Fini: "Ecco le 4 mosse per garantire sicurezza"

Il numero due del Pdl: &quot;Più uomini e mezzi alle forze dell’ordine, certezza della pena, lotta alla droga e bonifica delle città da sbandati e immigrati clandestini. Espulsioni: Bossi-Fini inasprita&quot;. <a href="/a.pic1?ID=256267" target="_blank"><strong>La Moratti: &quot;Riaprire i Cpt smantellati da Prodi&quot;</strong></a>

da Roma

Ma insomma, chi è il responsabile maggiore di tutti i clandestini criminali che ci ritroviamo in casa? Gianfranco Fini non ci sta al gioco dello scaricabarile che Veltroni e Rutelli cercano di imbastire in queste ore e taglia corto con decisione: «Polemiche che lasciano il tempo che trovano. È tipico dei disperati tirar fuori un mare di sciocchezze». Perché di una cosa il presidente di An, prossimo presidente della Camera, si dice assolutamente certo: «Con la sinistra al governo non c’è stata, non c’è e non ci sarebbe stata sicurezza nelle nostre città come hanno capito perfettamente gli italiani che nel voto, al di là delle nostre aspettative, hanno premiato il Pdl e la Lega in modo assolutamente inequivoco...».
Presidente Fini: che il centrodestra abbia posto con forza il problema è un dato di fatto. Ma sarà poi capace di fare qualcosa nel concreto?
«Ne sono sicuro. E questo perché la nuova maggioranza concorda sui 4 punti base dell’intervento che abbiamo in mente. Primo: controllo del territorio, che significa più uomini e mezzi per le forze dell’ordine. Il governo Prodi ne parlava anche lui, ma poi si spaccava tra chi chiedeva una commissione d’inchiesta per i fatti di Genova e chi voleva rafforzare la polizia. Secondo: certezza delle pene per chi delinque, che non è lo pseudogarantismo che aleggiava nell’esecutivo di centrosinistra che finiva per favorire più i criminali che le loro vittime. Terzo: incrementare la lotta alla droga perché chi la assume perde ogni remora morale ed è pronto ad uccidere anche per 50 euro. Quarto ed ultimo: procedere nella bonifica di città e quartieri da sbandati e immigrati clandestini giunti qui non per lavorare onestamente ma per delinquere».
Non è che tutti questi buoni propositi, una volta che sarete insediati alla guida del Paese, verranno vanificati dal rosso delle casse statali? Avete presente che per rafforzare la polizia ed il suo ruolo serviranno soldi... E parecchi?
«Ha presente il nostro programma? Se diciamo, come abbiamo fatto, che quella della sicurezza è prio-ri-tà nazionale, qualcosa vorrà dire o no? Certo che sappiamo che la questione reclama spesa pubblica. Ne siamo perfettamente consci. Ma è un fatto che la situazione è andata fuori controllo grazie alla maggioranza di centrosinistra. Perché, diciamocelo: negli altri Paesi, pur essendo un problema, non è una emergenza come da noi! Come mai? Prodi e compagni ci hanno spiegato ad esempio che i romeni non possono essere espulsi in quanto comunitari... Io, che da ministro degli Esteri avevo seguito la questione, so invece che se un cittadino comunitario non dimostra di avere un lavoro ed una residenza, dopo 3 mesi di soggiorno in Italia, può essere espulso. Le direttive Ue sono chiarissime in proposito».
D’accordo, ma alle intimazioni ed ai fogli di via i clandestini rispondono facendo finta di niente...
«... e infatti a nostro modo di vedere occorrerà rendere ancora più incisiva le legge che porta anche il mio nome. Le espulsioni non dovranno esser più solo intimazioni a lasciare il Paese, ma allontanamenti immediati. So che ci sarà da lavorare per questo, anche a livello internazionale (occorre affrettare l’obiettivo della banca dati Ue), ma bisogna pur cominciare ad affrontare il toro per le corna senza pretendere di bloccare quella che a sinistra chiamano “una schedatura di massa”. Occorrerà ad esempio prevedere che ai Paesi che si rifiutano di riportare a casa loro chi si è macchiato di colpe da noi, possano venir tagliati gli aiuti che l’Europa fornisce. Perché dev’esser chiaro che non siamo insensibili ad accogliere i più deboli, ma a condizione che rispettino le regole».
In sostanza lei scommette che il centrodestra sarà capace di metter mano concretamente al problema...
«La nostra credibilità è sicuramente maggiore di quella del patetico duo Veltroni-Rutelli che in 15 anni di governo romano sono stati capaci solo di favorire più gli occupanti abusivi di case che i cittadini. Che ancor oggi ci fermano e ci chiedono “per carità, fate pulizia!” come mi è capitato anche questa mattina, sul litorale...».
