazio, Teodoro Buontempo, solo per citarne alcuni. C’è anche Sandro Bondi a fare le veci del premier Silvio Berlusconi, assente anche lui ma giustificato. E c’è Luciano Garzelli il costruttore monegasco, amico di lunga data di Almirante, che ha dichiarato al Giornale di avere e-mail che dimostrano come fu Elisabetta, la compagna di Fini, a coordinare la prima fase di ristrutturazione della casa di Montecarlo, donata ad An e finita a Giancarlo Tulliani, cognato di Fini. Garzelli dribbla i cronisti e le polemiche, ma la sua presenza, da sola, basta a evocare quello che viene considerato l’ultimo affronto di Fini.

A evocare l’assente, il delfino che ha cambiato strada e idee, sono proprio gli interventi dal palco che precedono la proiezione, e ogni citazione è accompagnata da brusii di disapprovazione. La prima stoccata è di Donna Assunta, per una volta emozionata, che prima saluta gli amici «che non dimenticano il loro padre» e poi ricorda il marito, che «non ha lavorato invano», pur «senza guardie del corpo né grandi automobili». Scatta l’applauso, che si ripete quando Magliaro ringrazia Almirante, «che per noi è rimasto il segretario» e che «ci ha insegnato a non tradire». La Russa rispolvera ricordi d’annata: la prima immagine di Almirante, nel 1969 a Milano, che parla a braccio sotto la pioggia. L’ultima, a Taormina, quando Pinuccio Tatarella si spese, con successo, per «far partire una nuova fase, e che Fini fosse l’erede». Partono fischi sonori quando La Russa dice che «la scelta non era sbagliata», si stemperano appena quando l’ex colonnello di An rettifica: «Almeno il concetto non era sbagliato». L’uomo, invece, non è più a casa sua, in questa sala. Donna Assunta lasciando l’Auditorium sorride e punge ancora: «La sua poltrona qui è rimasta vuota, lo sa perché? Perché a lui interessa un’altra poltrona, una più grande».