Fini e D’Alema all’assalto dei servizi segreti

RomaIl 14 dicembre, giorno della mancata sfiducia a Berlusconi, il deputato Carmelo Briguglio, finiano «falco», fece un gesto di apparente responsabilità, un passo indietro: «Mi dimetto dal Copasir - annunciò - perché da oggi Fli è passata all’opposizione». Il Copasir è il comitato di controllo sui servizi segreti, a struttura bicamerale, presieduto in questa legislatura da Massimo D’Alema. Composto da dieci tra senatori e deputati, risponde a una rigida regola delle proporzioni: cinque membri alla maggioranza, cinque all’opposizione. Con il passaggio di Fli alle minoranze, i rapporti interni si erano quindi ribaltati in 4 (maggioranza) a 6 (opposizioni). Si era creata un’illegalità parlamentare con risvolti politici significativi dal momento che da palazzo San Macuto passano molte questioni che riguardano il premier. Quel passo indietro rimetteva insomma le cose a posto. Ma 43 giorni dopo, sorpresa, Briguglio non si dimette più. Ritira la promessa e l’atto formale. Il deputato che sarebbe dovuto subentrargli, Pietro Laffranco, del Pdl, rimane al palo. Gianfranco Fini non batte ciglio. Il Copasir diventa una commissione fuori legge. E a palazzo San Macuto accade una cosa mai successa nella storia della bicamerale: il Copasir è al momento congelato. L’audizione del sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, prevista per ieri, è stata annullata.
Nemmeno 24 ore dopo il «tacito assenso» di Fini, Lega e Pdl, guidati dai capigruppo alla Camera Marco Reguzzoni e Fabrizio Cicchitto, con Gaetano Quagliariello e Giuseppe Esposito, hanno denunciato infatti la grande truffa del Copasir: «È stato fatto un colpo di mano da parte del presidente della Camera per tutelare gli interessi di Futuro e Libertà e a danno della maggioranza. È la dimostrazione che non esercita un ruolo super partes».
Definito poi paradossale il cambio d’idea di Briguglio, che, come il capo fondatore di Fli, annuncia le dimissioni con serietà salvo poi mettersele in tasca. «Dopo che per 43 giorni si sono protratte le dimissioni di Briguglio - ha chiarito Reguzzoni - ieri improvvisamente Fini ha accettato il ritiro». Tutta la maggioranza ha quindi annunciato di disertare i lavori.
D’Alema ha convocato d’urgenza una conferenza stampa: Pdl e Lega hanno fatto «una forzatura, che drammatizza e crea un conflitto istituzionale». E quindi ha citato il Maghreb, il Libano, i temi su cui l’azione del Copasir non può essere «paralizzata in un gioco di ritorsioni, di atti non responsabili». La replica del Pdl: «D’Alema ha una visione comunista delle istituzioni».
La questione Copasir è in realtà ben più complessa della rapida sintesi di giornata. Già per settimane prima del 14 dicembre, essendo Fli di fatto all’opposizione a che se non formalmente, la presenza di Briguglio era stata considerata ai limiti dell’abusivismo. L’affare Briguglio si trascinava insomma da tempo, tantopiù che il deputato di Fli si esibiva in dichiarazioni ostili. Dopo il 14 dicembre, oltre a Briguglio si dimise anche un senatore dell’Idv, Giuseppe Caforio. Questo avvenne perché le opposizioni si sarebbero dovute mettere d’accordo su quale gruppo sarebbe subentrato nel riequilibrio della commissione. In questi 43 giorni le dimissioni di entrambi non sono mai diventate operative. L’altro giorno ecco la mossa di Briguglio, non contrastata da Fini. Ennesimo atto dello scontro frontale di cui i parlamentari del Pdl hanno discusso anche con Berlusconi nel vertice di palazzo Grazioli.