... Se n’è andato al mare?
«Come molti romani, e visto che domenica si torna a votare, sono andato tra loro a incitarli a recarsi alle urne, dato che è un week-end lungo che ci attende...».
E la corsa al Campidoglio come la vede?
«Sono ottimista. Alemanno è andato oltre le aspettative e Rutelli è parso una minestra riscaldata anche a molti della sinistra se è vero, come è vero, che ha preso una percentuale minore di quella di Zingaretti (candidato Pd alla Provincia, nda). Credo si possa riuscire a prevalere. Me lo fanno capire i tanti che mi dicono: “Ma come, Rutelli promette oggi quello che non è riuscito a fare nei 9 anni da sindaco!?”. E me lo fa sperare l’elettorato di centrodestra che esce galvanizzato dal risultato delle politiche, mentre sull’altro versante non so con quanto entusiasmo un elettore della Sinistra Arcobaleno possa tornare alle urne per votare chi lo ha raso al suolo... L’importante comunque è battere il rischio astensionismo nelle nostre fila: la gente deve capire ad esempio che solo un sindaco affine alla linea del governo può riuscire a risolvere efficacemente i problemi della sicurezza».
Alemanno però ha rifiutato apparentamenti. Non è che questo potrebbe essere un boomerang nella corsa a sindaco?
«Ho condiviso la sua propensione a voler riunificare tutta l’area di centrodestra. Nel momento in cui Casini ha preferito non esprimersi, lasciando all’Udc libertà di scelta, era una strada naturale...».
Già: l’Udc. Dica la verità, Fini: adesso che Casini non c’è più spariranno davvero le fibrillazioni che in cinque anni di governo spuntavano a ripetizione nell’esecutivo di Berlusconi? Sarete capaci di procedere senza scarti?
«Io mi auguro che la passata esperienza abbia insegnato a tutti, ma proprio a tutti noi, come procedere. I segnali sono buoni. Ho parlato a lungo con Bossi e Maroni, vincitori chiari, col Pdl, di queste elezioni: sono tutt’altro che degli sprovveduti, convinti come me che il plebiscito che ci hanno riservato gli italiani merita iniziative immediate ed efficaci e non risse per una visibilità fine a se stessa. Non credo proprio stavolta sia da mettere in conto che qualcuno, non soddisfatto di quanto ottenuto, si metta a tirar calci...».
E il suo futuro?
«Escluderei il pensionamento. Nei prossimi giorni definirò non tanto il mio futuro, ma come essere utile in questa squadra. Vede, l’importante è sapere, e sapere tutti, che sarebbe sbagliatissimo presentarsi da Berlusconi con la lista della spesa e dirgli “o così o niente!”. Berlusconi ci conosce benissimo, e sa che occorre mettere in campo una squadra coesa e capace».
Ma la presidenza della Camera è un incarico che accetterebbe?
«È una importantissima carica istituzionale che sarebbe da cretini rifiutare. Specie ora che bisogna ricucire i rapporti con tanti italiani che hanno cominciato a guardare con sospetto “la casta”. Credo che all’autorità che l’incarico ha di per sé, occorra coniugare autorevolezza. Non è compito facile».
Ruolo istituzionale e non politico, per Gianfranco Fini. Non è che le impedirà a quel punto di vivere la fondazione del Pdl che... Quando sarà?
«Intanto dev’esser chiaro che occorre una volontà reciproca. Ma credo che entro l’anno, o al massimo nei primi mesi del 2009, si tengano i congressi di An e di Forza Italia per l’approvazione di uno statuto - perché sui valori siamo già ampiamente in linea - che stabilisca tempi e regole per il congresso di fondazione del nuovo soggetto unitario. Vero che la fretta è cattiva consigliera, ma ritengo che in 6-8 mesi lo si possa fare».
Fini, al di là del tema-sicurezza, cosa vede come seconda priorità di governo?
«Ancora la sicurezza, è la parola-chiave. Quella sociale. Bisogna garantire un rilancio dell’economia, ridare potere d’acquisto ai salari, detassare le imprese. Perché è vero che la crisi è anche il frutto di quella che spero sia una fase di congiuntura di livello internazionale, ma è aggravata da mali italiani. Detassare gli straordinari, o comunque quelle voci che garantiscono aumenti di produttività, è di primaria importanza».
Tornate a palazzo Chigi con l’aria di chi sa che non sarà facile risalire la china. È preoccupazione la vostra?
«No: è un mix tra l’esperienza acquisita e la conoscenza della realtà, oltre alla consapevolezza di non avere bacchette magiche. Ma proprio per questo resto ottimista».