Fini divora i suoi colonnelli e il Fli va in pezzi Gianfry camaleonte: buonista solo in pubblico

Dalla Ventura a Barbareschi fino a Campi: cresce il malumore dei
futuristi dentro il nuovo movimento che è già spaccato. Il capo conta amici e nemici: chi non segue la sua linea viene
declassato. Il nuovo faro del boss è Umberto Croppi: guiderà la commissione cultura

Roma - Mentre nel Fli proseguono le scosse telluriche, Fini si becca una buona dose di fischi e vira a sinistra. Divorando, come ha sempre fatto, figli e figliastri. Una sorta di Crono della politica, sempre e solo pro domo sua.

Il presidente della Camera, ieri nella rossa Bologna per inaugurare la nuova sede di Fli, è stato contestato da una decina di persone: «Traditore! Paladino dei magistrati!». E giù fischi. Nervi. Il capo del Fli ha ingoiato il rospo e cercato di spiegare le ragioni della sua «buona battaglia». Scarsi i risultati. Come quelli di nascondere le fibrillazioni interne al gruppo che presumibilmente non ha smesso di perdere pezzi.

Crescono, infatti, i mal di pancia all’interno della truppa, scettica sul futuro del Fli. Hai voglia a rassicurare elettorato e classe dirigente col refrain del «restiamo nel centrodestra». Ormai le elezioni amministrative si avvicinano e verosimilmente Fini scimmiotterà la politica dei due forni di Casini. Andando, in molti casi, a braccetto della sinistra. Roba indigesta per tanti soldati futuristi che in più occasioni manifestano la loro amarezza. La linea ufficiale è quella di minimizzare col «non siamo una caserma, noi». Di fatto più che caserma sembra un casino. Due giorni fa Fini ha praticamente dato del «pagliaccio» a Barbareschi che ha risposto con «questo è un partito di oligarchi!»; cosa farà Barbareschi non è dato sapere ma i futuristi l’hanno già lapidato sul sito di Generazione Italia: «Vigliacco», «Venduto!», «Vattene affan...», i commenti più delicati; mentre ad altri comincia ad annoiare il furore anti-Cav di Gianfranco, che lo porta su posizioni troppo giustizialiste. Un nome su tutti: il coordinatore regionale del Piemonte, Roberto Rosso. Altro commento su Generazione Italia: «Certo che Moffa si lamenta ed esce, Barbareschi si lamenta, Della Vedova dice che “no a terzo polo vaticanista”, Ronchi che dice “mai alleati col Pd” mentre Briguglio dice “alleiamoci con Vendola”. Finché non vi decidete che linea scegliere continuate a perdere pezzi».

Nell’attesa e nella speranza che il rivale Berlusconi cada in disgrazia, Fini conta amici e nemici seguendo la prassi del suo agire politico: sega i colonnelli che non si adeguano alla linea. La sua. Così vengono declassati anche i pensatori che osano criticare il capo. Sofia Ventura, per esempio, rea di aver messo in guardia il Fli che «il Terzo Polo è come una palude, una sabbia mobile pronta a ingoiare quel sussulto di politica che è stato Futuro e libertà». È stato. Al passato. O Alessandro Campi, il quale si è chiesto: «Fini e Casini potranno parlare all’elettorato di centrodestra in modo minimamente credibile dopo essersi prestati ad un’operazione (quella della Santa Alleanza antiberlusconiana) che fatalmente li consegnerà alla cronaca come degli avventurieri disposti a tutto?». Abbasso Campi e viva Umberto Croppi. Il nuovo faro di Fini, sarà lui il capo della commissione cultura del Fli, lo chiamano il «camaleonte». Classe 1956, ex assessore della giunta Alemanno, Croppi è un vecchio camerata ma non solo. È stato missino, verde, prodiano, rutelliano, leolucaorlandiano, aennino. Ha scalato il Fuan a metà degli anni Settanta e poi il Msi. Fascista «rosso», odiava Giorgio Almirante e quindi Fini che ne era il delfino. È stato uno dei promotori dei campi Hobbit, tifoso del movimentismo di destra. «Il peso crescente di Croppi in Fli - dice Enzo Palmesano, autore del libro Gianfranco Fini, sfida a Berlusconi - dimostra che Fini sta puntando con decisione verso un accordo con il Pd, ad una risposta strategicamente positiva alla proposta di Massimo D’Alema per un fronte comune anti-Berlusconi alle prossime elezioni politiche».