Fini al Ducale fa un bagno (di folla) in una città a bagno

Porto, infrastrutture, ripresa dell’economia, sicurezza: Gianfranco Fini snocciola ad uno ad uno i «grandi temi», che sono altrettanto grandi problemi di Genova e della Liguria, davanti a una platea che gremisce la Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale. In tanti non hanno trovato posto a sedere, ma non si perdono una battuta del leader di An che ora si riconosce pienamente nel Pdl. Senza rubare la scena a nessuno, meno che meno a Silvio Berlusconi: «Ci sono dei momenti - riconosce Fini - in cui, al di là della pur legittima aspirazione personale, è indispensabile far prevalere l’interesse generale su quello particolare. Credo che questo comporti anche la necessità di fare un passo indietro. Dispiace che altri abbiano ragionato in modo diverso». L’allusione è esplicita nei confronti di Pierferdinando Casini. Ma il tempo delle polemiche viene lasciato subito alle spalle, per affrontare i temi «che non fanno parte della campagna elettorale, ma dell’interesse generale di Genova, della Liguria e dell’Italia». In questo senso il porto, la logistica, le infrastrutture assumono un significato determinante e richiedono un’attenzione particolare per decretare la ripresa o, viceversa, il definitivo ridimensionamento delle aspirazioni dei cittadini. Quelle aspirazioni che, nella «situazione di gravità in cui ci ha condotto, in soli due anni, il governo Prodi» non consentono indugi di sorta. Il Popolo della libertà è pronto a governare il Paese - sottolinea Fini -, avendo ben presente la «ricetta» da seguire per ottenere i risultati. Come nel caso dei collegamenti infrastrutturali che sono indispensabili per il porto, la città e oltre.
Anche per questo, Fini, nel corso della sua breve visita a Genova, ha voluto incontrare, fra gli altri, il presidente dell’Autorità portuale Luigi Merlo e una rappresentanza degli imprenditori, secondo un’agenda che era stata preparata a puntino dal presidente provinciale Gianfranco Gadolla, con la regia di Franco Marenco. Ma la ripresa dell’economia non può prescindere - aggiunge il leader di An -, dalla tutela della sicurezza, un tema particolarmente sentito a Genova dove l’aumento degli episodi di microcriminalità e l’immigrazione clandestina hanno creato più che giustificate apprensioni. Ma Genova è anche la città del G8 di luglio 2001, su cui «la sinistra auspica ancora l’istituzione di una commissione d’inchiesta e il vostro ex sindaco Pericu chiede di far luce invocando addirittura l’intervento di un consesso internazionale». Iniziative totalmente ingiustificate, a giudizio di Fini, che non usa mezzi termini nei confronti di chi propone «simili assurdità che tendono a pescare nel torbido e a cercare di confondere gli aggressori con gli aggrediti», i violenti con le forze dell’ordine che dovevano assicurare l’incolumità dei capi di Stato e di governo, ma anche, ovviamente, dei cittadini. Chi ha sbagliato dev’essere perseguito, insite il presidente di Alleanza nazionale, ma «non è ammissibile mettere sul banco degli imputati tutti quelli che hanno il merito di aver difeso e difendono lo Stato». La giornata genovese di Fini si chiude praticamente qui, salvo un ultimo bagno di folla che fa gongolare i dirigenti del partito, Gadolla in testa, e compensa con gli interessi i «vuoti» che si erano registrati altrove.